09/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Un rapporto di Human Rights Watch ha rivelato il coinvolgimento dei caschi blu della Missione Onu in Congo alla violazione dei diritti dei civili perpetrata dai ribelli hutu e dall'esercito di Kinshasa.

Millequattrocento civili uccisi "deliberatamente". Il massacro denunziato da Human Rights Watch si consumato nei primi mesi del 2009 ai danni della popolazione congolese del Kivu, terra maledetta nell'Est della Repubblica Democratica. La regione è occupata fin dal 1998 dai ribelli ruandesi del Fronte Democratico per la Liberazione del Ruanda (FDLR), miliziani di etnia hutu fuggiti dal proprio Paese in seguito alla guerra civile del 1994 e che oggi sono coinvolti nei fatti insieme all'esercito congolese e ai caschi blu della missione Monuc delle Nazioni Unite.

La denuncia. Arriva a distanza di un anno dall'accaduto che sconvolse il paese africano nei giorni in cui l'esercito congolese, appoggiato dalle truppe internazionali delle Nazioni Unite, diede vita all'ultimo atto dell'operazione per cacciare dal suolo nazionale i ribelli Hutu. Il piano era stato concordato nel 2008 dal governo di Kinshasa e da quello di Kigali, quest'ultimo in mano al presidente Paul Kagame, capo della resistenza tutsi all'epoca del genocidio. La missione, trasformatasi in guerriglia, divenne presto l'incipit di una serie di abusi sulla popolazione civile. Il gruppo umanitario internazionale ha reso pubblico, oltre l'uccisione indiscriminata di donne e bambini, anche numerosi episodi di violenza sessuale commessi tanto dai ribelli quanto dalle forze regolari.

La posizione dell'Onu. Le Nazioni Unite sono presenti nella Repubblica Democratica del Congo in missione di peacekeeping dal 1999 con circa 20mila uomini - il più importante contingente di pace al mondo. Lo scorso dicembre è stato votato un rifinanziamento del mandato che lascerà i caschi blu sul posto almeno fino al prossimo maggio anche se il presidente congolese Joseph Kabila vorrebbe che i soldati della truppa internazionale non lasciassero il paese prima delle prossime elezioni presidenziali previste per la metà del 2011.
Intanto dal quartier generale di Monuc è arrivata, seppur con una discreta dose di moderazione, la dichiarazione di estraneità ai fatti. Alan Doss, capo della missione Onu, ha sostenuto, sorvolando sulle domande dei giornalisti, che l'offensiva contro i ribelli nella RDC orientale sta per terminare lasciando comunque aperta la possibilità per le Nazioni Unite di supportare nuove offensive in futuro. Evasive anche le affermazioni di Madnoje Mounoubai, portavoce di Monuc, che ha detto: "le unità dell'esercito congolese che partecipano gli attacchi sono state preselezionate, un battaglione implicato in violazioni dei diritti non riceverà il sostegno della forza di pace delle Nazioni Unite". Nessuna ammissione di colpa, nessuna promessa sull'apertura di una possibile indagine interna.

Interessi in gioco. Sono quelli di molti multinazionali che dal 1998 dissanguano, letteralmente, la Repubblica democratica attraverso commerci illegali di pietre e metalli preziosi fra i quali il coltan usato per la fabbricazione dei telefoni cellulari. I carichi di questi minerali, presenti in grandi riserve nella RDC, escono dal Paese anche attraverso il Ruanda che usa la zona del Kivu come una dogana irregolare gestita dai ribelli. Il compito di Monuc sarebbe, appunto, quello di aiutare lo sgombro delle impenetrabili roccaforti degli hutu. Sta accadendo, invece, che da ben dodici anni le forze militari internazionali sulle quali manca un capillare controllo istituzionale, approfittano del caos per depredare il Kivu di oro e diamanti trasportati fuori confine - hanno appurato diversi racconti di testimoni oculari - con gli elicotteri.

Il risultato è una calma piatta sostenuta da silenzi stampa e dichiarazioni di cortesia che, spesso, non riescono a nascondere un certo imbarazzo della comunità internazionale di fronte all'agghiacciante rapporto fra vite perse e ricchezze guadagnate.

Antonio Marafioti

 

Parole chiave: Congo
Categoria: Diritti, Guerra, Risorse, Politica
Luogo: Rep. Dem. Congo