Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.13 - 2005 dal 1/4 al 7/4
Afghanistan. Il ritorno della bella stagione porta con se, come ogni anno, la ripresa delle
attività belliche. La guerriglia ‘neo-talebana’, come viene ormai definita, ha
aumentato notevolmente la sua attività con attacchi e attentati.
L'1 l’esplosione di una bomba a Kandahar ha ucciso 2 bambini. Nelle stesse ore un altro attentato, a Mazar-i-Sharif, ha provocato la morte di 2 contadini.
Sempre lo stesso giorno i talebani hanno assaltato al confine di Spin Boldak,
a sud di Kandahar, una colonna di camion che trasportavano mezzi militari Usa
dal Pakistan all’Afghanistan: 3 autisti sono rimasti uccisi.
Il 2 9 militari afgani sono morti in un combattimento seguito all’attacco dei talebani contro una caserma nella
provincia meridionali di Helmand. Anche alcuni guerriglieri sarebbero rimasti
uccisi.
Il 3, sempre a Spin Blodak, un civile è morto nell’esplosione di una bomba.
Il 6 16 militari statunitensi hanno perso la vita quando l’elicottero da trasporto su cui viaggiavano è precipitato nella provincia
sud-orientale di Ghazni. Per il comando Usa si è trattato di un incidente. I talebani
hanno rivendicato l’abbattimento del velivolo.
Cecenia (Federazione Russa). Mentre continua l’eco del pesante rapporto in cui a fine marzo Human Rights
Watch ha denunciato come un “crimine contro l’umnità” la prosecuzione dei rapimenti
di civili ceceni da parte delle forze armate russe, in Cecenia la guerra va avanti.
Il 2 3 agenti della polizia cecena filorussa sono stati uccisi in un agguato della guerriglia nel villaggio di Prigorodnoye, pochi chilometri
a sud di Grozny.
Il 3 si è combattuto nella zona di Urus-Martan, dove un guerrigliero di Basayev è stato ucciso, e in quella di Shali, più a sud, dove sembra siano morti almeno 4 soldati russi.
Il 5 a Khasavyurt, città daghestana subito al di là del confine orientale ceceno,
due guerriglieri sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con i soldati russi. Nella violenta battaglia è rimasto
ucciso anche un bambino di tre anni.
Kashmir indiano. Il 5 una bomba è esplosa, ferendo almeno 7 persone, sulla strada che congiunge il Kashmir indiano e quello pachistano e che un autobus
doveva percorrere per la prima volta in sessant’anni due giorni dopo.
Il 6, 2 militanti islamici hanno attaccato un edificio nella capitale Srinagar dove erano riuniti i passeggeri in attesa di salire sull’autobus.
I 2 ribelli sono stati uccisi dalle forze di sicurezza, ma i passeggeri sono rimasti illesi.
Il 7 i militanti hanno sparato contro il bus che ha finalmente compiuto lo storico viaggio da Muzzafarabad (capitale del Kashmir
pachistano) a Srinagar, ma non ci sono stati feriti.
I due Kashmir sono divisi dal 1947, dopo la fine della colonizzazione britannica.
Dopo tre guerre tra India e Pakistan per la contesa del Kashmir, nel 1989 alcuni
gruppi radicali islamici sono insorti nel Kashmir indiano contro l’esercito di
Nuova Dheli. Da allora sono morte 40mila persone.
Thailandia. Il 3, due bombe sono esplose nel sud musulmano del Paese uccidendo 2 persone e ferendone almeno 40.
Il 6, 2 poliziotti sono rimasti feriti in un’esplosione vicino alla stazione ferroviaria
di Sungai Kolok, nella provincia meridionale del Narathiwat.
Nel sud della Thailandia dal gennaio 2004 oltre 600 persone sono morte nelle
violenze tra membri della comunità musulmana e forze dell’ordine.
Sri Lanka. Il 5 i ribelli delle Tigri Tamil hanno aperto il fuoco contro una nave di vigilanza al largo del porto orientale di Tricomalee. I guerriglieri però sostengono
di non aver attaccato l’imbarcazione, ma di aver solo risposto al fuoco. La tregua
fra le Tigri, che combattono dal 1983 per l’indipendenza del nord e dell’est del
Paese, e il governo è stata dichiarata nel febbraio 2002, ma non è mai stata realmente
rispettata
Nepal. Il 3 una bomba è esplosa uccidendo un ragazzino nel mercato di Pochara, città nel centro del Paese. Altre 3 persone sono rimaste
ferite nell’attacco attribuito dalla polizia ai ribelli maoisti. La guerra tra
guerriglieri e governo è cominciata nel 1996 e finora ha causato circa 11mila
vittime.
