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Un giorno dopo l'annunciata disponibilita' dell'Autorita' nazionale palestinese ad iniziare colloqui indiretti con la mediazione americana, e a poche ore dall'arrivo della delegazione Usa a Gerusalemme, il ministero della Difesa israeliano ha approvato un progetto per la costruzione di 112 nuove abitazioni in Cisgiordania.
Malgrado la moratoria di dieci mesi imposta ai progetti della regione, Ehud Barak ha concesso un permesso speciale di costruzione a Beitar Illit "dovuto a problemi di infrastrutture e sicurezza", si legge in un comunicato. Si tratta, ha spiegato la nota, di un progetto approvato dal governo Olmert e quindi prima del congelamento provvisorio degli insediamenti voluto dall'attuale premier Benjamin Netanyahu. Beitar Illit e' un insediamento ebraico ortodosso situato a sud-ovest di Gerusalemme. Il congelamento escludeva in origine tutti i progetti già avviati, oltre a non riguardare in nessuna maniera Gerusalemme est, la parte a maggioranza araba della città la cui annessione allo Stato ebraico non è riconosciuta dalla comunità internazionale. Secondo il ministro dell'Ambiente Gilad Erdan, il caso di Beitar Ilit rientrerebbe proprio fra le eccezioni previste per i cantieri già aperti.
A fine febbraio, la commissione israeliana per la costruzione di nuovi insediamenti aveva dato il via libera a un piano di nuove unita' abitative a Gerusalemme Est, vicino al sobborgo di Pisgat Zeev e nell'area palestinese di Shuafat; originariamente le case previste erano 1.100, ma sono state ridotte a 600 quando è risultato che alcune terre erano proprietà privata di palestinesi. Già più di 200mila israeliani vivono a Gerusalemme Est e nelle zone limitrofe della Cisgiordania, occupate dopo la guerra del 1967 e considerate parte indivisibile della città biblica. I palestinesi vogliono invece Gerusalemme Est come capitale di un futuro stato nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania.
L'annuncio di oggi rischia in ogni modo di proiettare nuove ombre sull'appena annunciata ripresa di negoziati indiretti fra Israele e l'Anp, mediati dagli Usa e a poche ore da una visita nella regione del vicepresidente americano, Joe Biden, la piu' alta carica statunitense a recarsi in Israele dall'elezione di Obama. Giusto ieri i palestinesi si erano detti pronti a rientrare in colloqui indiretti con Israele per rilanciare il processo di pace. Il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, ha riferito oggi che la decisione israeliana rappresenta un sabotaggio del processo. I palestinesi avevano interrotto i colloqui di pace dopo l'offensiva lanciata da Israele contro la Striscia di Gaza nel dicembre 2008.
Peace Now, un gruppo umanitario israeliano, ha detto che il via libera ai nuovi insediamenti solleva pesanti interrogativi sulla volonta' di Israele di impegnarsi in un processo di pace: "Il governo israeliano saluta il vice-presidente degli Stati Uniti dimostrando di non avere alcuna genuina intenzione di fare avanzare il processo di pace". Secondo il diritto internazionale, tutti gli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est sono considerati illegali.