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I piu' agitati e chiassosi erano i bambini delle classi di due scuole medie, che gli insegnanti hanno portato in gita d'istruzione davanti alla Scala. E' iniziato li' il primo marzo, una giornata di festa sin dalle prime ore della mattinata, quando il comitato dello Sciopero degli stranieri ha portato in piazza centinaia di persone per celebrare la prima grande manifestazione collettiva di protesta di immigrati (e italiani). Una protesta pacifica, colorata di giallo - il colore del cambiamento -, che ha visto sfilare l'anima multietnica del nostro Paese per chiedere diritti, visibilita', rispetto. In molti hanno scioperato, lasciando il lavoro di badante, muratore, baby-sitter, carpentiere, operaio, contadino, addetto di call center: tutte occupazioni disdegnate da gran parte degli italiani.
E anche molti italiani, compresi numerosi studenti, hanno lasciato il posto di lavoro per far sentire la loro voce nella protesta colorata che ha invaso strade e piazze della capitale della moda e della finanza. Striscioni gialli sono stati dipanati di fronte alla Questura, al Tribunale, al Cie di via Corelli, luoghi simbolo per tutte le odissee che i migranti piu' sfortunati sono costretti a sopportare una volta approdati nella Fortezza Italia: dall'identificazione alla detenzione, all'espulsione. Alle file interminabili per permessi di soggiorno che scadono il giorno dopo l'ottenimento. Alle trafile burocratiche per la messa in regola nei casi in cui si abbia la fortuna di trovare un lavoro.
Ieri e' stata una giornata gioiosa, contrassegnata da una civilta' rara a trovarsi nelle cosiddette manifestazioni di protesta italiane, marcate ormai da contestazioni che rendono quasi sempre necessaria la presenza massiccia di forze di polizia, presenza che ieri non e' mancata, ma che non ha avuto ragione di intervenire proprio per il carattere di estrema civilta' dell'avvenimento.
Il pomeriggio ha avuto in piazza Duomo in fulcro delle iniziative. Insegnanti stranieri hanno tenuto lezioni di lingua (spagnola, araba, wolof, e via dicendo) agli Italiani; un griot, cantastorie africano, accompagnato da percussioni, ha spiegato la tradizione della letteratura orale africana; spremute di arance rosse sono state offerte per "Rosarno chiama Italia: l'unica cosa che vogliamo spremere sono le arance!"; un drago lungo 30 metri costruito dal liceo artistico di Brera si e' snodato nella piazza, dalla quale, alle 18,30, sono stati lanciati centinaia di palloncini gialli. Poco dopo il corteo ha raggiunto piazza Castello Sforzesco, dove ci sono stati gli interventi dei vari relatori e, a seguire, ia seguire, il concerto, che ha visto la partecipazione di Marco Rovelli con il suo progetto 'Libertaria', il trio Mirkovic e in conclusione un gruppo di musica reggae. Tra gli interventi , quello del premio Dario Fo e del presidente di Emergency Cecilia Strada. Il primo ha provocatoriamente posto l'accento sull'assurdità del razzismo e dell'intolleranza. "Fino a un milione di anni fa - ha detto Dario Fo - sulla terra non esistevano uomini bianchi. La terra era popolata da neri. C'erano loro per primi. E' quindi assurdo dire che se ne devono andare dalla nostra terra, quando questa era la loro." Cecilia Strada ha invece parlato di "indignazione e orrore nel constatare come si guarda ai migranti oggi. Nei nostri ospedali non siamo soliti chiedere la provenienza, la razza, l'origine di chi curiamo. Meraviglia che ciò accada in un Paese come l'Italia. I diritti stanno diventando un privilegio per pochi - ha detto il presidente di Emergency - e noi dobbiamo a tutti i costi lottare perche' questo non accada, perche' siano un bene collettivo, alla portata di tutti".
Luca Galassi