stampa
invia
Quasi con sollievo arriva la notizia di oggi. Le brutture economiche che tingono i giorni e le settimane della Grecia, sono interrotte da un pertugio, piccolo ma considerevole.
La Grecia sta per fare, infatti, un passo stentato ma grande: oggi il Parlamento voterà sui singoli articoli del Disegno Legge che garantirà il riconoscimento d
el diritto di cittadinanza a figli di immigrati, nonché il diritto di voto, attivo e passivo,
alle elezioni amministrative per gli immigrati residenti. Tutto questo a determinate condizioni, è chiaro.
La legge stabilisce, quale requisito per il riconoscimento della cittadinanza greca, la quinquennale regolarità di entrambi i genitori del richiedente, se nato in Grecia. Per quelli non nati in Grecia, invece, la condizione posta dalla Legge, è quella di aver studiato per sei anni nelle scuole elleniche.
Eppure, inizialmente, si prevedeva che bastasse un solo genitore in regola o che fossero tre gli anni di scuola, perché un bambino o un ragazzo potessero diventare cittadini del paese. Stando ai calcoli fatti dell'insieme delle organizzazioni che si occupano di migrazione, la proposta introduttiva del Ministero degli Interni garantiva la cittadinanza di 80.000 dei circa 250.000 figli di immigrati che vivono in Grecia; con le nuove disposizioni il numero di riconoscimenti, invece, non dovrebbe superare i 15.000.
E' dunque certo che il Governo abbia ceduto alle proteste dei partiti della destra ma, almeno, qualcosa si muove nella palude della non logica, quella per cui un essere umano, nato e cresciuto in Grecia, non sia cittadino di questo stato e, nella maggioranza dei casi, neanche del paese d'origine. Nondimeno la nuova Legge, in una sua parte, è inquietante, quando dispone che, per il riconoscimento della cittadinanza ai maggiorenni, siano necessarie tre lettere di cittadini greci, che attestino la ‘'bontà'' del candidato. Non solo, i tre ‘garanti epistolari' devono essere altri dai testimoni richiesti dal comune e devono essere cittadini nati in Grecia. E' poi necessario l'esame di lingua, di educazione civica e storia. A parte le memorie molto sgradevoli che simili disposizioni suscitano qui come altrove, c'è da aspettarsi che nasca e fiorisca un ‘mercato' di garanti che attesteranno la nobiltà d'animo dei candidati dietro lauti compensi.
Per quanto riguarda, invece, la partecipazione - attiva e passiva - alle elezioni amministrative, essa sarà concessa solo per i Consigli comunali, agli immigrati con permesso di soggiorno ‘definitivo', regolari da almeno cinque anni. Va, inoltre, comprovata la capacità di parlare il greco dei candidati stranieri ad un Consiglio Comunale. Stando alle stime del Ministero degli Interni, coloro che possono richiedere di essere iscritti nei cataloghi elettorali sono 266.250, dei quali, però, 160.000 persone hanno origini greche.
E' chiaro come la Legge sul riconoscimento della cittadinanza greca faccia soffrire di dolori terribili gli autoproclamatisi difensori della purezza culturale del paese ed è anche vero che il governo non si è dimostrato abbastanza tenace contro le voci contrarie, e qualche volta isteriche, di chi vorrebbe fare della Grecia quello che non è mai stato e non potrà mai essere, uno stato isolato. Bisogna però riconoscere che la strada è stata finalmente imboccata.
Margherita Dean