04/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo gli ultimi arresti, Madrid non esclude che l'Eta torni a colpire. Ma la sinistra indipendenstista riapre il tavolo negoziale

Tre arresti pesanti. Secondo quanto riportato dal quotidiano El Pais, li hanno sorpresi di primo mattino, a Caen, nella Bassa Normandia. I tre spagnoli che avevano preso in affitto per una settimana quella casa colonica nella campagna francese avevano documenti contraffatti, come false erano le targhe della loro auto, una Peugeot 407 SW.
Sono stati questi elementi che hanno fatto insospettire gli investigatori francesi e messo in allarme quelli spagnoli. Li hanno tenuti d'occhio, li hanno osservati e hanno fatto scattare gli arresti domenica mattina, quando hanno avuto la certezza che quei tre erano membri dell'Eta, l'organizzazione basca che l'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno inserito nell'elenco delle formazioni terroristiche.
Erano Ibon Gogeascoechea Arronategui, Beinat Aguinagalde Ugartemendia e - ma il suo nome ha cominciato a circolare solo lunedì pomeriggio, per esser confermato il giorno dopo - Jose Lorenzo Ayestaràn Legorburu, rispettivamente di 54, 26 e 52 anni. Un bottino niente male, dal momento che Arronategui è considerato il nuovo responsabile militare della formazione mentre Legorburu sarebbe uno dei membri storici del gruppo, beneficiario dell'amnistia del 1977, responsabile di 10 omicidi. Ugartemendia è una delle nuove leve; giovane si, ma già ricercato per due omicidi commessi nel 2008.
Arronategui sarebbe parte di quella "triade" che secondo gli investigatori governerebbe il Comitato esecutivo, e di cui farebbero parte suo fratello Eneko e Mikel kabikoitz carrera, il responsabile dei "commandos" dell'Eta.


"I mesi peggiori nella storia dell'Eta". Comprensibile allora la soddisfazione del ministro dell'Interno spagnolo, Alfredo Pèrez Rubalcaba, che nel commentare l'arresto dei tre dichiarava: "Abbiamo messo in carcere la cupola, la base, quelli che commettono attentati e quelli che li giustificano, tutta la struttura ma questo non ci libera dal rischio di attentati perché l'Eta ha le peggiori intenzioni". Quali fossero queste "intenzioni", lo spiegano fonti citate dal quotidiano spagnolo, che ha più volte dimostrato di avere ottime entrature negli apparati di sicurezza: un sequestro imminente, da portare a segno durante il semestre di presidenza spagnola dell'Ue (da gennaio a giugno di quest'anno. Tra gli oggetti sequestrati con l'operazione di Caen (due pistole, un revolver, documenti falsi e materiale informatico) infatti, gli agenti hanno trovato anche un paio di manette, che hanno suggerito l'idea che l'Eta stesse organizzando un rapimento di una "personalità molto importante dal punto di vista sociale". Le stesse fonti sviluppano il ragionamento e concludono che solo un'imminente azione eclatante spiega cosa avesse portato in un remoto villaggio francese tre pezzi da novanta dell'organizzazione, in un "briefing" di una settimana: "Deve trattarsi di qualcosa di speciale e il secuestro quadra con tutti questi elementi". L'Eta è un'organizzazione che negli ultimi mesi ha subito colpi molto duri.
"(Gennaio e febbraio) sono stati peggiori mesi per l'Eta di tutta la sua storia", ha sottolineato compiaciuto Rubalcaba, riferendosi ai 32 arresti eseguiti negli ultimi due mesi.
Ma anche prima dei due mesi terribili, le cose non andavano granché bene. Arronategui, infatti, è il quinto dei cosiddetti "capi" dell'Eta a venir catturato in nemmeno due anni: prima di lui sono finiti in manette Garikoitz Aspiatzu, Francisco Javier Lopez Pena, Aitzol Iriondo e Jurdan Martinegi, sempre presentati come i "nuovi leader" dell'Eta. Ora, è vero che il gruppo basco ha dimostrato di avere un'organizzazione a spirale, tale per cui per ogni testa che cade ce n'è subito una già pronta e operativa, ma cinque uomini del vertice presi in due anni sono un colpo che ha messo a dura prova un'organizzazione ormai braccata. Non più solo sui Pirenei francesi dove la polizia spagnola può già girare armata, ma anche nella Francia settentrionale o in Portogallo, dove l'Eta ha creato nuovi luoghi sicuri. La conferma è arrivata il 21 giugno 2007, quando la polizia trovò 130 chili di esplosivo nascosti in un'auto parcheggiata a Bayamonte, nei pressi del confine meridionale portoghese, a due settimane dalla dichiarazione con cui l'Eta annunciava la fine del "cessate il fuoco permanente".
Questo spiega il progetto coltivato a Madrid di stringere rapporti di collaborazione speciali con Lisbona, sul modello di quelli in vigore con le autorità francesi. Di qui anche la crescente cooperazione tra il Servicio de Informaciòn della Guardia Civil e la Direzione centrale per l'informazione interna della polizia d'oltralpe e della polizia spagnola con quella catalana e basca. E poi ci sono i satelliti americani, già prestati all'Italia e impiegati nell'arresto di un importante boss mafioso e adesso al servzio del Centro Nacional de Inteligencia.


