05/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il leader conservatore deve affrontare una campagna elettorale tra sponsor ingombranti e rivelazioni sgradite

Per affrontare una campagna elettorale nazionale, occorrono naturalmente grandi investimenti e fanno comodo anche sostenitori importanti. Lo sa bene anche David Cameron, il giovane leader conservatore che sembrerebbe avviato a vincere le prossime elezioni britanniche di giugno. Anche se il Partito Laburista sembra facilitargli il compito, con gli errori e le gaffes di Gordon Brown, Cameron deve ugualmente organizzare una campagna efficace, che possa convincere la Gran Bretagna a ridare il potere ai conservatori dopo il decennio blairiano e del New Labour. Un po' a sorpresa, Cameron ha ottenuto oggi un endorsement che dovrebbe, negli intenti di chi lo ha ufficializzato, dargli un sostegno in un periodo delicato per i conservatori, tra scandali fiscali, sondaggi errati e programmi incerti.

Robert Mugabe, presidente e padre-padrone dello Zimbabwe, ha espresso il suo apprezzamento per Cameron, assicurando che con lui si potrà lavorare benissimo come con tutti i conservatori britannici. Altro che quel "piccolo uomo" di Tony Blair, come ebbe a dire nel 1999.
Non è difficile interpretare il silenzio di Cameron a riguardo. Perlomeno sarà un po' imbarazzato. Sia per sé che per il suo partito. Lavorare bene con Mugabe non deve essere proprio un vanto, specialmente in campagna elettorale.
I tories sono più coraggiosi, secondo Mugabe, non come i laburisti che non sanno neanche relazionarsi con le persone. E che hanno imposto sin dal 2002 sanzioni allo Zimbabwe. Probabilmente Cameron avrebbe dunque fatto volentieri a meno di un appoggio così pesante e controverso, ma la politica, si sa, vive di realismo e concretezza, non solo di slogan e sani principi. Il più accreditato a diventare il nuovo premier inglese dovrà dunque farsene una ragione, anche se a malincuore.

Eppure la campagna elettorale di Cameron continua ad essere accidentata e disseminata di errori, incertezze e rivelazioni clamorose. Nelle stesse ora in cui Mugabe ricordava che fin dai tempi della Lady di Ferro Thatcher è sempre andato d'accordo con i conservatori inglesi, rimbalzano notizie interessanti anche dagli Usa, paese con cui Cameron dovrà fare inevitabilmente i conti. Letteralmente. Come se non bastassero le spese per la propria campagna, l'enfant prodige della politica d'Oltremanica non si risparmia neanche per i colleghi americani. Un documento interno del Partito Repubblicano, che doveva rimanere ignoto ai più ma che qualcuno ha perso in una camera d'albergo, elenca i benefattori del Grand Old Party, che già adesso si stanno prodigando per riportare i conservatori al potere. Tra questi figura proprio David Cameron. Un incontro organizzato con lui nello scorso settembre avrebbe portato nelle casse dei Repubblicani almeno ottantamila dollari. A dire il vero, nulla di strano che partiti storicamente e "ideologicamente" vicini ed alleati si sostengano anche economicamente. Allora perché il documento doveva rimanere segreto?
Adesso lo sa anche Cameron. Perché una campagna elettorale si conduce spesso anche con mezzi poco nobili. E i Repubblicani non si sono risparmiati durante la lunga campagna presidenziale del 2008, figurarsi adesso che Obama è vicino alla metà del suo mandato. Infatti il documento non è solo una lista tecnica di cifre e di donazioni al partito dell'Elefante. Con piglio da cartoonist, qualche umorista repubblicano ha infatti scelto di rappresentare il presidente come il Joker di Batman, la speaker della Camera Nancy Pelosi come Cruella DeVil e il leader democratico al Senato Harry Reid come Scooby Doo. Titolo della vignetta: "L'impero del Male". Forse troppo per il serio ed elegante David Cameron.

Cameron, lo stesso che salutò l'elezione storica di Obama con entusiasmo quasi superiore a quello di Gordon Brown. Dal quale probabilmente sta ora imparando come si fa a distruggere una campagna elettorale.

Giorgio Caccamo