19/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Kosovo, le violenze non sono improvvise. Nella regione ci sono scontri e tensioni
ObilicUn bilancio che parla di almeno una trentina di morti, e di oltre cinquecento feriti. L'intera cittadina di Obilic, vicino a Pristina, evacuata dai serbi, che secondo fonti locali in queste ore sono vittime di un rastrellamento porta a porta da parte degli albanesi. Sono già quattordici in tutta la regione le chiese e i monasteri ortodossi ridotti in cenere, tra cui quella di Mitrovica sud. E mentre il premier serbo Voijslaav Kostunica decreta lo stato d'emergenza, le violenze scoppiate ieri nella regione kosovara non accennano a fermarsi.

Si parla di scoppio improvviso, di esplosione. Una fiammata, quasi si trattasse di una momentanea perdita di controllo. Per chiunque abbia frequentato le sponde dell'Ibar negli ultimi anni, gli episodi che si sono scatenati ieri a Mitrovica hanno decisamente un altro carattere, in cui di casuale c'è forse solo il giorno. Visto che ad esempio dal '99 non si vede un posto di lavoro, e visto che piano piano le organizzazioni umanitarie stanno facendo fagotto e ritornando da dove sono venute, richiamate da scenari che sembrano più urgenti e meglio finanziati, come Iraq e Afghanistan.

Unmik e Kfor hanno ridotto il loro personale, e basta guardare i ristoranti, che prima brulicavano di militari e ora alla sera sono quasi vuoti. Per le strade non si vedono più marciare così tanti ragazzotti in divisa che almeno un po' rassicuravano i passanti. La presenza più o meno amica di una forza internazionale si è diradata, per lasciare posto a quella tensione costante che la popolazione aveva avuto per un attimo il lusso di dimenticare. Oggi per le strade di Mitrovica non si scherza più, nemmeno i bambini. Soprattutto i bambini, che con i loro giochi sembravano avere avuto il potere di scatenare una rivolta di dimensioni regionali. Che sia vero o meno (alcune fonti hanno smentito la notizia dell'inseguimento che ha provocato la morte per annegamento di tre bambini albanesi), non è comunque normale che giocando si facciano annegare dei coetanei. Non è normale che anche a otto anni esista una differenza tra un bambino e l'altro, perchè uno è albanese e l'altro è serbo, perchè uno abita a sud e l'altro a nord di un ponte.

Obilic E chi glielo spiega, ai bambini? Non certo i genitori, che sono per la maggior parte disperatamente disoccupati. Non gli operatori di Unmik e Kfor, con i loro tentativi poco riusciti di utilizzare le ultime risorse. Racconta Bruno Maggiolo, volontario del C.a.v., che in questi giorni si trova a Mitrovica: "Gli ultimi interventi dell'Unmik sono stati fallimentari". Uno è un mercatino senza speranze di successo, situato al confine tra parte nord e sud, e mai frequentato. La folcloristica idea di partenza era quella di uno spazio commerciale multietnico, proposta mai accolta da chiunque tenesse alla propria pelle. Il secondo è stato un "Centro di distribuzione aiuti", aperto nel novembre 2003, ma rimasto vuoto nell'attesa che almeno qualche scatolone arrivasse. "Noi ci siamo proposti di collaborare" racconta Bruno "ma dopo poco abbiamo capito che il centro non veniva rifornito da nessuno, e abbiamo abbandonato".

Sono poche le associazioni italiane che continuano ad occuparsi di questa cittadina spesso citata a simbolo della divisione etnica nei Balcani: oltre al Cav, è presente qualche operatore di Assopace e la Caritas, che tramite i suoi referenti locali si occupa esclusivamente di selezionare le famiglie, classificare le necessità, segnalare i casi più disperati.

Ora è imminente il problema degli sfollati, che dopo gli attacchi delle ultime ore alle enclave si stanno riversando in città nella speranza di incontrare soccorso. Intanto è stata incendiata la chiesa ortodossa di Mitrovica sud, dal '99 circondata da filo spinato e presidiata giorno e notte dalla Kfor. Le notizie che filtrano nel tam tam generale lasciano spazio solo all'indignazione. Come quella di una ragazza serba impegnata in un progetto di assistenza agli albanesi, uccisa da un cecchino dello stesso popolo a cui prestava il suo servizio volontario. La situazione è precipitata. Ma non, come molti credono, nelle ultime ventiquattro ore. La situazione stava precipitando da mesi, mentre sotto alla superficie piatta dell'abbandono armi e uomini ancora una volta organizzavano una sommossa.
 
Francesca Micheletti
 
Categoria: Guerra, Popoli
Luogo: Serbia