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di Lara Iskra e Christian Elia
Il dottor Metin Bakkalci è il segretario generale della Human Right Foundation of Turkey (Hrft), organizzazione non-governativa e indipendente che offre cure e servizi di riabilitazione alle vittime di torture e di altri trattamenti inumani e degradanti. L'organizzazione è stata fondata nel 1990 ed è attiva in cinque centri di trattamento e riabilitazione: Adana, Ankara, Diyarbakir, Istanbul e Izmir. Negli ultimi 19 anni la Hrft ha offerto cura e riabilitazione a 12,326 sopravvissuti a torture. La Fondazione monitorizza costantemente le situazioni di violazione di diritti umani in Turchia, sviluppa numerose ricerche riguardo alle questioni concernenti i diritti umani, organizzando allo stesso tempo molteplici attività e campagne di informazione.
Partiamo dalla sua biografia. Cosa l'ha spinta ad entrare a far parte della Hrft?
Già durante i primi anni di studio presso la facoltà di Medicina all'università Hacettepe di Ankara decisi, assieme ad altri colleghi, di intraprendere alcune ricerche medico-scientifiche sull'impatto delle pratiche di tortura sul corpo umano e sulle conseguenze che questo tipo di trauma comporta. In quegli anni fui anche membro attivista di un movimento politico di sinistra e negli anni di oppressione, dopo il colpo di stato del 1980, venni accusato di complottare contro il governo e condannato a cinque anni di prigione durante i quali venni torturato. Nel 1992, una volta uscito dal carcere, mi fu proibito di praticare la professione medica. Successivamente fui eletto presidente dell'Associazione Medica Turca fino al 1996, anno in cui entrai ufficialmente nella Fondazione con il ruolo di segretario generale. L'esperienza in carcere rappresenta sicuramente una delle motivazioni principali che mi hanno spinto ad unirmi alla Fondazione. In Turchia non esiste un'istituzione pubblica che si occupi di sopravvissuti ad atti di tortura; l'operato della società civile è dunque l'unica iniziativa valida che mi permette di contribuire alle cure e alla riabilitazione di queste persone. Nel 1999 la Fondazione partecipò, inoltre, alla compilazione del Protocollo di Istanbul, primo manuale di documentazione e ricerca medica sulla tortura, sui suoi effetti e sui metodi di riconoscimento di tale violenza. Nel 2000 è divenuto documento internazionale riconosciuto dall'Onu.
Come in una polaroid, che quadro si potrebbe fare della situazione del rispetto dei diritti umani in Turchia?
Essendo la Hrft un'istituzione che opera per il rispetto dei diritti umani, valuta gli sviluppi e la situazione attuale prettamente dal punto di vista dei diritti universali basandosi esclusivamente su dati concreti. Tra il 1999 ed il 2005, durante la corsa ai negoziati per l'entrata nell'Unione europea, la situazione dei diritti umani in Turchia ha conosciuto dei miglioramenti grazie alle riforme legislative finalizzate all'allineamento agli standard internazionali. Nonostante ciò, quattro anni dopo l'apertura dei negoziati con l'Europa, la situazione è precipitata nuovamente e l'intenzione di apportare cambiamenti in questo paese è sfumata. Dal 2005 in poi diverse leggi, soprattutto riguardanti il diritto penale, sono state emendate, restringendo sempre di più i confini della democrazia. La Fondazione ha registrato un notevole incremento di violazioni concernenti i diritti umani basilari quali il diritto alla vita, la libertà di espressione e di associazione nonché un netto aumento di pratiche di tortura. Il governo legittima questo tipo di politica in nome della sicurezza e del benessere nazionale, dimostrando intolleranza verso ogni tipo di opposizione. Dopo le elezioni comunali del 29 marzo 2009 migliaia di cittadini di origine curda, numerosi politici e perfino otto sindaci eletti democraticamente sono stati arrestati. Centinaia di bambini tra i 12 ed i 18 anni sono stati imprigionati per aver scagliato pietre verso la polizia durante le manifestazioni di protesta. L'oppressione non si limita ai curdi ma si manifesta nei confronti di tutti coloro che lottano per i propri diritti individuali, pensiamo agli operai della Tekel in sciopero della fame ormai da settimane.
Alla cerimonia del Nobel per la Pace si è definito la guerra come mezzo per la pace. Si potrebbe affermare che attualmente i diritti umani in tutto il mondo siano in serio pericolo?
