12/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Un giudice federale di New York aiuta Chevron nella causa da 27 miliardi di dollari. Potrà sottoporre ad un arbitrato internazionale il giudizio per contaminazione ambientale intentato dal governo dell'Ecuador.

Scritto per noi da
Alessandro Ingaria

Ventisette miliardi di dollari. Il giudizio del secolo. L'Ecuador e le sue comunità indigene contro Chevron. Un risarcimento richiesto a una multinazionale petrolifera per disastro ambientale. Un giudice federale di New York che fa un favore a Chevron, stabilendo che potrà sottoporre ad un arbitrato internazionale il giudizio per contaminazione ambientale intentato dal governo dell'Ecuador.

La vicenda. La causa iniziò contro la Texaco nel 1993 su iniziativa degli agricoltori e delle comunità indigene residenti della regione di Lago Agrio. L'accusa era di aver inquinato i fiumi e la regione amazzonica circostanti gli impianti di estrazione, nonché di aver causato gravi malattie alle popolazioni. Nel 2001 la Chevron ha acquistato la Texaco, subentrando nel giudizio. Nella sua difesa la compagnia statunitense ha sempre denunciato l'ingerenza del governo dell'Ecuador nella causa che la vede avversa alla comunità indigena.

Le novità. Nel settembre 2009 la multinazionale aveva chiesto alla corte federale statunitense di sottoporre il contenzioso ad un arbitrato, ai sensi del trattato bilaterale per gli investimenti esistente tra Stati Uniti ed Ecuador. La richiesta, nell'ottica della strategia difensiva, era volta a portare fuori dalla giurisdizione del paese latinoamericano il contenzioso da 27 miliardi di dollari, somma che nel bilancio della multinazionale sta pesando sul potenziale passivo. L'esecutivo di Quito aveva a sua volta, tre mesi dopo, inoltrato al giudice della corte federale una richiesta volta ad evitare che il caso Chevron fosse sottoposto all'arbitrato. Con un giudizio precedente altri tribunali statunitensi avevano infatti rimesso il caso ad una corte del Paese latinoamericano, suscitando le proteste della compagnia per presunte manovre corruttive del giudice investito del caso, poi dimessosi e sostituito. Da qui l'ulteriore istanza della multinazionale. Giovedì 11 marzo la sentenza della Corte federale che ammetteva le richieste Chevron sull'arbitrato.

Le reazioni. L'avvocato che rappresenta il governo ecuadoriano ha dichiarato che tale pronuncia non arresterà il contenzioso nel tribunale sudamericano. Uno dei legali della comunità indigena, Jonathan Abady, ha chiarito che la decisione della corte statunitense significa un ritardo nella soluzione del caso ma non una sconfitta. Soddisfatti invece dal versante Chevron: "la compagnia è lieta che il giudice Sand abbia negato uno stallo e che l'arbitrato ai sensi del trattato bilaterale per gli investimenti possa procedere". Provocatoria la dichiarazione del consigliere generale della compagnia Hew Pate: "chiediamo che l'Ecuador e la sua compagnia nazionale Petroecuador ottemperino alla promessa di completare il risanamento ambientale. Texaco aveva già terminato la sua parte, ora è compito di Petroecuador agire e far fronte ai problemi ambientali ingiustamente attribuiti a Chevron". Parole che hanno suscitato l'ira del portavoce delle comunità amazzonica secondo cui il risanamento di cui si parla è una finzione. Al punto che uno degli avvocati delle parti lese ha dichiarato al giudice che "il comportamento di Chevron per ottenere l'arbitrato è come quello di un lupo travestito da pecora per divorarsi i risarcimenti" Lo stesso ha aggiunto che le comunità indigene saranno escluse dall'arbitrato in quanto non legittimate davanti allo stesso.

La strategia di Chevron. La multinazionale sta cercando ad ogni costo di togliere il giudizio sul contenzioso dalle mani di un giudice ecuadoriano. La compagnia accusa il governo di Quito di violazioni del trattato bilaterale degli investimenti in vigore tra Usa e Ecuador. Secondo la dirigenza Chevron, infatti, il Paese latinoamericano ha violato il punto del trattato secondo cui questi deve forzare il tribunale ecuadoriano a rigettare la causa ambientale, per non competenza. L'avvocato della multinazionale Randy Mastro ha addirittura affermato che l'esecutivo e le parti ricorrenti "agiscono di concerto" nella speranza di ricevere un fiume di dollari di risarcimento.
La strategia della Chevron pare infatti sia quella di tagliare fuori dal contenzioso gli abitanti e i giudici per risolverlo direttamente con il governo dell'Ecuador.

Parole chiave: petrolio, ecuador, chevron
Categoria: Diritti, Ambiente
Luogo: Ecuador