11/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



La decisione legata a fattori di tossicita' nella produzione e nel trattamento delle armi contenenti il materiale

Secondo la International Coalition to Ban Uranium Weapons (Icbuw), organizzazione per la messa al bando delle armi all'uranio impoverito, gli Stati Uniti sarebbero in procinto di abbandonarne l'utilizzo nei proiettili a medio calibro.

La fonte della Icbuw e' la Maneuver Ammunition Systems, l'ente del governo Usa che si occupa dell'approvigionamento delle munizioni per l'esercito. Come riferito nel sito della Coalizione, l'ente starebbe cercando alternative all'uranio impoverito per lo sviluppo dei suoi proiettili da 25 e 30 millimetri, quelli usati dai mezzi blindati Bradley e dagli aerei A-10 Thunderbolt, questi ultimi tra i maggiori responsabili della contaminazione da uranio impoverito in Iraq e nei Balcani. A tale scopo, un programma di decontaminazione dell'impianto, costato 2 milioni di dollari e usato per testare le munizioni di 25 millimetri è vicino ad essere ultimato.
Tuttavia, un altro programma è stato mantenuto per futuri test delle munizioni di 30 millimetri dei Thunderbolt.

Tutti i siti a rischio radioattivo devono ottenere una licenza per il trattamento del materiale radioattivo, solitamente concessa dal Governo. Per le località nelle quali si testano munizioni a uranio impoverito le licenze sono molto più ardue da ottenere rispetto a quelle per il semplice trattamento o per la produzione delle stesse munizioni. Non è chiaro se la possibilità di essere prodotte rimane ora per entrambe le munizioni, o se gli Stati Uniti ne hanno una scorta sufficiente per coprire le future richieste. In ogni caso, i programmi di decontaminazione fanno pensare che un' ulteriore sviluppo di proiettili con uranio impoverito sia considerevolmente meno probabile.

Il Maneuver Ammunition System non ha specificato la ragione per la nuova strategia, ma sembra che alla base della scelta vi siano riflessioni legate all'inquinamento ambientale, oltre a questioni più banali, come la capacità penetrante dell'uranio, e le precauzioni che avrebbero dovuto essere prese durante la fase della produzione. Nel luogo autorizzato alle esercitazioni dei proiettili a 25 millimetri, vi era la necessità di iniziare la decontaminazione a partire da una certa data. Un certo numero di siti di proprietà privata precedentemente interessati alla produzione di armi all'uranio non erano stati decontaminati dai loro proprietari, che avevano lasciato il considerevole onere per la decontaminazione ai contribuenti americani.

Improntati alla cautela sono i commenti della comunita' scientifica, anche italiana. Uno dei massimi esperti in materia, Massimo Zucchetti, ingegnere nucleare e professore al Politecnico di Torino, parla di 'cauto ottimismo', nonostante sia un passo comunque 'importante'.

"Non possiamo aspettarci dai militari che per 20 anni hanno sostenuto che l'utilizzo dell'uranio impoverito non creava problemi una completa ammissione di responsabilita'. Il massimo che possiamo aspettarci realisticamente e' appunto che qualcosa si muova, a seguito di evidenze che stanno emergendo e di una migliorata consapevolezza da parte dell'opinione pubblica. Gia' da molto tempo vengono valutate vie d'uscita. Bisogna notare che dall'articolo dell' Icbuw si evidenzia il carattere strategico della probabile eliminazione delle armi a medio calibro, ma non si sa che decisioni verranno prese sugli arsenali che gia' posseggono gli Stati Uniti, ne' quando questa decisione verra' implementata realmente. La motivazione alla base non e' tanto quella dell'impatto ambientale delle munizioni quando queste vengono usate, quanto cio' che accade nella fase di trattamento e produzione. Siccome le licenze per i materiali radioattivi rappresentano una scocciatura per le industrie, allora forse e' piu' conveniente lasciar perdere l'uranio e usare altro, per esempio materiale non radioattivo".

Qual'e' l'alternativa all'uranio impoverito?

Il tungsteno, che pur non essendo radioattivo e' tossico chimicamente, cosi' come e' tossico chimicamente l'uranio. Il tungsteno costa molto di piu' e chi lo produce e' principalmente la Cina. Anche usandolo, poi, non e' detto che non possa essere anche piu' pericoloso dell'uranio. Un'altra alternativa potrebbe essere quella di fare trattamenti superficiali all'acciaio dei proiettili in modo da renderlo ultraduro e penetrante come l'uranio. Anche li' certi componenti leganti dell'acciaio, il vanadio o altri, sono metalli ugualmente cancerogeni. Quando il proiettile colpisce il bersaglio prende fuoco e le polveri si spargono nell'ambiente: che sia questo o quel metallo pesante, alla fine la pericolosita' e la tossicita' rimangono. L'ideale sarebbe abolirli tutti, i proiettili penetranti".

Luca Galassi

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