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Quanto conti per la Russia la partnership speciale con l'India, lo si può capire semplicemente leggendo una dichiarazione del Primo ministro Vladimir Putin: "Vorrei sottolineare che la Russia non manterrà nessuna cooperazione in ambito militare con il Pakistan dal momento che prende in considerazione le preoccupazioni dei (nostri) partner indiani". Alla faccia delle regole più elementari della diplomazia e dei bizantinismi dialettici. La delegazione arrivata a New Delhi nemmeno una settimana fa, era assolutamente di alto profilo perché alta era la posta in palio, da un punto di vista strategico ma anche commerciale. Tanto è vero che i russi se ne sono tornati a casa dopo aver firmato contratti per un valore complessivo di circa dieci miliardi di dollari, pari a 7,3 miliardi di euro.
Un campo particolarmente promettente per le relazioni tra le due potenze è, a detta dello stesso Putin, il nucleare, visto che l'India, la terza economia asiatica, dipende ancora dal carbone per il 50 per cento circa del suo fabbisogno energetico. Aumentare la quota di energia nucleare prodotta è una priorità per New Delhi e la Russia è pronta a cogliere l'occasione. In India sono attivi 17 reattori ma l'obiettivo è quello di pprtare il loro numero a 25-30 entro il 2030.
Il nucleare. Due dei 19 patti siglati venerdì scorso riguardano la cooperazione in materia di nucleare civile. Secondo quanto rivelato dal Vice Primo ministro Sergei Ivanov, Mosca costruirà 16 nuovi reattori in tre località. Il numero, in realtà, è un po' ballerino e varia con le fonti ma di sicuro c'è che sei reattori verranno costruiti in un nuovo impianto che nascerà ad Haripur, nel Bengala occidentale, e che altri sei verranno costruiti a Kudankulam, dove esiste una sorta di "villaggio atomico", nato dall'accordo firmato da India e Russia nel 2001, che prevedeva la costruzione di due reattori (in fase di completamento). Contratti miliardari per Rosatom, l'agenzia nucleare della Federazione russa, e per Atomstroyexport, la sua sussidiaria, che sovrintende alle esportazioni russe di tecnologia nucleare. Nulla di inaspettato, dal momento che a gennaio, l'Ad di Rosatom, Sergei Kiriyenko, aveva anticipato che il governo indiano aveva indicato Haripur come sito di un nuovo impianto nucleare e che, contemporaneamente, era in previsione un ampliamento della centrale di Kudankulam, con la deadline fissata al 2017.
Le armi. Ma Putin e il suo omologo indiano, Manmohan Singh, non hanno parlato solo di energia e reattori ma anche di armi. Sebbene arrivi da Mosca il 70 per cento dell'arsenale militare indiano (soprattutto dalla Rosoboronexport, il colosso di stato che controlla il 90 per cento delle esportazioni russe di armi), la Russia negli ultimi anni ha visto crescere la concorrenza di Francia, Stati Uniti e soprattutto Isreale. L'India è una potenza in costante ascesa e ormai ragiona su scala mondiale, per cui ha bisogno di forze armate che sappiano sostenere una diplomazia che si muove ad ampio raggio. L'esercito va potenziato e per raggiungere questo obiettivo New Delhi non baderà a spese. Solo poche settimane fa è stato approvato il bilancio della Difesa, aumentato e portato ad una cifra pari a 32 miliardi di dollari, per l'anno fiscale che si concluderà nel marzo 2011, il quarto al mondo. Via libera, allora, al contratto da 1,5 miliardi di dollari per l'acquisto, da parte della Marina indiana, di 29 MiG29K, caccia che viaggiano sulle portaerei. Rosoboronexport si è guadagnata inoltre un contratto da 2,34 miliardi di dollari per i lavori da eseguire sull'Ammiraglio Gorshkov, la portaerei che Mosca si era impeganata a consegnare prima nel 2004 e poi nel 2008, ferma nei cantieri di Sevmash. Verrà consegnata nel 2012 e varata con il nome di Vikramditya.
Brevetti e tecnologia. Ma il tempo in cui la Russia produceva e l'India comprava è ormai finito. Adesso il gigante asiatico chiede trasferimento di tecnologia e produzioni congiunte. I frutti di questo nuovo rapporto si vedranno nel T-90 S, un carrarmato testato nel 1999 in Daghestan, dove ha resistito a sette attacchi missilistici, che verrà assemblato in India; nel Su-30 Mki, un jet progettato dalla Sukhoi russa e dall'Hindustan Areonautics Ltd (impresa di stato indiana), che produrrà 140 esemplari entro il 2017; nel Mi-17, elicottero simile al Black Hawk americano ma più capiente e negli elicotteri radar Ka-31. Interessante il caso dei BrahMos, i missili supersonici, cruise, lanciabili da aerei, navi, sottomarini e basi a terra, nella cui produzione Russia e India saranno per la prima volta partner paritari. La Rosoboronexport ha dato vita ad una joint venture con la Hal per un prototipo di aereo da trasporto multiruolo (Multirole Transport Aircraft, Mta), con un investimento di 600 milioni di dollari, equamente divisi tra i partner, che dovrebbe dare i suoi frutti nel giro di sei-otto anni. Allo stesso modo, Sukhoi e Hal lavoreranno insieme alla produzione di jet di quinta generazione, simili al prototipo T-50 che la Russia comincerà a testare ad aprile e sarà sul mercato nel 2015.
E poi ci sono gli idrocarburi, la telecomunicazioni (la russa Sistema Lse-Ssa ha deciso di aumentare gli investimenti nella joint-venture con l'indiana Shyam Group), i fertilizzanti. Gli ambiti di cooperazione sono molti, come gli interessi in comune. Mosca punta a portare il valore degli scambi con l'India da otto a 20 miliardi di dollari entro i prossimi dieci anni. New Delhi, dal canto suo, sa di poter dettare le condizioni. I rapporti con Mosca hanno una tradizione lunga e consolidata ma fare del Cremlino il suo unico interlocutore non le conviene affatto.
Alberto Tundo