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Secondo quanto riportano fonti ufficiali, l'Uganda avrebbe previsto il trasferimento di circa mezzo milione di persone che vivono in zone montuose a grave rischio frane. In base alle dichiarazioni rilasciate da Musa Ecweru, il segretario di Stato incaricato della gestione delle catastrofi naturali, "il numero complessivo di abitanti minacciati dalle frane è di circa 500mila"; il funzionario ha inoltre aggiunto che una volta terminate le operazioni di soccorso sarà previsto un piano di ricollocazione della popolazione coinvolta, in quanto le zone attualmente abitate sono considerate troppo pericolose.
La decisione è stata presa in seguito al grave smottamento che lo scorso primo marzo ha causato più di 300 dispersi; a causa di violente piogge torrenziali, tre villaggi delle zone montuose dell'Elgon, alla frontiera con il Kenya, in cui abitano 300mila persone, sono stati colpiti dalle frane, mentre altre 200mila risiedono nell'ovest del paese, in una regione anch'essa montuosa e soggetta a smottamenti. Un portavoce dell'Alleanza per la terra in Uganda, un'organizzazione che si occupa di distribuzione e ripartizione delle terre, si è dimostrato perplesso riguardo alla possibilità di ricollocare la popolazione, dichiarando che è impossibile, nel paese, trovare aree che non siano di proprietà di qualcuno.