11/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Centinaia di dimostranti hanno contestato la politica di Canberra verso gli immigrati
scritto per noi da
Russell McGilton
 
Alcune immagini della protesta all'esterno del centro di detenzione di Baxter (foto di Michelle Perreira)Sono andato al centro di detenzione di Baxter, nel sud dell’Australia, a cavallo del weekend di Pasqua, e ho assistito a uno dei più eccessivi usi di violenza che ho mai visto da parte della polizia australiana. “Stavamo solo facendo volare dei palloncini per far sapere ai rifugiati che eravamo qui, ma la polizia ci ha caricato e li ha fatti scoppiare”, ha detto uno dei 400 dimostranti arrivati a Baxter. I manifestanti avevano programmato di lasciar andare i palloncini in modo da inviare un messaggio di sostegno ai rifugiati rinchiusi nel centro.
 
Porte chiuse ai richiedenti asilo. Al contrario di altri Paesi sviluppati, l’Australia è l’unica nazione ad avere una politica di detenzione obbligatoria e non rivedibile dei richiedenti asilo, una pratica che si è meritata la condanna della Commissione per i Diritti Umani e le Pari Opportunità (Hreoc) e di Amnesty International. Circa 1500 rifugiati sono stati rinchiusi nei centri di raccolta australiani dal 1998, molti per periodi prolungati come per esempio il kashmiro Peter Qazim, che è stato detenuto per quasi sette anni in condizioni simili a quelle di una prigione. Al personale è permesso ammanettare, iniettare sedativi e mettere in isolamento i detenuti, compresi i bambini. Alcuni sostengono di essere stati molestati dalla polizia penitenziaria.
 
La polizia schierata a difesa del centro (foto di M. Perreira)Violenze dietro le sbarre. Secondo una donna australiana il cui marito è rinchiuso a Baxter, le aggressioni sessuali di detenuti da parte degli ufficiali penitenziari sono frequenti. Uno di questi agenti, dopo esser stato licenziato per aver aggredito un prigioniero nel vecchio centro di detenzione di Woomera, lavora adesso per la Global Services, la società americana che gestisce Baxter. Il marito della donna sostiene di essere stato violentato da questo agente.
 
La protesta. All’esterno del centro, i dimostranti hanno continuato la loro veglia, così come è continuata la violenza della polizia. Durante i quattro giorni di protesta, i manifestanti sono stati costantemente provocati da un elicottero del centro di detenzione, che illuminava le loro tende con un faro abbagliante e scendeva fin quasi al terreno con lo scopo di far volare la sabbia negli occhi. Anche le jeep della polizia seguivano e illuminavano le persone che si avvicinavano alla prigione.
 
Scontri tra polizia e dimostranti (foto di M. Perreira)L’intervento della polizia. Più tardi, quando i dimostranti (tra i quali c’era un bambino) hanno cercato di far volare degli aquiloni, la polizia li ha caricati e arrestati. Alcuni di quelli che manovravano gli aquiloni sono stati placcati come nel rugby. In una marcia successiva vicino a una rete di recinzione abbassata, una donna è stata colpita in faccia e lanciata in un cespuglio di spine, dove si è tagliata il volto e le palpebre, mentre un’altra è finita all’ospedale dopo essere stata calpestata dai cavalli della polizia. In seguito è stata arrestata per violazione di proprietà privata. Altri sono stati fermati per aver fatto volare palloncini e aquiloni in una zona preclusa al volo. In totale sono stati arrestati 16 manifestanti. Il vicecommissario Gary Burns ha difeso l’azione della polizia, dicendo che i dimostranti avevano attaccato i cavalli degli agenti con mazze da cricket. “L’unica volta in cui abbiamo usato mazze da cricket è quando abbiamo giocato a cricket all’esterno del cancello”, ha detto un manifestante. “E se avessimo colpito i cavalli saremmo stati ripresi dalle telecamere. I media erano dappertutto”.
 
Il ringraziamento dei detenuti. Ma i dimostranti hanno avuto un certo successo. Dopo che la polizia ha provato di tutto per impedire alle persone di comunicare con i detenuti, nella notte si è sentita la debole voce di un gruppo di rifugiati che da un tetto hanno gridato “Azadi (Libertà!)”. I dimostranti hanno risposto con entusiasmo. “Grazie!”, ha continuato una voce nel buio. “Grazie! Vi vogliamo bene!”. Azadi! Libertà. E’ difficile che accada dato che il primo ministro australiano John Howard, uno che non ha paura di mostrarsi critico verso i richiedenti asilo e un oppositore dell’immigrazione dall’Asia, è ancora al potere.
Categoria: Diritti, Migranti
Luogo: Australia