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Brutale e molto violenta. Così viene definita da Aminatou Haidar, attivista saharawi che si occupa dei diritti dell'uomo, la repressione messa in atto dalla polizia marocchina di due manifestazioni pacifiche svoltesi nei giorni scorsi sul territorio africano.
La Haidar, che si trova attualmente in Spagna, spiega che "la polizia e i servizi segreti marocchini hanno represso violentemente una manifestazione organizzata nel quartiere di Maatala, nel cuore della città principale del Sahara occidentale, Laâyoune, per accogliere 12 attivisti che rientravano dai campi profughi saharawi di Tindouf", nel sud dell'Algeria. L'attivista ha inoltre aggiunto che la polizia ha bloccato l'accesso all'ospedale dove le vittime avevano intenzione di farsi medicare.
Tra gli aggrediti, oltre a esservi diverse donne, figura anche Sabbar Brahim, segretario generale dell'Associazione di vittime di violazioni dei diritti dell'uomo da parte del governo marocchino e Ennaama Asgari, vice-presidente del Comitato per il rispetto delle libertà e dei diritti umani nel Sahara Occidentale.
L'area è da tempo teatro di scontri tra il Fronte Polisario, sostenuto dall'Algeria, che richiede un referendum di autodeterminazione che includa l'opzione dell'indipendenza, e il Marocco, che ritiene la zona parte integrante del proprio territorio.