La sinistra basca ha preso l'iniziativa. Ma se non è certo che l'Eta possa tornare a colpire - e a sopportare una nuova ondata repressiva - ancora meno scontato è il fatto che voglia. A leggere il suo comunicato del 31 dicembre, s'intuisce che l'opzione "diplomatica" sia prevalsa sulla linea dura.
Il testo, pur nel ridondante linguaggio politico, è chiaro e dimostra come il gruppo approvi le recenti aperture fatte da "izquierda abertzale", nome che identifica il movimento politico di Batasuna, messo fuori legge dalle autorità spagnole: "Dobbiamo congratularci con izquierda abertzale per la forza e la fermezza che ha dimostrato in questi anni, perché nonostante tutti gli attacchi, è salda nella lotta, con la testa alta, facendo proposte e unendo il pugno alla mano tesa".
Il comunicato lo dice chiaramente: l'Eta si riconosce ancora nei principi alla base dello schema di Anoeta, l'ultimo tavolo negoziale.
"Ponendo l'accento sull'accelerazione e il rafforzamento del popolo, l'Eta si riafferma nei principali schemi di Anoeta. Essendo il processo democratico un processo che deve dar voce al popolo, perché il popolo abbia voce, la sopracitata attivazione popolare sará la principale garanzia, motore e asse di trazione".
Ancora più chiaro il senso in un altro passaggio: "La sinistra popolare ha parlato e l'Eta ha fatto sue quelle parole".
Ma cos'ha detto la sinistra basca? Ha proposto di rilanciare il negoziato tra le parti, precisando che ciò avrebbe significato rinunciare alla violenza. L'Eta ha approvato il piano di quello che viene malamente descritto come il suo braccio politico.
La palla allora andrebbe al governo Zapatero, che però è già corresponsabile del fallimento del 2006. Allora l'Eta aveva proposto un cessate il fuoco permanente, un gesto di buona volontà che avrebbe dovuto rendere possibile il dialogo e il raggiungimento di un'intesa. Sarebbe bastato che Zapatero decidesse di porre fine alla pratica della dispersione carceraria dei membri dell'Eta e dei sostenitori della causa indipendentista più in generale, permettendo loro di scontare la pena vicino alle rispettive famiglie, o riammettesse Batasuna tra le organizzazioni legali. Dal governo, però, non arrivò nessun segnale e così sfumò la politica della mano tesa varata da Zapatero nel 2005.
In fine, si registra fermento anche nel centro-destra basco, più precisamente nel Pnv, il Partito nazionalista, che ha varato l'iniziativa "Ados!",la quale mira ad una riforma dello Statuto basco che porterebbe ad un aumento dei poteri di Euskal Herria (i Paesi Baschi), basato su un "sistema bilaterale di garanzie" con la Spagna. Il piano farebbe del Pnv il perno di un nuovo polo di centro, a metà tra quello unionista, rappresentato da socialisti e popolari baschi e quello indipendista di izquierda abertzale.

Alberto Tundo

 

Categoria: Guerra, Politica, Popoli, Armi
Luogo: Spagna