scritto per noi da
Luca Modenesi e Giorgia Brignone

I minori palestinesi subiscono
un sistematico processo coercitivo che non può essere definito casuale né indipendente
dalle strutture e dalle organizzazioni che lo perpetuano.
Le pagine seguenti (
bibliografia) illustrano
alcune delle tappe attraverso cui questo
processo si sviluppa. Il testo che segue è costruito come una serie di
“finestre”, non necessariamente legate tra loro, nel tentativo di rendere la
complessità dell’argomento trattato e cercando di tracciare un possibile
percorso che le persone si trovano a dover affrontare. Soprattutto si vuole mettere in luce i metodi e le
procedure adottate dal governo israeliano nei confronti dei minori palestinesi
nel più ampio contesto del conflitto israelo-palestinese.
Le violazioni dei diritti umani dei palestinesi da parte delle forze di
sicurezza israeliane si sono intensificate fin dall’inizio della seconda
Intifada[1]
(settembre 2000). Migliaia di minori sono stati mandati/detenuti nei vari
centri di detenzione, molti con condanne a lungo termine.
Durante gli anni 2001/2003 le forze militari israeliane hanno arrestato tra
i 2.000 e i 2.500 minori palestinesi d’età
compresa tra i 12 e 18 anni
[2].
Ancora a dicembre 2004 risultano detenuti 344 minori
[3].
Seguendo lo sviluppo delle diverse tappe appare evidente che il percorso
assume connotazioni punitive fin dai primi momenti dell'arresto, con percosse,
umiliazioni, e in generale,
trattamenti crudeli, inumani e degradanti[4]
che raggiungono la tortura vera e propria, durante tutta la fase
dell'interrogatorio. Le condizioni inumane continuano anche durante l'arco di
tempo della detenzione – con celle sovraffollate, scarsità di cibo, mancanza di
cure mediche, ecc. – senza nessuna considerazione per la fragilità psicologica
e i bisogni evolutivi del minore e le ovvie conseguenze che tale irresponsabile
comportamento scatena. Inoltre, l'utilizzo di corti militari e di particolari
dispositivi giuridici come la detenzione amministrativa, colloca il minore all'interno
di una logica per cui egli è criminalizzato, questo indipendentemente dal
comportamento effettivamente avuto o dalla possibilità di contestualizzarlo in
forme di resistenza all'occupazione.
Corti militari e detenzione amministrativa
Le corti militari nei territori occupati
I palestinesi di Cisgiordania
e Gaza, arrestati dai servizi di sicurezza e dai militari israeliani, sono
sottoposti al sistema di giustizia militare. I detenuti palestinesi, minori
compresi, sono giudicati da corti militari israeliane per atti commessi contro
la
presenza militare israeliana nei territori palestinesi occupati
[5].
Le corti militari israeliane utilizzano ordini militari e non
legislazioni minorili, questo implica
che il minore palestinese non gode di nessuna forma di tutela, che non sono
presenti al processo specialisti dei minori come psicologi o esperti, e che il
gesto o l'azione del minore e' contestualizzata solo all'interno di una logica
militare che considera ogni forma di reazione come atto terroristico o
finalizzato alla distruzione delle strutture militari israeliane.
La detenzione amministrativa
La detenzione amministrativa è
una forma di detenzione senza formulazione di accuse o processo, autorizzata da
un ordine amministrativo invece che da un decreto giudiziario. Attraverso gli
anni, il governo israeliano ha tenuto i palestinesi in detenzione prolungata
senza processarli e senza informarli dei sospetti contro di loro, e mentre in
teoria e' possibile appellarsi alla detenzione, in pratica né i detenuti né i
loro avvocati hanno accesso alle prove.
Utilizzata già nella prima
Intifada,
e anche successivamente, il suo utilizzo è decisamente aumentato durante e dopo
l'operazione
Defensive Shield (primavera/estate 2002)
[6].
A partire da questo momento, il numero dei detenuti amministrativi, sebbene
diminuito, è rimasto comunque elevato
[7].
La sicurezza
[8]
è la giustificazione ufficiale al costante uso di questa misura, necessaria poiché
il governo israeliano ritiene fallimentari le altre forme detentive.
Essa è utilizzata come
alternativa al processo criminale
(tribunale ordinario) quando le autorità non hanno sufficienti prove o
quando non vogliono rivelarle, sempre per presunti
[9]
motivi di sicurezza.
La detenzione amministrativa
crea un circolo vizioso in cui la persona non ha la possibilità di sapere
quando e se uscirà dal carcere; è di fatto possibile rinnovarla ogni sei mesi
senza che ci sia la possibilità di conoscere le imputazioni e di conseguenza
confutarle in un giusto processo.
