15/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Iniziato il lungo processo elettorale che porterà alla elezione del nuovo presidente in una Colombia dove guerriglia e paramilitarismo continuano a essere realtà parallele al processo democratico

scritto per noi da
Sandro Bozzolo

Colombia, tempo di elezioni. Il lungo periodo elettorale, che porterà alla designazione di un nuovo Presidente, è iniziato ieri, domenica 14, con la consultazione per la Camera e il Senato, insieme alle primarie dei partiti che le prevedono nel loro statuto interno (i Verdi ed i Conservatori). Prime consultazioni che dai primi risultati ufficiali vedono i partiti dell'attuale coalizione del presidente Alvaro Uribe vittoriosa in entrambi i rami del Parlamento.
La principale sorpresa è stato il successo riscosso dal Partito Conservatore, che ha incrementato le preferenze imponendosi quale principale rivale del Partito de la U alle future presidenziali, dove correranno invece separati. Buono anche il piazzamento del Partito di Integrazione nazionale, nonostante le chiare accuse di vincoli con il paramilitarismo. Scarsi, invece, i risultati delle forze indipendenti, come quella che appoggia la candidatura presidenziale di Sergio Fajardo, l'ex sindaco di Medellin, e chiara la sconfitta del Polo democratico alternativo.Sebbene appunto non si tratti di risultati definitivi, i quali arriveranno al termine del riconteggio dei voti, è ormai evidente chi siano i vincitori, tra voci che si rincorrono di brogli e irregolarità.

Il dibattito politico colombiano si sta giocando su due livelli contrastanti, apparentemente lontani tra loro: sui giornali, nelle università, una minoranza innovatrice e visionaria teorizza una nuova Colombia basata su educazione e cultura, lontana dai paradigmi dei decenni passati e pronta per voltare pagina e crescere. In palese contrasto con la realtà della strada, impregnata di populismo e cartelloni patetici, costruita sulla cultura della corruzione da generazioni e generazioni.

La signora Johana, mia vicina di casa a Barranquilla, è un esempio perfetto per illustrare il problema. Quando la incontro sulla porta di casa, le solite due parole di circostanza vengono interrotte da una chiamata sul suo cellulare. Risponde, e parla di numeri, e documenti, e amici di amici. Poi mette giù, e candidamente, spiega. E’ sua  sorella, che ha trovato un nuovo lavoro, e deve garantire almeno venti voti al politico che potrebbe assumerla. Venti voti non sono molti, duecentomila pesos in tutto. Duecentomila pesos? Significa diecimila pesos ogni voto. Cinque dollari. Tre virgola ottantotto euro. “E’ economico perchè sono le elezioni del Senato, se fossero le presidenziali, sarebbero quaranta o cinquanta mila”, spiega la signora. Ma non è un peccato vendere il proprio futuro per diecimila pesos? “Che si può fare, tanto alla fine i politici sono tutti uguali. Se nessuno compra, io a votare non ci vado nemmeno”.

Un problema di prim’ordine, il rischio di frode elettorale. Soprattutto sulla Costa Caribe, dove già in passato sono state notificate numerose irregolarità. Fabian Cadena Hernandez, portavoce dell’ONG “Misiòn Observaciòn Electoral”, incaricata di monitorare l’intero processo elettorale spiega come “nella sola città di Barranquilla esistono almeno 10 seggi ad alto rischio di frode. Si tratta di aree con un comportamento atipico, dove nelle settimane scorse, il numero degli aventi diritto che si sono registrati è maggiore di un 90 percento rispetto alla media cittadina. Tradotto in termini pratici, significa che interi quartieri verranno trascinati alle urne da signorotti locali, che convertono l’alto astensionismo generalizzato (solitamente, la cifra dei votanti non supera il 50 percento)  in suffragi a loro favore. Quando non si tratta addirittura di persone defunte, iscritte ai registri elettorali dai loro parenti.”. Come contrastare il problema? “Purtroppo”, continua Cadena, “le campagne di sensibilizzazione non sempre sono sufficienti. La compravendita di voti è un fenomeno radicato nella cultura di certe realtà sociali, difficile da estirpare. Allo stesso tempo, è piuttosto difficile comprovare l’irregolarità. Se ciò dovesse avvenire, non esiteremo a chiedere la soppressione dei registri di dubbia certificazione, in vista delle elezioni presidenziali di maggio”.

La realtà di Barranquilla rispecchia un problema esteso a livello nazionale, soprattutto nelle zone rurali. “Su un totale di 1.100 municipi”, conclude Cadena, “328 sono stati classificati come  aree ad alto rischio di frode. Però c’è un problema ancora maggiore, ed è la violenza. Nonostante non si raggiungano gli estremi toccati nel recente passato, le nostre statistiche parlano di 420 municipi pericolosi, di cui 146 con rischio estremo di violenze, 83 ad alto rischio e 191 a rischio medio”. Nella Colombia dell’immediato futuro, guerriglia e paramilitarismo continuano ad essere realtà parallele al processo democratico.

Categoria: Elezioni, Guerra, Politica
Luogo: Colombia