05/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo zambiano ha varato degli emendamenti al codice penale per tutelare con più efficacia i diritti femminili

L'esecutivo zambiano ha deciso di proporre degli emendamenti al codice penale per tutelare maggiormente i diritti femminili che quotidianamente vengono calpestati. A spiegare il progetto è stata Sarah Sayifwanda, ministro delle Pari opportunità e delle donne nello sviluppo, ricordando che lo Zambia possiede ancora un elevato tasso di violenza contro le donne e le bambine. Il ministro, che ha partecipato a New York a una sessione della Commissione delle Nazioni unite sulla condizione femminile, ha inoltre reso noto che il governo zambiano ha deciso di varare un nuovo Piano di azione nazionale contro la violenza sessista, una delle principali piaghe del Paese, e di istituire un Fondo per l'emancipazione economica dei cittadini.

“Le donne – racconta Letizia Antognazza che vive i Zambia da quattro anni e lavora nell'ambito della cooperazione internazionale e in quello missionario – sono dominate in ogni aspetto della vita e la violenza contro di loro è la norma. La campagna del governo è un buon segnale e mi auguro che porti a dei risultati concreti e che non sia solo propaganda”. Per le strade di Lusaka e delle principali città zambiane sono stati affissi degli enormi cartelli, prodotti con finanziamenti internazionali, nel tentativo di bloccare la spirale di violenza contro le donne. “I cartelloni – spiega Letizia – ritraggono uomini nell'atto di commettere violenze sulle donne, accompagnati da scritte del tipo:«Fermati, potrebbe essere tua figlia o tua madre». Il problema è che che hanno una grafica molto occidentale e soprattutto sono in pochi a poterli leggere. Da quando vivo in Zambia ho visto capitare dei fatti allucinanti. Bambine violentate dal proprio padre, perché disobbedienti. A determinare questi comportamenti non è la cultura tradizionale, ma la miseria”.

In Zambia circa il 70 per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno e sarebbe proprio la miseria, secondo la cooperante, a far scattare le violenze . Violenze che si consumano soprattutto nelle città, dove il disagio sociale è molto forte. “In Zambia – dice Letizia- c'è una diseguaglianza economica e sociale fortissima. Si trovano persone ricchissime e altre che non hanno nulla. Abbandonano le campagne per trasferirsi in città, pensando di trovare una vita migliore. Ma così non è. Spesso molti uomini iniziano a bere e, quando tornano nelle baracche ubriachi, sfogano la loro rabbia contro mogli e figlie. Ho lavorato con AbcZambia, una onlus che si occupa di educazione, che aveva aperto una scuola per bambini orfani o comunque provenienti da ambiti disagiati. Molte bimbe erano state abusate e, come ovvio, era molto faticoso farle parlare, sfogarsi”. Nonostante i tanti episodi discriminanti verso le donne, qualcosa sta cambiando positivamente nel Paese africano e si inizia a prendere coscienza della dignità della donna. “C'è una generazione di giovani – conclude Letizia – che ha maggiore sensibilità, sta modificando la propria vita di coppia e ha maggiore considerazione della dignità femminile. Lo Zambia è un Paese con tanti problemi, ma non è fermo e si sta muovendo per risolverli”.

Benedetta Guerriero

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