La detenzione amministrativa è
consentita dal diritto internazionale, ma rigide restrizioni sono state poste
sulla sua applicazione a causa dell'infrazione del diritto al giusto processo
e
all’ovvio pericolo di abuso
[10].
Inoltre, i residenti di un
territorio occupato possono solo essere “detenuti amministrativamente”
all’interno di quel territorio, non in quello della potenza occupante
[11],
in questo caso all’interno di Israele, come invece di fatto avviene.
La discriminazione nei confronti dei minori palestinesi
Per decenni i minori
palestinesi hanno dovuto sopportare leggi e politiche israeliane
discriminatorie nei loro confronti. Infatti, le leggi applicabili ai minori
palestinesi non sono le stesse applicate ai minori israeliani.
I territori della Cisgiordania
e Gaza – fatta eccezione per Gerusalemme Est – sono governati e amministrati
dagli israeliani attraverso ordini militari. Viceversa, gli israeliani, anche
coloro che vivono all’interno di insediamenti illegali nei territori palestinesi
occupati
[12],
sono giudicati sulla base del diritto civile israeliano.
In base a questo ragionamento,
un minore israeliano e uno palestinese che vivono nella stessa area sono
trattati in maniera differente, solo su base etnica e della nazionalità.
Un esempio lampante di questa
discriminazione è la definizione di “minore”. L’articolo 1 della Convenzione
sui Diritti del Fanciullo stabilisce che “s'intende per fanciullo ogni essere
umano in età inferiore ai diciotto anni, a meno che secondo le leggi del suo
Stato, sia divenuto prima maggiorenne”. Il diritto civile israeliano
[13]
stabilisce che un fanciullo è “un individuo che non ha raggiunto l’età di 18
anni”
[14].
Al contrario, la legge militare israeliana applicata ai palestinesi dei
Territori, considera i fanciulli palestinesi maggiorenni dall’età di 16 anni
[15].
Il diritto civile israeliano
distingue tra minori israeliani e adulti all’interno del sistema giuridico, e
contiene una serie di disposizioni speciali per trattare con i minori
israeliani. Al contrario, i minori palestinesi sono trattati nello stesso modo
degli adulti palestinesi, sono arrestati e giudicati dagli stessi ufficiali e
dalle stesse corti militari applicabili agli adulti palestinesi.
Accuse e motivi d’arresto
ovvero sproporzione tra “reato” e pena

Nella
maggior parte dei casi, i motivi di arresto e/o le accuse successive riguardino
azioni come il lancio di pietre verso veicoli militari corazzati (o anche il
semplice sospetto di averle lanciate)
[16],
fare graffiti o partecipare a manifestazioni
[17]. In
molti casi gli arresti avvengono in strada o ai blocchi stradali o nelle case
dei propri familiari, soprattutto durante le ore notturne.
È tristemente
diventato un dato di senso comune per i palestinesi l'arresto in giovane età,
soprattutto per i maschi
[18].
I
motivi di arresto e le accuse sono simili in tutti i casi. Dalle dichiarazioni
giurate rilasciate dai minori ex detenuti ad organizzazioni quali B'Tselem
[19] o
Save the Children Sweden
[20]
emerge che le accuse principali sono lancio di pietre, lancio di molotov,
tentativi di assalto a singole persone (in particolari coloni). Le pene variano
da un minimo di qualche mese fino ad un massimo di nove anni
[21], in
chiara contravvenzione del diritto internazionale per cui “l’arresto o la
detenzione o l'imprigionamento di un fanciullo devono essere utilizzati
esclusivamente come misura estrema, e per il periodo più breve possibile”
[22].
Si
vuole sottolineare inoltre che l'età dei minori in detenzione comprende una
fascia che va dai dodici anni in su, come precisato dall'ordine militare 132
[23].
Metodi di detenzione e trattamento dei minori
«...i sospetti devono essere denudati e
bendati, le stanze degli interrogatori devono essere senza finestre, buie,
acusticamente isolate e senza toilette. Poiché il senso di identità di una
persona dipende dal continuo contatto con ciò che la circonda. La detenzione
deve essere pianificata per dare al soggetto la sensazione di essere tagliato
fuori da qualsiasi cosa conosca e lo rassicuri. Vanno usati in continuazione
metodi di rottura che lo disorientino e gli incutano sensazioni di paura e
impotenza»[24].
Dei circa 2.500 minori
palestinesi arrestati e detenuti per vari periodi di tempo durante questa
seconda
Intifada, circa il 95% e' stato oggetto di diverse forme di
abuso fisico o psicologico
[25].