Osservando il mondo dalla prospettiva dei diritti umani si può notare che al momento ci troviamo ad un punto cruciale, ad un vero e proprio crocevia di scelte. L'Onu, creata sulla solida idea del "mai più", non sembra adempiere al proprio compito. E così l'umanità pare aver intrapreso la direzione che porta ad un mondo in cui i forti possono agire come meglio credono, senza considerare più nessun valore, vietando agli individui di godere pienamente dei propri diritti. La progressiva distruzione dei valori comuni e dei diritti umani si manifesta palesemente nel discorso tenuto da Barack Obama alla cerimonia del Nobel per la Pace, quando legittima le sue guerre ingiuste in nome della pace.
Come spiegherebbe ad un pubblico estero quanto capitato in questi giorni in Turchia?
Nonostante la mancanza di informazioni oggettive e veritiere riguardo agli attuali eventi, è chiaro che nel sistema corrente influenzato da dinamiche interne ed esterne, si stia verificando un evidente processo di auto-restauro. Diversi poteri sociali stanno tentando di suddividere nuovamente il potere all'interno dello stato e questo porta all'inevitabile presenza di tensioni interne che sfociano, ad esempio, in arresti pubblici come quello di cui siamo stati testimoni negli ultimi giorni. La società ed i cittadini vengono letteralmente esclusi da questi processi sociali e l'opinione pubblica viene letteralmente monopolizzata.
Come inquadrerebbe il ruolo dei media?
In Turchia il diritto di informazione, uno dei diritti principali di cui ogni società dovrebbe godere, è seriamente compromesso e viene intenzionalmente ostacolato. La maggior parte dei media turchi non sono indipendenti e la loro libertà di espressione è limitata. Essi sono meri veicoli dei vari poteri politici, economici ed internazionali e spesso orientano e dividono la società a loro piacimento. I cittadini non sono consapevoli della situazione del loro paese anche se l'accesso alla verità dovrebbe essere un diritto garantito ad ogni individuo. Nel 2009 ben tredici giornali di opposizione sono stati costretti a chiudere e numerosi giornalisti considerati "scomodi" sono stati condannati al carcere.
Quanto, ancora, l'esercito ha un peso determinante nella vita politica turca? Questa retata ha inferto il colpo decisivo al dominio dei militari?
L'esercito rappresenta l'istituzione più oppressiva della storia della Turchia. Il suo ruolo di garante e di tutore dello stato, manifestatosi in numerosi tentativi di prendere il potere, è stato istituzionalizzato dopo il colpo di stato del 1980. Il recente arresto di alcuni militari potrebbe essere interpretato come un inizio della fine dei poteri dell'arma. Tuttavia, innanzitutto sarebbe un obbligo del governo punire e processare legalmente i militari del 1980 responsabili per aver imprigionato e torturato migliaia di oppositori. Sfortunatamente, l'articolo 15 della nostra Costituzione, creato nel 1982 e tutt'ora in atto, vieta di perseguire i generali responsabili, rendendoli in tal modo intoccabili. La costituzione prevede che il personale militare possa essere processato e giudicato solo ed esclusivamente da corti penali speciali. Queste corti statali e completamente indipendenti rappresentano uno dei maggiori strumenti di oppressione nel paese. La Turchia è dunque governata ancora dalla Costituzione del 1982 e non dimostra alcuna intenzione né di modificare il proprio sistema processuale né di condannare i responsabili del colpo di stato avvenuto ormai 30 anni fa, allontanandosi sempre di più da una qualsiasi idea di democrazia.
Cosa crede che accadrà adesso? Ci sarà un aumento specifico del peso degli islamisti nella vita pubblica turca?
La Turchia moderna è stata fondata in modo tale da infondere nel cittadino turco il doppio concetto di "turcità" e di Islam. Nel corso della storia è successo che spesso il peso di una componente abbia superato l'altra nonostante entrambe tendano a rinforzarsi mutuamente. Ultimamente la componente islamica ha più peso nella società poiché è riuscita ad avere un maggior impatto nella vita pubblica. Tuttavia, la società turca non può essere spiegata ricorrendo alla riduttiva dicotomia secolarità e islamicità poiché esistono molte altre componenti e contraddizioni al suo interno.
Che tipo di futuro augurerebbe al suo paese?
La Turchia si trova ad un punto critico in cui deve scegliere se continuare con la sua penosa politica di violenza, oppressione, divisione degli strati sociali e totale incapacità di trovare soluzioni lontanamente democratiche ed egualitarie per problemi come la questione curda, oppure se prediligere la strada della democrazia e del rispetto dei diritti umani.