03/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo di Canberra vorrebbe stoccare rifiuti nucleari nelle terre dei nativi nel Northern Territory

In Australia, una cattle station è un grande appezzamento di terra, destinato all'allevamento di bestiame, una sorta di ranch americano in mezzo al nulla del deserto del Continente Nuovissimo. Uno di questi mega-appezzamenti è Muckaty Station, a 120 chilometri da Tennant Creek e dall'unica strada che attraversa tutto il Northern Territory e collega Darwin al sud del paese.

Il nome di Muckaty Station certamente non dirà nulla agli abitanti delle metropoli della costa meridionale, specialmente a Canberra, la capitale federale. Eppure nelle stanze del governo, il nome di Muckaty Station gode di una discreta notorietà. Da anni, gli abitanti di Muckaty sarebbero i primi fantomatici volontari ad ospitare una discarica di rifiuti nucleari. Ma chi sono i volontari e volenterosi abitanti di Muckaty?

Una decina di giorni fa Martin Ferguson, ministro delle Risorse, dell'Energia e del Turismo, ha dichiarato che l'unico sito identificato per lo stoccaggio delle scorie radioattive australiane sarebbe proprio Muckaty, l'unica località i cui abitanti avrebbero appunto espresso, anche nel recente passato, la disponibilità ad ospitare i rifiuti. L'area di Muckaty, più precisamente la terra Ngapa, è abitata da comunità aborigene, che detengono i diritti di proprietà delle stesse terre. In realtà i più agguerriti e battaglieri oppositori del progetto, tra i quali Dianne Stokes, rappresentante dei proprietari tradizionali Miyilwawy, sostengono che il governo ha convinto alcuni gruppi aborigeni ad accettare la proposta. E a vendere la terra al prezzo di undici milioni di dollari. Sulla "volontarietà" degli aborigeni, dunque, più di un dubbio.

Ma la decisione del governo ha già provocato fratture all'interno della stessa comunità aborigena di Muckaty: da un lato i legittimi proprietari esclusi dalle trattative con il governo, dall'altro i gruppi che avrebbero accettato la "transazione" con Canberra, pur non avendone il diritto. Per questa e per altre mille ragioni, oggi si è aperto a Muckaty un tavolo di dialogo tra le comunità, per discutere degli effetti che il deposito di scorie radioattive avrebbe sulla salute e sull'ambiente, ma anche delle implicazioni sociali e culturali di una svendita della terra sacra. Gli aborigeni potrebbero dunque essere contrari, gli ambientalisti naturalmente deplorano la decisione di Ferguson, alcuni scienziati ricordano che quell'area del Northern Territory è altamente sismica. Perché allora il governo di Canberra insiste su Muckaty, unico sito ritenuto idoneo, sin dal 2005, prima ancora della sedicente dichiarazione di disponibilità dei nativi?

Sono cambiati i governi, i ministri, dovrebbero essere cambiati anche gli australiani, eppure il progetto di stoccare rifiuti nucleari in una desolata landa aborigena appare normale. Il ministero dell'Ambiente, come di consueto ormai in questi casi, non si è pronunciato. I Verdi australiani hanno rilanciato, proponendo a Ferguson di utilizzare come discarica l'unico stabilimento nucleare, non produttivo, dell'intero paese, a Sidney. In Australia non vi sono infatti centrali atomiche, anche se il paese è il secondo produttore di uranio al mondo. Nonostante l'assenza di centrali, lo smaltimento delle scorie, derivanti perlopiù da isotopi usati in trattamenti medici, è un problema ormai storico per ogni governo australiano. Per anni i rifiuti sono stati mandati all'estero, anche aggirando leggi e divieti. In Francia, per esempio, è stato inviato combustibile irraggiato, nonostante vigesse per la Francia il divieto di importare scorie nucleari estere. Qualora dovesse essere identificato un sito per lo stoccaggio, gli stessi rifiuti mandati all'estero dovranno rientrare nei prossimi sei anni in Australia. Non è dato sapere se e come si potrà controllare che rientrino solo i rifiuti di "origine" australiana e non anche altre scorie estere.

L'80 per cento della popolazione australiana ha già chiarito che è contraria all'importazione di rifiuti radioattivi. Non è credibile, quindi, che manchi una sensibilità sui temi controversi del nucleare. Tuttavia è grottesco quanto scrive il dipartimento dell'Energia di Ferguson sul sito ufficiale del governo: "ci sono elementi radioattivi anche nei nostri muscoli e nelle nostre ossa". Insomma, le radiazioni sono ovunque, le produce anche il nostro corpo, non abbiate paura.

Se l'incontro tra le comunità aborigene dovesse risolversi con la bocciatura della proposta del governo, e Ferguson sembra già da parte sua prevedere realisticamente il "no", allora a Canberra si dovrà necessariamente scegliere un altro luogo. "C'è un grande prato verde davanti al Parlamento di Canberra. Se è così sicuro, dovrebbero metterle lì le scorie". Consiglio disinteressato di Dianne Stokes.

Giorgio Caccamo

Parole chiave: nucleare, aborigeni, australia
Categoria: Popoli, Ambiente
Luogo: Australia