02/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Viaggio nei Territori per capire cosa significa vivere sotto occupazione
PalestinaMarda è uno dei due villaggi palestinesi situati all’incrocio tra Kfar Kassem (in Israele) e Tapuah, i cui nomi sono sui cartelli stradali. Il villaggio si trova a cinque minuti da Kief-el Hares, ma è dal lato della strada di Ariel. Le case dell’estrema parte orientale di Ariel incombono sull’idilliaca Marda. Un visitatore che entrasse nel villaggio senza vedere le case dei coloni, potrebbe quasi credere che la vita in questo scenario bucolico, con campi coperti di ogni varietà di fiori selvatici, scorre tranquilla. Ma queste prime impressioni sarebbero subito spazzate via dalle jeep delle Forze di Occupazione Israeliane che percorrono la strada in continuazione.

Veniamo a sapere che l’Iwps aveva “ricevuto una telefonata da Marda alle 7 del mattino, in cui si diceva che alcuni soldati erano entrati nel villaggio, nella moschea, e stavano sparando e lanciando lacrimogeni, i bambini erano troppo terrorizzati per andare a scuola e gli abitanti volevano che intervenisse la nostra organizzazione”. Karin e Angie “sono arrivate attorno alle 7.30 e hanno trovato i militari ancora lì… ad un certo punto nel villaggio c’erano due camionette semivuote e tre jeep. I soldati avevano imposto il coprifuoco e dichiarato che l’intera Marda era una “zona militare chiusa” e che dovevamo andarcene. In un momento di distrazione, siamo riuscite a sgattaiolare oltre loro e a intervistare 3-4 abitanti del villaggio. Siamo andate anche in una scuola femminile e abbiamo parlato con alcune insegnanti.”

Palestina Angie e Karin hanno saputo “che vari gruppi di ragazze erano state spaventate dai soldati; questi avevano lanciato delle bombe a gas verso di loro, mentre stavano andando a scuola poco prima delle sette del mattino e le studentesse erano rientrate a casa in preda al terrore; e avevano avuto troppa paura per tornarci oggi. La scuola… ci ha anche mostrato le annotazioni relative al coprifuoco imposto nel corso di quest’anno che aveva costretto lo stesso istituto alla chiusura, non avendo potuto né gli alunni né gli insegnanti raggiungere la scuola. I giorni scolastici di coprifuoco erano stati il 19 ottobre, l’8 e il 9 novembre, il 15 dicembre 2003 e anche il 2 febbraio 2004”.

Hanno parlato di “operazioni di disturbo durante gli esami scolastici dello scorso anno” e hanno spiegato “quanto fosse difficile per i ragazzi concentrarsi con tutto quello che accadeva attorno a loro. In un’altra occasione, i soldati avevano piazzato al cancello della scuola una bomba di quelle che provocano un enorme fragore. Questa era esplosa, seminando il panico tra i ragazzi; e una delle insegnanti aveva affrontato i soldati, chiedendo loro la ragione di azioni di questo tipo. Alla domanda dei soldati che le domandavano secondo lei quale fosse il motivo, lei indicò l’insediamento di Ariel appena sopra il villaggio e la strada principale dei coloni al di sotto, dicendo che Marda si trovava tra i due e che gli israeliani semplicemente non lo volevano lì”.

“Intervistando alcuni abitanti, veniamo a sapere che cinque giorni fa i soldati entrarono nel villaggio e, dopo aver imposto il coprifuoco, avevano segnato in ebraico alcune case e alcune strade con della vernice. La traduzione dei segni ebraici indicava che le case sarebbero state attaccate e i segni sulle strade sembravano essere indicazioni per aiutare i soldati a trovare la strada.”

“Nei tre giorni precedenti i soldati erano entrati nel villaggio attorno alle 11 e alle 12 del mattino e di nuovo alla sera tra le 19 e le 21, lanciando lacrimogeni, imponendo il coprifuoco e vietando agli abitanti di uscire dalle proprie case durante la notte. Un’anziana si lamentava del fatto che Marda venisse trattata come fosse la capitale (facendo riferimento al modo in cui le Forze di Occupazione Israeliane fanno incursioni nelle maggiori città palestinesi). Non riusciva a comprenderne la ragione”.

“La scorsa notte, prima delle ultime preghiere della sera che si tengono solitamente attorno alle 19.10, i soldati erano entrati nel villaggio con le jeep e avevano ordinato alla gente di tornare a casa e non uscire, altrimenti sarebbero stati colpiti. Subito dopo quattro soldati (con tanto di anfibi ai piedi) erano penetrati nella moschea che era aperta per le funzioni notturne; e, facendo baccano e ridendo, avevano usato gli altoparlanti per imporre il coprifuoco. Gli abitanti del villaggio si erano ovviamente molto arrabbiati e avevano considerano tutto questo una volgare provocazione. Un testimone riferisce che i soldati hanno anche registrato le loro sparatorie su cassetta, trasmettendole poi con l’altoparlante”.

“Stamattina poi i soldati erano entrati nel villaggio tra le 6 e le 7. Hanno lanciato lacrimogeni, sparato in aria e imposto il coprifuoco. Siamo rimaste qui per circa due ore e mezza e ce ne siamo andate solo dopo la partenza dell’ultimo militare. Mentre eravamo nelle vicinanze dei soldati, abbiamo sentito due colpi sparati in due diverse occasioni che sembravano connesse all’avvistamento di persone lungo la strada. Una volta era perché tre ragazze stavano tentando di raggiungere la scuola e noi ci siamo frapposte fra queste e i soldati in modo da consentire alle ragazze di imboccare una strada laterale e raggiungere il loro istituto”.

Marda: il villaggio indesiderato Ho citato per intero questi brani perché queste sono cose che tu, caro lettore, puoi sapere sperimentandole direttamente o leggendo fonti di informazione alternative. I media istituzionali non ne parlano e addirittura non ne sanno nulla, tranne quando l’Esercito israeliano sta presumibilmente inseguendo qualcuno. Ma a Marda non ha mai condotto alcuna ricerca del genere. Qui l’unico obiettivo sembra essere quello di infastidire gli abitanti. Quando i miei tre amici e io siamo entrati nel villaggio, le jeep dei militari israeliani erano ancora lì. Questi ci hanno ignorato. Mentre stavamo camminando in compagnia di Kate, Angie e alcuni abitanti su una strada in pieno centro, se ne sono andati, superandoci a gran velocità come se fossero in autostrada, anziché su una strada stretta e tortuosa di un paesino.

Dopo la partenza dei militari israeliani, siamo stati invitati con Karin e Angie a bere un caffè a casa di uno dei residenti. Sono venuti anche altri abitanti del villaggio. Abbiamo ascoltato le loro storie, molto simili a quelle raccontate prima da Angie. Una volta fuori siamo stati circondati da un nugolo di bambini di età fra i 6 e i 9 anni, curiosi e amichevoli, come sempre succede in Palestina. Ci hanno chiesto i nostri nomi, ci hanno detto i loro, hanno chiacchierato, riso e fatto a gara per attirare la nostra attenzione. Chiesi al padrone di casa perché i bambini non fossero in classe. Ci rispose che i soldati avevano sparato contro di loro dei lacrimogeni, mentre stavano andando a scuola. I bambini erano corsi a casa terrorizzati e si rifiutavano di tornarci. Chiedemmo la ragione di azioni di questo tipo. Il nostro ospite rispose che gli abitanti credevano che fosse perché il villaggio si trova tra Ariel e la strada dei coloni; e costoro vogliono il territorio di Marda per loro.

continua
Categoria: Muri
Luogo: Israele - Palestina