Iraq. Il 31 un'autobomba è esplosa a Tuz Khurmatu, nel Kurdistan iracheno: morto un agente della polizia irachena e ferite almeno 10 persone. Un veicolo statunitense è saltato su una mina, un marine è rimasto ucciso. Un kamikaze si è fatto esplodere a bordo di un'auto nei pressi di un check-point
di Kirkuk, uccidendo 5 guardie nazionali irachene. Almeno 7 persone sono state uccise e altre 2 sono rimaste ferite dall'esplosione di un'autobomba nei pressi di una
moschea sciita nel centro di Samara.
Il 1° il colonnello Hatem Rashid Mohammad, capo della polizia di Balad Ruz, è’ stato
ucciso in un agguato a nordest di Baghdad, ucciso anche un suo assistente. 5 persone, tra cui 2 soldati, sono morte in un attacco suicida nel nord dell'Iraq. A Samarra un'autobomba è scoppiata
al passaggio di una pattuglia iracheno-americana, facendo 3 vittime. Un marine americano è stato ucciso da colpi di armi automatiche a Ramadi, a ovest di Baghdad.
Il 2, 4 poliziotti e un civile sono morti nell’esplosione di un’autobomba 20 chilometri a nord-est di Baghdad, nei pressi
di Khan Bani Sad. Un’esplosione ha ucciso un marine americano ad Haditha (a nord ovest di Baghdad). Nella notte il carcere di Abu Ghraib è
stato assaltato da decine di miliziani, che hanno fatto esplodere 2 autobombe
e hanno lanciato razzi. Sono rimasti feriti 44 soldati americani e 12 prigionieri.
Il 4, è scoppiata una sommossa nel centro di detenzione Usa di Camp Bucca, nei disordini
sono rimasti feriti 12 prigionieri iracheni e 6 guardie carcerarie. 2 soldati americani e uno iracheno sono stati uccisi nella regione di Diyala, a nordest di Baghdad.
Il 5, 2 autobombe sono esplose a Baghdad: una presso un posto di blocco dell’esercito
iracheno sulla strada verso l’aeroporto, l’altra al passaggio di un convoglio
americano nel quartiere meridionale di Dora. La seconda deflagrazione ha distrutto
3 mezzi militari americani e ferito un civile iracheno. A Baquba, uomini armati hanno attaccato l’abitazione di una interprete che lavora
con la polizia, ferita la donna e ucciso suo padre.
Un marine è stato ucciso durante una operazione militare nella provincia di al-Anbar
Il 6, un soldato americano è stato ucciso a Baghdad in un attacco dei ribelli con
armi leggere.
Colombia. L'1 sono spariti 5 difensori dei Diritti umani della Commissione Interecclesiale di Giustizia e Pace mentre si trovavano in
visita nella regione del Bajo Atrato, rio del Jiguamiandó, dipartimento del Chocó.
L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un rapimento. Ma sono ancora sconosciute
le dinamiche dell’accaduto.
Il 6 i guerriglieri del decimo fronte delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia
(Farc) hanno teso un agguato a un convoglio di militari, che stava percorrendo
la strada fra Fortul e Tame, nella regione di Arauca, a circa 400 chilometri e
nordest di Bogotà. Morti tutti e diciassette i militari, (quattro sottufficiali e dodici soldati), appartenenti alla V Brigata mobile
dell’Esercito.
La Colombia è teatro da oltre 40 anni di una sanguinosa guerra civile. A combattersi
sono i guerriglieri rivoluzionari marxisti, riuniti nelle Forze armate rivoluzionarie
(Farc) e nell’Esercito di liberazione nazionale (Eln), e i paramilitari di destra,
filo governativi, riuniti nelle Autodifese Unite (Auc). Il conflitto ha fatto
finora oltre 150mila morti.
