12/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Alta Corte dello Swaziland riconosce alle donne sposate il diritto di proprietà, a cinque anni dall'approvazione della nuova Costituzione.
Anita potrà finalmente essere intestataria di un appartamento, Thabsile invece riuscirà ad avere tutte le carte in regola per registrare la sua attività imprenditoriale. Sembra poco ma non lo è. Nello Swaziland la parità dei sessi è sancita - e solo da pochissimo tempo - sulla carta ma nella vita reale è lontana anni luce.
Il 23 febbraio, però, l'Alta Corte ha riconosciuto alle donne sposate di poter essere intestatarie di beni immobili e attività commerciali. Una decisione che crea un precedente e cristallizza un diritto introdotto cinque anni fa con il nuovo testo costituzionale, che rimpiazzava quello voluto da Re Mswati III.
Ma le leggi tradizionali sono rimaste in vigore anche dopo la riforma della Costituzione. "Sono andata in banca - racconta Thabsile Masuko - per chiedere un prestito per la mia attività, la banca me l'ha concesso ma il direttore voleva che fosse mio marito a firmare i documenti". "La banca non mi riconosce come un adulto che possa entrare legalmente in un contratto, per la legge io sono una minore che dipende dal marito", ha continuato l'imprenditrice. Le donne indipendenti, insomma, per quanto possano esistere in carne ed ossa, non esistono per la legge. Questa era la prassi fino alla sentenza dell'Alta Corte, l'organo giuridico supremo nel quale siede una sola donna, Justice Qinisile Dlamini che, codici alla mano, spiega quanto l'innovativa sentenza abbia bisogno di ulteriori revisioni per produrre frutti.
"Il vecchio Marriage Act N°47 risale al1964, prima dell'indipendenza (arrivata nel 1968). Quella legge si riteneva applicabile solo agli inglesi, in quanto era assodato che alle donne, in tema di matrimonio, si applicassero le leggi della tradizione locale". La sentenza della Corte si applica, infatti, solo alle donne sposate con una cerimonia civile e con un accordo di proprietà, cioè il 20 per cento delle mogli del Paese. La parte restante, la grande maggioranza, è ancora soggetta alle leggi consuetudinarie amministrate dai capi villaggio.
Nei matrimoni tradizionali è l'uomo ad avere un potere preponderante per una ragione culturale ma anche pratica; essendo praticata la poligamia, si è preferito centralizzare l'autorità anziché disperderla tra più nuclei familiari diversi.
Insomma, l'Alta Corte ha fatto un primo passo, molto importante, ma il percorso da fare verso la reale parità dei sessi è ancora molto lungo. 

Alberto Tundo
Categoria: Diritti, Donne, Politica
Luogo: Swaziland