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Un rapporto di Amnesty International diffuso oggi denuncia la partecipazione di aziende europee al commercio di "strumenti di tortura", venduti in almeno nove stati del mondo che fanno ricorso a metodi d'interrogatorio disumani. Nonostante il bando europeo del commercio internazionale di attrezzature progettate per la tortura e i maltrattamenti sia in vigore dal 2006 e siano stati introdotti controlli più rigidi, molti Paesi europei non li hanno ancora applicati o rafforzati.
Amnesty ritiene che sussista un "cono d'ombra giuridico", che permette ad alcune aziende, soprattutto in Germania e Repubblica Ceca, di vendere strumenti di tortura. Sono coinvolte tuttavia anche aziende italiane e spagnole, che secondo Amnesty avrebbero promosso la vendita di materiali per l'elettroshock. I traffici sono naturalmente illeciti e i governi dichiarano di non esserne a conoscenza. Secondo Amnesty, però, alcune società italiane, belghe e finlandesi, hanno dichiarato sulla stampa e attraverso i propri siti di fornire articoli messi al bando ma spesso prodotti all'estero.