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L'ultimo bilancio è di cinquecento morti ma le cifre dell'ennesimo atto di una guerra strisciante etno-religiosa che insanguina la Nigeria centrale sembra destinato a salire; decine di cadaveri giacciono ancora in un impasto di sangue e fango e nessuno li ha ancora spostati. Le cifre fornite dagli ospedali, e riferite dal governatore del Plateau David Jang e dal commissario di Stato per l'Informazione Gregroy Yenlong, sono quindi parziali.
Gli assalti. I fatti. Sono circa le tre della notte tra sabato e domenica, quando bande di uomini armati di pistole e machete svegliano gli abitanti dei villaggi di Dogo Nahawa, Ramsat e Kamang e Zot, costringendoli sotto la minaccia delle armi ad uscire dalle loro case di legno e lamiere. Nella ressa agli aggressori basta menare fendenti con i loro coltellacci ed è subito un massacro.
Muoiono centinaia di persone, prevalentemente donne, bambini e anziani, cioè coloro che non sono riusciti a scappare velocemente e a mettersi in salvo.
Peter Gyang, di Dogo Nahawa, ha raccontato di essersi nascosto in un edificio in costruzione e di aver visto gli assalitori intonare strani canti prima di uccidere gli abitanti. David Nang ha detto all'agenzia Nan che le bande sono calate sul villaggio "di notte e ci hanno attaccati mentre dormivamo; hanno appiccato fuoco alle case e sparato alcuni colpi di pistola per costringere gli uomini fisicamente dotati a scappare".
L'episodio è avvenuto a dieci chilometri a sud della città di Jos, la capitale dello stato nigeriano del Plateau, proprio a ridosso della linea di confine che separa il nord del Paese a prevalenza musulmana (i dodici stati del nord della federazione nigeriana, spronati da sponsor sauditi, hanno adottato la legge islamica, la sharia) dalle regioni dove invece sono predominanti i cristiani pentacostali.
Lo spettro della pulizia etnica. Intanto, il presidente facente funzione Goodluck Jonathan (che sostituisce Yar'dua, ricoverato in Arabia Saudita) ha messo le forze di sicurezza in stato d'allerta.
La religione in Nigeria è strumento per infiammare gli animi ma è solo un pretesto. La guerra che oppone cristiani e musulmani ha in realtà risvolti politici, economici e tribali. Ma è un conflitto combattuto da quelli che spesso sono semplici vicini di casa, persone che hanno vissuto gomito a gomito per decenni. La stessa Jos, la città capitale del Plateau che adesso è sinonimo di disordini e massacri indiscriminati, è stata a lungo il simbolo della convivenza e della contaminazione. Un simbolo che che fa paura a chi ha deciso di scommettere sulla guerra.
Una guerra senza regole, combattuta da bande e non da eserciti e quindi ancora più brutale. "Non è altro che pura e semplice pulizia etnica", ha detto Yenlong.
E infatti questa matrice sembra pesare quanto quella religiosa. I quattro villaggi attaccati sono abitati da gruppi di etnia Berom, mentre gli assalitori sono stati identificati come Fulani.
Una catena di massacri. La Nigeria è un Paese enorme, grande tre volte l'Itala e con una popolazione che si aggira sui 150 milioni di persone, divise in un mosaico di etnie e tribù diverse, per cui se il conflitto cristiano-musulmano è quello più evidente, non è certamente l'unico.
Né quello di domenica è il primo massacro. Soltanto il 17 gennaio, bande di cristiani pentacostali hanno assaltato il villaggio di Kuru Karama, uccidento 150 persone. Secondo i funzionari nigeriani, l'eccidio di domenica notte sarebbe da leggere proprio come una rappresaglia per il massacro di Kuru Karama.
E ancora. Nel novembre 2008, una disputa legata allo svolgimento di elezioni locali provocò scontri che durarono due giorni, con un bilancio di 700 morti. Altri tristissimi precedenti si sono registrati nel 2001 e nel 1994.
Periodicamente, insomma, in Nigeria esplode incontrollata violenza di matrice etnica e relgiosa. La cosa prooccupante è che questi episodi stanno diventando più frequenti.
In gioco c'è l'accesso alle risorse, deciso in base ad una sorta di elementare "spoil system" per cui il potere tende a trasmettersi in base a linee etno-religiose e ad escludere coloro che non appartengono alla stessa comunità. La cattiva notizia è che questa faglia è arrivata anche ai servizi di sicurezza, all'intelligence e all'esercito.
Alberto Tundo