03/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Amnesty International chiede la liberazione dei dissidenti cubani

"A Cuba ormai siamo quasi arrivati al settimo anniversario della retata del marzo 2003 contro la dissidenza interna. La retata in questione avvenne proprio all'ombra dell'attacco Usa all'Iraq e quindi in un periodo di massima distrazione per il mondo. Oggi dopo sette anni possiamo dire che la situazione è forse peggiore di allora perchè dei 75 prigionieri di coscienza che Amnesty adottò allora solo una ventina circa sono stati rilasciati. E sono stati liberati solo per una mera questione di salute e non perché siano stati riconosciuti innocenti in un processo d'appello. Questo è molto triste da constatare" racconta dalla sede di Amnesty International sezione Italia, il portavoce Riccardo Nouri.
"Ed è altrettanto triste constatare che lo sciopero della fame sia una soluzione così estrema e anche l'unica forma di protesta nelle mani di questi detenuti, essendo del tutto impossibile riuscire a ottenere una vittoria in fase processuale" dice Nouri.
Insomma, anche a livello internazionale la morte di Zapata ha lasciato il segno. Forse, anche i più vicini a Cuba questa volta non hanno digerito il modo in cui è stata gestita la questione Zapata, tanto meno hanno condiviso i modi con cui le autorità dell'Havana hanno fatto svolgere le esequie dell'uomo. Perchè di un uomo si tratta, indipendentemente dalle sue idee politiche. E c'è polemica anche per i commenti delle autorità dell'Havana. "Raul Castro ha detto che per quanto fosse dispiaciuto quella di Zapata era stata una morte ascrivibile alle responsabilità degli Stati Uniti. Insomma, c'è sempre nelle autorità cubane questa idea fissa di confronto con Washington. Dall'Havana hanno detto: è colpa degli Usa se Zapata è morto. Noi non abbiamo mai torturato come invece è avvenuto a Guantanamo. E continuano a ripeterlo. Questo modo di rispondere aggirando il problema equivale a non rispondere. Quello che invece bisognerebbe fare, almeno quello che sostiene A.I, è quello di avviare immediatamente un'inchiesta sulla morte di Orlando Zapata e poi, l'unico modo che c'è per mettere fine agli scioperi della fame è quello di liberare tutti i detenuti politici".

Ma tant'è e ancora oggi 2010 ci sono molti stati che imprigionano gli oppositori politici. "Insomma sempre più le idee danno fastidio. Certo - continua il portavoce di Amnesty - Cuba è in compagnia di altre decine di Paesi che imprigionano i dissidenti politici e la conferma di quanto l'attivismo per i diritti umani sia pericoloso. La cosa che mi ha impressionato sono stati i pretesti delle risposte cubane. Se poi vediamo la situazione dell'ultimo prigioniero di Castro, Darsi Ferrer, che Amnesty ha adottato è ridicola. E' stato arrestato con l'accusa di essere entrato in possesso di materiali (sacchi di cemento e legno) in modo illegale. Eppure tutto ciò era ben visibile nel suo giardino da molto tempo. Improvvisamente se ne sono accorti e lo hanno portato in carcere".
E dagli uffici di Amnesty Nouri lancia l'appello: "Chiediamo che i detenuti politici presenti nelle carceri cubane vengano liberati subito perchè non sarebbero dovuti entrare in carcere nemmeno per un'ora, un secondo. Invece ben 55 persone sono in carcere da sette anni, in condizioni detentive dure e senza la possibilità di ricorrere in appello. L'unico strumento che hanno per le mani è quello dello sciopero della fame. Questo è inaccettabile".

Alessandro Grandi

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