22/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Criminalizzare l'adulterio? A rischio l'ingresso nell'UE

donna turcaLa Turchia ha una storia millenaria, ma il 6 ottobre del 2004 sarà sicuramente un momento molto importante della vita del Paese che, da sempre, è a metà strada tra Occidente e Oriente. Quel giorno infatti, la Commissione Europea presenterà un rapporto sullo stato delle riforme della Turchia. Nella sostanza verrà valutato il livello dell’ordinamento giuridico turco rispetto alle norme europee.

Quel documento sarà decisivo per dare avvio ai negoziati tra l’Unione Europea e la Turchia per l’ingresso di quest’ultima tra i Paesi membri della comunità. Il cammino di avvicinamento all’Europa non era facile, ma il governo turco ha speso molte energie e molti soldi per accreditarsi come partner credibile.

Il percorso delle riforme si è bruscamente interrotto il 15 settembre scorso, durante la discussione parlamentare per la riforma del Codice Penale turco. Tayyep Erdogan, primo ministro e leader del partito filoislamico Giustizia e Sviluppo, al momento al potere, hanno proposto il reinserimento nel codice della criminalizzazione dell’adulterio, abolita nel 1996.

Il Parlamento turco si è spaccato, con le opposizioni che gridano alla ‘talebanizzazione’ del Paese, ma soprattutto sono insorte le opinioni pubbliche dei Paesi europei, che ritengono inaccettabile una legge del genere. Almeno in un Paese dell’Unione. La Turchia ha preso tempo, rinviando la discussione della legge al 10 ottobre 2004, ma questo significherebbe superare indenni il rapporto della Commissione europea previsto per il 6 di ottobre.

“Senza l’adozione del nuovo codice penale, i negoziati con la Turchia non possono cominciare”, ha però tuonato Jean-Claude Filori, portavoce del Commissario europe o all’Allargamento. “Questa è una norma che fa riferimento esclusivamente ai rapporti tra persone adulte”, ha ribattuto il primo ministro Erdogan, “non inficia la libertà di nessuno”.

L’attesa è adesso per il 23 settembre prossimo, quando Erdogan sarà in visita ufficiale a Bruxelles per spiegare le ragioni del governo di Ankara. Il suo compito si presenta molto difficile, visto e considerato che il fronte del no alla Turchia in Europa, capeggiato dalla Germania, si è arricchito di un alleato prestigioso.

mercato di istanbul“L’ingresso della Turchia in Europa è antistorico”, ha infatti dichiarato Joseph Ratzinger, il cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede del Vaticano, “il confronto storico tra l’impero ottomano e l’Europa fa parte delle radici del vecchio continente, radici che sono cristiane”. La polemica quindi non sembra destinata a scendere di tono.

Qualunque sia la decisione che verrà presa dalla Commissione Europea e dal Parlamento turco, la condizione femminile in Turchia, resta complessa. In un rapporto del giugno del 2004, intitolato “Mai più violenza sulle donne”, Amnesty International denuncia che almeno un terzo delle donne in Turchia sono vittime di violenza fisica all’interno della famiglia. Donne picchiate, stuprate e in alcuni casi persino uccise o costrette a suicidarsi, rappresentano una terribile realtà del Paese.

“La violenza contro le donne da parte dei loro parenti va dalla negazione dei loro bisogni economici mediante violenza fisica e psicologica, alle percosse e alla violenza sessuale fino all’omicidio”, ha dichiarato Cecilia Nava, vicepresidente della Sezione Italiana di Amnesty International.

“Alla base di tutto questo vi è la discriminazione, che nega alle donne l’uguaglianza rispetto agli uomini in ogni aspetto della vita”, ha accusato Nava, “una cultura della violenza può porre la donna in una duplice condizione di vittima, sia per la violenza subita che per il mancato accesso alla giustizia”.

“La violenza contro le donne è ampiamente tollerata e persino approvata dai leader delle comunità locali e anche dai più alti livelli del potere esecutivo e giudiziario. Raramente le autorità conducono indagini complete sulle denunce delle donne, sugli omicidi o sui casi apparenti di suicidio”, spiega Amnesty, “nonostante i recenti passi avanti per porre termine a questa pratica, i tribunali riducono le condanne agli stupratori se questi ultimi promettono di sposare le loro vittime”.

“Il  governo turco ha il dovere di proteggere le donne dalla violenza commessa non solo da parte dei pubblici funzionari ma anche da singoli individui e gruppi. Sulla base del diritto internazionale, le autorità devono assicurare il diritto delle donne all’uguaglianza, alla vita, alla libertà, alla sicurezza, alla libertà dalla discriminazione, dalla tortura e dai trattamenti inumani, crudeli e degradanti”, ha concluso Cecilia Nava quando il rapporto è stato presentato.

suq di istanbulIl 15 settembre, nell’ambito della riscrittura del Codice Penale, il Parlamento di Ankara ha deciso che i responsabili dei ‘delitti d’onore’, cioè le forme tradizionali di vendetta familiare, non godranno più delle attenuanti che fino ad oggi hanno garantito praticamente l’impunità a che si macchiava di un omicidio per lavare una presunta onta all’onorabilità della famiglia. Così come è stato abolito il ‘test di verginità’, per cui le ragazze potevano essere sottoposte legalmente a visite ginecologiche su richiesta dei genitori o dei docenti scolastici.

Tutto questo si somma ad una visione non più criminale dell’omosessualità e ad altre riforme, che puntano, almeno sulla carta, alla smilitarizzazione della vita pubblica turca. Un esempio fondamentale è il percorso parlamentare che dovrebbe portare all’abolizione della pena di morte. La Turchia ci sta provando insomma, ma su alcuni punti sembra irrigidirsi. Le tensioni interne ad un Paese che guarda allo stile di vita occidentale tentando difficoltosamente di salvaguardare l’anima islamica del Paese sono forti.

Nell’attesa di capire cosa accadrà, parlando di diritti delle donne (perché le cifre dell’adulterio sembrano riguardare solo loro), il pensiero va alle cinque ragazze, tutte sedicenni, che sono morte ad agosto in Turchia. Frequentavano un corso coranico estivo nei dintorni di Urla, un villaggio vicino Izmir, nei pressi di Smirne. Durante una giornata al mare le giovani decidono di fare il bagno, coperte dai loro vestiti e dal velo. In pochi secondi le vesti bagnate diventano una trappola mortale. I soccorritori però non possono intervenire, perché la visione integralista dell’Islam proibisce a qualsiasi uomo, che non sia genitore o parente, di toccare una donna. Sarebbero "contatti impuri". Finisce che le cinque ragazze muoiono annegate senza che nessuno alzi un dito per salvarle. Nessuno risponderà delle cinque vite affondate tra le onde, perché nessuna denuncia è stata presentata.

Christian Elia

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