01/03/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



L'ex gruppo armato filo-ruandese starebbe perfezionando le sue strategie per il controllo del Congo orientale, secondo quanto denunciano movimenti e osservatori indipendenti

Se è vero che almeno tre indizi fanno una prova, da più di un anno sono molti gli indizi che dovrebbero confermare che il Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (Cndp) non sta attraversando un buon periodo. Subito dopo l'arresto del suo storico e carismatico leader, Laurent Nkunda, ha dovuto deporre le armi e ha rinunciato a prendere il potere con la forza, firmando nel marzo 2009 a Goma la tregua con il governo congolese, preludio ad una successiva integrazione politica e istituzionale del movimento. La settimana scorsa, invece, Cndp si è sentito tradito dal governo, dopo la sua clamorosa esclusione dal rimpasto del primo ministro Muzito. Si sono levate inevitabili voci di malcontento e di critica contro il governo e la presidenza Kabila, a partire da quella del presidente di Cndp, Philippe Gafishi. Insomma, un periodo tutt'altro che felice per un gruppo che vantava in passato l'appoggio - in realtà un rapporto di reciproco sostegno - del Ruanda di Paul Kagame. Lo stesso Ruanda invece si è unito alla schiera dei "traditori", collaborando con la Repubblica Democratica del Congo all'arresto di Nkunda.
Siamo però sicuri che le cose stiano realmente così? A partire dall'arresto di Nkunda, i dubbi sulla vera condizione di Cndp sono tanti almeno quanti gli indizi che dovrebbero fare una prova.
Nkunda si trova agli arresti in Ruanda, cioè nel paese per il quale ha lottato con il suo gruppo armato, esplicitamente schierato con la campagna anti-hutu di Kagame. Fonti dell'esercito ruandese, non smentite dalle autorità della missione Onu in Congo, riferiscono però che Nkunda si trovi agli arresti domiciliari nella sua villa con vista sul lago Kivu a Gisenyi, a qualche decina di metri dal confine congolese.
Anche la deposizione delle armi andrebbe letta in un altro senso. Cndp ha rinunciato alla lotta armata contro il governo, accettando l'integrazione dei suoi miliziani in Fardc, l'esercito nazionale, ma ottenendo in cambio il sostanziale comando delle operazioni contro i ribelli mayi-mayi e contro gli hutu delle Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (Fdlr), oppositori della presidenza di Kagame a Kigali.
In questo contesto, dunque, anche l'esclusione di Cndp dal governo Muzito II rivela qualche retroscena di tutt'altra natura.
Secondo alcuni gruppi di opposizione a Cndp, ma che al contempo contestano la politica del governo e della presidenza di Kinshasa, il gruppo filo-ruandese avrebbe accettato di buon grado la mancata partecipazione al governo nazionale, poiché avrebbe ottenuto in cambio garanzie per il perseguimento o per il mantenimento dei suoi obiettivi.
Inevitabilmente tali accuse hanno il limite di provenire da fonti parziali. Tuttavia anche gli osservatori neutrali riconoscono da tempo i rischi sottesi al dialogo forzato. E anche i missionari, gli operatori umanitari e alcuni rappresentanti militari ammettono che la formazione di Gafishi è vicina a soddisfare le sue strategie e i suoi appetiti.
Grazie alla sua integrazione nell'esercito nazionale, avallata dalla missione delle Nazioni Unite Monuc, Cndp si sarebbe quasi garantito il controllo dei due Kivu e dell'Ituri, riuscendo anche ad entrare, con figure "tecniche" e non politiche, nell'amministrazione provinciale del Nord Kivu. Inoltre, il governo ha concesso la possibilità di rientro in Congo dei rifugiati tutsi dal Ruanda e dall'Uganda, che molti però interpretano come l'escamotage per far entrare nelle regioni orientali gli eserciti dei due paesi vicini e alleati di Nkunda.
Il rischio maggiore, ancora sul piano delle ipotesi e delle supposizioni, riguarderebbe però l'agognata - e mai smentita in realtà da Cndp - autodeterminazione dei ruandofoni del Kivu. Ipotesi sì, ma forse non troppo azzardata, se sono attendibili i piani e le cartografie, corredate di sedicente bandiera del Kivu, sequestrati in passato ad esponenti del gruppo.
Quel che è certo è che nelle ultime settimane uomini filo-ruandesi, nonostante le ripetute dichiarazioni di rinuncia alle armi, si sono resi protagonisti di assalti lungo le strade e nei villaggi del Nord Kivu. Villaggi che, dopo il passaggio dei miliziani, si sono improvvisamente ripopolati di rifugiati tutsi mai visti prima.
Non sapremo mai come avrebbe potuto lavorare Cndp in un governo unitario, ma si può immaginare come lavorerà fuori dal governo. Gli indizi sono tanti, le prove forse non mancano.

Giorgio Caccamo

Parole chiave: cndp, congo, kivu, nkunda
Categoria: Guerra, Popoli
Luogo: Rep. Dem. Congo