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“Noi, donne e uomini, di qualsiasi credenza, di tutti i partiti politici, e di tutti i colori, immigrati, discendenti di immigrati, cittadini consapevoli dell'apporto essenziale dell'immigrazione al nostro Paese, ne abbiamo abbastanza delle posizioni indegne, prese da alcuni responsabili politici che mirano a stigmatizzare o a criminalizzare gli immigrati e i loro discendenti”. Così recita il manifesto de “La journée sans immigrés” (La giornata senza immigrati) redatto dal comitato francese che ha organizzato per oggi il primo sciopero nazionale degli immigrati in Francia. L'iniziativa ha subito avuto grande seguito in rete, Facebook ha fatto da cassa di risonanza, e il passaparola è circolato velocemente.
“Siamo molto soddisfatti - dice Reach Fouad Achiba, uno degli organizzatori francesi -. Non ci aspettavamo un'adesione così elevata allo sciopero, invece, siamo tantissimi. Questo significa che abbiamo dato voce a tante persone, stanche di vedere calpestati i propri diritti”. L'obiettivo dello sciopero del Primo marzo, che vuole essere a-politico, è quello di rimarcare la necessità della partecipazione degli immigrati alla vita della città e all'economia del Paese dove si sono trasferiti. Proprio come nel 2006 avevano fatto i migranti sudamericani negli Stati Uniti, in seguito all'emanazione di un disegno di legge che puntava alla criminalizzazione del loro lavoro. Per protestare contro il provvedimento, centinaia di lavoratori ispano-americani avevano incrociato le braccia, provocando la paralisi delle grandi città degli Usa. Il disegno di legge venne ritirato.
Anche la data dello sciopero non è casuale. Il Primo marzo del 2005 in Francia è entrato in vigore il "Codice degli stranieri", relativo all'ingresso e al soggiorno degli stranieri e al diritto d'asilo”. Una legge che non è stata accolta positivamente dalla comunità dei migranti, che la considera troppo dura e restrittiva. Per costringere i politici a trattare l'immigrazione non solo come una questione problematica, ma anche come una risorsa, il comitato del Primo marzo ha deciso di sferzare un duro colpo al sistema economico francese. “Per 24 ore - prosegue Achiba – non andremo al lavoro e limiteremo al minimo i consumi. Grazie a questa giornata la gente inizia a capire che noi siamo un valore per la società, non un peso. Sono francese, ma i miei genitori sono algerini, si sono trasferiti negli anni Settanta. La vita non è facile nemmeno per le seconde generazioni, nonostante io mi consideri francese a tutti gli effetti. Ma oggi c'è da festeggiare, i numeri parlano da soli. A Parigi sono scese in piazza oltre tremila persone, 300 a Marsiglia, 250 a Lione e 100 a Tolosa. Solo per dare le cifre più importanti. Ovunque in Francia, nelle piccole e nelle grandi città, c'è stato un presidio o una manifestazione”.
Anche sul web si continua a parlare dello sciopero del Primo marzo. Nei forum dedicati all'argomento, la discussione è viva e sono tante le persone che hanno espresso la loro solidarietà ai lavoratori stranieri. “Mi sento vicina – scrive Amariel, figlia di migranti italiani – ai miei amici neri, gialli, rossi, bianchi, che sono, nel mio spirito e nel mio cuore, identici a me, ma che vivono la differenza negli occhi dei loro interlocutori ad ogni passo”. Non mancano le voci critiche di chi sostiene che La journée sans immigrés sia un fallimento e che gli immigrati che si sentono veramente francesi oggi hanno lavorato, perché il Paese deve andare avanti. Chi non l'ha fatto sarebbe un mantenuto.
Benedetta Guerriero
Parole chiave: Francia, Primo marzo, sciopero, stranieri, lavoratori