05/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



A nove mesi dalle ultime elezioni, continua il braccio di ferro tra il premier Berisha e l'opposizione. Una prova di forza in cui non ci sono vincitori ma dove perde il Paese.

Si notano pochi segnali di schiarita nel cielo di Tirana e l'Albania è ancora nel pieno di una crisi politica che sta paralizzando il paese da oltre sei mesi. Un muro contro muro tra il Partito democratico di Sali Berisha e quello socialista di Edi Rama, sindaco di Tirana e leader dell'opposizione.
L'Aventino albanese. Una crisi cominciata lo scorso 28 giugno, giorno in cui si tennero le elezioni per il rinnovo del Parlamento, vinte per un pugno di voti da Berisha, che riuscì a formare un governo trovando il sostegno di alcune piccole formazioni e arrivando a controllare 75 voti dei 140 disponibili in Parlamento. Una maggioranza troppo esile per garantire un governo stabile, messa subito sotto accusa dai Socialisti che sin da subito hanno denunciato brogli elettorali nel conteggio delle schede. La stessa Osce riscontrò irregolarità in 22 dei 66 centri in cui si svolsero gli scrutini. E quando a settembre il Parlamento si riunì per la prima volta, Rama e i suoi abbandonarono i lavori, in una sorta di Aventino albanese.
I due gruppi continuano a parlare lingue diverse. Rama chiede insistentemente un riconteggio dei voti che il premier, pur favorevole al varo di una commissione d'inchiesta sulla regolarità della consultazione, non ha intenzione di concedere.
Questo dialogo tra sordi ha lasciato intravedere una qualche possibile soluzione il 25 febbraio, quando i 64 deputati socialisti, dopo sei mesi d'assenza, sono tornati ad occupare i loro posti in Parlamento. In realtà, più che un gesto distensivo, si è trattato di una dimostrazione di pragmatismo e attaccamento al seggio da parte dei deputati, che la settimana successiva sarebbero stati sostituiti. La Costituzione albanese, infatti, fissa un limite alle assenze dei parlamentari, oltre il quale scatta la sostituzione.
In questo sfacelo, non ci sono vincitori. Ha perso Berisha, in termini di credibilità e consenso, ha perso Rama, la cui scelta di scommettere sulla prova di forza non ha prodotto nulla ed è stata duramente criticata anche all'interno del suo stesso partito, dove i suoi oppositori affilano i coltelli e scaricano su di lui e sulla sua campagna elettorale, e non sui presunti brogli, il peso della sconfitta.
Ma ha perso anche l'Albania, il cui percorso verso l'ingresso nell'Unione Europea ha subito una battuta d'arresto. Il Parlamento, infatti, non ha approvato tutte quelle leggi che avrebbero avuto bisogno di una maggioranza qualificata (i tre quinti, cioè 84 voti), molte delle quali necessarie per il processo di integrazione, come ade esempio quella che dovrebbe riformare il Codice Penale.

L'Europa si allontana? Questo stallo getta più di un'ombra sulla credibilità dell'Albania come membro dell'Unione. Tirana aveva avanzato formale richiesta di candidatura lo scorso aprile, subito dopo l'ingresso nella Nato. Per diventare ufficialmente una candidata, con l'inizio dei colloqui di adesione, dovrà aspettare il parere favorevole della Commissione, che arriverà presumibilmente nella seconda metà di quest'anno.
Ma già a ottobre, il rapporto della Commissione sui futuri stati candidati avvertiva che l'Albania è ancora carente per quanto riguarda lo stato di diritto, l'indipendenza della magistratura e dei media. Lo scorso 11 novembre, inoltre, il Commissario per l'Allargamento dell'Unione, Olli Rehn, aveva dichiarato che se la paralisi politica fosse continuata, l'Albania avrebbe dovuto aspettarsi un parere negativo.
A dicembre, da Bruxelles era già arrivato un altro schiaffo, quando l'Albania era stata esclusa - con la Bosnia erzegovina - dall'elenco dei Paesi cu sarebbero stati estesi gli accordi per la libera circolazione delle persone. Per Serbia, Macedonia e Montenegro cadde il regime dei visti. Non per Tirana. "Qui è in gioco la prospettiva europea dell'Albania", ha detto l'ambasciatore spagnolo Manuel Montobbio de Balanzo, dopo un vertice tra diplomatici svoltosi nella capitale albanese.
Questo spiega l'attivismo del presidente Bajram Topi, la cui attività di mediazione negli ultimi due mesi è diventata quasi febbrile. A metà febbraio, era riuscito ad organizzare un incontro tra Berisha e Rama, che tuttavia si era concluso con un nulla di fatto.
In questo quadro a tinte fosche, va registrata - è notizia dell'altroieri - la condanna di tre commissari elettorali al pagamento di una multa per le irregolarità verificatesi nel corso delle votazioni nel distretto di Shkodra. Altri sei sono in attesa di giudizio a Fier.
Non è il riconteggio delle schede chiesto da Rama e dai Socialisti ma potrebbe essere un primo, incerto passo verso il superamento dello stallo.

Alberto Tundo

Luogo: Albania