Rep. Dem. del Congo. Il 2, scaduto l'ultimatum Onu per il disarmo dei ribelli dell'Ituri, i caschi
blu hanno sferrato un attacco contro le loro basi uccidendo almeno 38 miliziani. Un battaglione di militari Onu appoggiato da elicotteri ha preso di mira due
campi di ribelli a sud-ovest della città di Bunia, nella regione dell'Ituri. L'obiettivo
è di sequestrare le armi e arrestare i combattenti. Le Nazioni Unite hanno annunciato
che adotteranno la linea dura contro le milizie a a seguito della scadenza per
il disarmo, al termine della quale solo metà dei 15 mila combattenti hanno consegnato
le armi.
Uganda. Il 7 sono ripresi i colloqui di pace tra governo e ribelli dell'Esercito di Resistenza
del Signore (Lra) la cui crudele guerra insanguina il nord dell'Uganda da ormai
quasi 20 anni. I tentativi negoziali più incisivi degli ultimi tempi erano iniziati
lo scorso anno, ma quando una bozza d'intesa sembrava essere ad un passo, tutto
era saltato. Questa situazione ha portato alla ripresa dei combattimenti.
Eritrea-Etiopia. I due paesi, sopratutto l'Etiopia, continuano ad ammassare truppe nella zona
al confine della zona-cuscinetto monitorata dai 3.500 Caschi Blu dell'Onu. Il
rischio di una riesplosione del conflitto (terminato nel 2000) sembra sempre più
elevato, ma la comunità internazionale non sembra curarsene. La crisi del processo
di pace prosegue dal 2002, quando l'Etiopia si è rifiutata di riconoscere i nuovi
confini.
Costa d'Avorio. Il 6 il governo del presidente Laurent Gbagbo e i ribelli delle Forze Nuove (FN)
hanno raggiunto in Sudafrica un accordo per porre termine alle ostilità dopo quattro
giorni di colloqui in Sudafrica. La tensione tra le due parti era aumentata nelle
scorse settimane, alimentando preoccupazioni su una ripresa delle ostilità nel
Paese, primo produttore al mondo di cacao. Un cessate il fuoco era stato raggiunto
due anni fa in Francia, ma non aveva interrotto il conflitto.
Sudan. Il 5 sono stati consegnati al Tribunale penale internazionale (Tpi) dell'Aja
i documenti relativi ai crimini di guerra commessi nel Darfur, la cui giurisdizione
è stata affidata alla Corte internazionale dell'Aja dal Consiglio di Sicurezza
dell'Onu. Nei documenti sono contenuti i nomi di 51 persone, inclusi militari
ed esponenti governativi, individuati dalla Commissione d'inchiesta dell'Onu come
principali responsabili dei crimini commessi in Darfur.
Tanzania. Il 6 aprile ell'isola di Zanzibar si sono registrate violenze legate alle prossime
elezioni, in programma per ottobre. La casa di uno dei dirigenti del partito di
opposizione Fronte Civico Unito (Cuf) é stata data alle fiamme. Oltre a questo
episodio, le forze dell'ordine hanno reso noto che un gruppo di 400 facinorosi
ha tentato di distruggere un centro per la registrazione dei votanti. La competizione
per l'elezione del presidente e del parlamento locali - Zanzibar è infatti parte
della Repubblica unita di Tanzania ma elegge i propri organismi di governo - si
annuncia serrata tra il partito al potere Chama Cha Mapinduzi (Partito Rivoluzionario)
e il Cuf, accusato dal governo di velleità secessioniste.
Somalia. E' abortito il tentativo del governo di transizione somalo Abdullahi Yusuf di
rientrare in patria spostando la propria sede da Nairobi, in Kenya, a Baidoa,
in Somalia appunto. I due giorni si scontri armati scatenati da fazioni ostili
al rientro del governo hanno provocato la morte di almeno 14 persone. Ancor più
utopistico rimane il progetto, più volte annunciato, che il governo torni direttamente
a Mogadiscio, dove proseguono le violenze. La scorsa settimana almeno 5 persone
sono rimaste uccise in scontri tra milizie di diversi signori della guerra, che
continuano ad essere i padroni incontrastati della capitale somala. Al punto da
aver ottenuto, in seguito alle loro minacce, il blocco del progetto d'invio di
un contingente di pace africano.