09/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Rafat Bayat: la strada della politica sarà al femminile ma velata
Scritto per noi da
Paola Rivetti
 
Questa è la storia di una donna che vuole fare la presidentessa dell'Iran ma che concepisce la libertà femminile solo entro i limiti della Shari'a. A Rafat Bayat, oggi deputata, non sarà mai permesso di partecipare alle elezioni presidenziali: una battaglia per i diritti delle donne, questa, mai vinta. Ma lei è impegnata anche in un altra lotta: la campagna per la non ratificazione del Cedaw, la convenzione contro le discriminazioni sessuali. E' in contrasto con la legge religiosa. Il femminismo iraniano esplode in tutte le sue contraddizioni.
 
Manifestazione studentesca
Il problema delle candidature femminili negate alle elezioni presidenziali si ripropone in Iran. In un Paese di certo non famoso per essere garantista dei diritti delle donne, questa volta, a sollevare il polverone è Rafat Bayat, deputata conservatrice del settimo Parlamento eletta lo scorso febbraio. La Bayat vuole partecipare alle elezioni presidenziali del prossimo 17 giugno. Come candidata. L'iter della candidatura prevede il nulla osta del Consiglio dei Guardiani, organo ultra conservatore che si occupa, oltre che della verifica della compatibilità tra le leggi e la Shari'a, di porre veti alle candidature di coloro che sono considerati non idonei alla carica. Alle ultime elezioni presidenziali i veti imposti dai guardiani si abbatterono su moltissimi candidati, lasciando che solo 4 su 238 partecipassero alla competizione. Tra gli esclusi, vi erano le nove donne che si erano presentate. Anche Faheze Rafsanjani, la figlia dell'ex presidente della Repubblica, fu esclusa.
 
Manifestante agli arresti
Femminismo iraniano. Ma la questione femminile in Iran è un problema assai complesso: sfugge alle categorie di valutazione occidentali. Rafat si batte ferocemente assieme alle sue colleghe conservatrici contro il Cedaw, cioè la convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, emandata dall'Onu nel 1979 e non adottata dall'Iran. Contrariamente a quanto fecero le rappresentanti del "gentil" sesso del precedente Parlamento, a maggioranza riformatrice, le colleghe di Rafat supportano la linea della non ratificazione: il documento confligge in troppi punti con la Shari'a. Inoltre, dall'inizio dell'attuale legislazione, all'interno dell'Assemblea, sono tornate in vigore misure che erano state abbattute perchè considerate degradanti: la completa separazione dei sessi sia nella mensa del Parlamento sia all'interno dell'aula è di nuovo realtà. Eppure queste donne vogliono le redini della politica, che immaginano velatissima, con lo sbigottimento delle loro colleghe di partito occidentali che muoverebbero guerra, pur di liberarle dall’aberrante indumento.
 
Comizio al femminile
I guardiani della virilità. I guardiani non hanno mai permesso la partecipazione femminile alla competizione presidenziale. A gennaio, prendendo posizione su un particolare articolo della Costituzione, deliberarono che l'accesso alla corsa per la presidenza della Repubblica fosse permesso unicamente agli uomini. Tuttavia, Rafat Bayat spera che il Consiglio dei Guardiani "possa cambiare opinione", e lasciarla competere a giugno. "Il governo necessita di una figura che comprenda i problemi della gente, e questa capacità appartiene sia agli uomini che alle donne", rincara l'agguerrita deputata. Le donne in Iran vivono una situazione migliore rispetto alle loro vicine del Golfo, ma la loro presenza in posizioni politicamente rilevanti è prossima allo zero. Tuttavia, da sotto il velo queste donne sono battagliere e determinate, protagoniste future della politica. Staremo a vedere se questa resterà velata ancora per molto, o no.
 

Categoria: Donne, Politica
Luogo: Iran
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