Ai minori palestinesi non viene
di certo risparmiato un trattamento “forte”, e sono spesso picchiati,
ammanettati e maltrattati, a cominciare dal momento dell’arresto proseguendo
fino all’interrogatorio. I detenuti palestinesi in generale, siano essi adulti
o minori, sono soggetti a varie forme di trattamenti crudeli, disumani e/o
degradanti, che possono sfociare in tortura vera e propria.
La lista è lunga. Da vari
report e studi fatti in materia, si evince che il trattamento riservato ai minori
palestinesi detenuti, varia da:
-
percosse
-
minacce (minacce
di violenza sessuale, o minacce alla propria vita e a quelle dei familiari)
-
imprecazioni e umiliazioni
-deprivazione del sonno e del cibo
-tenere posizioni scomode e dolorose per lungo periodo di
tempo
[26]
-uso di acqua fredda o bollente a seconda della stagione
-periodi di isolamento
[27].
Questi trattamenti trovano un
singolare riscontro nel manuale dei torturatori per cui “
quando (il dolore)
è inflitto dall'esterno, può rafforzare la volontà del soggetto di resistere».
Il metodo più efficace è quello che sia «lui stesso a procurarsi il dolore che
sente”
[28].
Durante la fase degli
interrogatori, i minori non vengono a contatto con i propri legali o con i familiari.
In generale, ai legali non è permesso l’accesso ai detenuti durante il periodo
degli interrogatori (che può prolungarsi per varie settimane)
[29],
ed è difficile scoprire in quale prigione o centro di detenzione sono
trattenuti i minori arrestati.
Questo trattamento può comportare
quella che Yehuakim Stein
[30]
definisce la
Sindrome Ddd: dread dependency
and debility (terrore, dipendenza e indebolimento) - associata a mancanza di
cibo, sono, movimento, assenza di stimoli mentali, che possono indurre uno
stato di dipendenza totale nei confronti degli interroganti ed il cui effetto
generale è di terrore psicologico profondo.
Indipendentemente da come
procede la fase dell'interrogatorio e dalle condizioni psico-fisiche dei detenuti,
il processo discriminatorio e punitivo procede per tutto il periodo di
detenzione durante il quale i minori non possono usufruire di adeguate cure
mediche, non sono previste attività sportive o ricreative e non hanno l'opportunità
di continuare gli studi.
[1] In
arabo sollevazione popolare.
[2] Dati riportati da Defence
for Children International, Palestine Section (DCI/PS), in "Fragile Childhood
-
An Analysis of Human Rights Violations Against Palestinian Children in 2003”,
Ramallah, April 2004, p.44. Gli stessi dati sono stati pubblicati dal
Mandela Institute for Human Rights, "Palestinian Juveniles in Israeli
Custody" al
http://www.mandela-palestine.org
e dal Ministero palestinese per gli Affari dei Detenuti e degli Ex-Detenuti.
[4] Come
da definizione della Convenzione Internazionale contro la Tortura e altre Pene
o Trattamenti Crudeli, Inumani e Degradanti, 1984 e ratificata da Israele nel
nov. 1991.
[5]
L’Autorità Palestinese ha comunque un sistema giudiziario minorile che si
occupa di casi civili e criminali commessi tra palestinesi.
[7] A
dicembre 2004 il numero di persone detenute in questa forma giuridica erano
954. Intervista degli autori allo staff del Mandela Institute for Human Rights
in data 08.12.04
[8] La
sicurezza è un concetto pervasivo che coinvolge tutti gli aspetti della vita
per entrambi i popoli. Ogni azione, ogni comportamento può essere materia di
sicurezza: dalla costruzione del muro, alle limitazioni sugli spostamenti, agli
approfonditi controlli aeroportuali, alle guardie private davanti ai
supermercati e locali pubblici, alle improvvise imposizioni di coprifuoco
diurno, alle interruzioni di riunioni o meeting, alla concessione o ritiro di
ogni tipo di permesso, fino alla facoltà per i coloni di girare armati ed in
modo visibile per le vie delle città. Ogni aspetto della vita può essere
arbitrariamente considerato pericoloso e quindi sottoposto a sicurezza,
compreso il blocco da parte delle forze armate delle ambulanze palestinesi con
feriti o donne incinta a bordo. (riportato in "Harm to Medical Personnel", B’Tselem 2003)
[9]
Presunti in quanto non esiste nessun obbligo giuridico che vincoli le autorità
a fornire i motivi per cui una certo atto è considerato pericolo per la
sicurezza.
[10] Il
sovra-utilizzo di tale forma detentiva viola la Quarta Convenzione di Ginevra
(art. 42), la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (artt. 9 e 10) e la
Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici (artt. 9(1) e 14). Non
può essere utilizzata come una forma di punizione, ma deve essere usata quando
altre forme di detenzione meno severe, si sono rivelate inefficaci. La
detenzione amministrativa non deve essere applicata collettivamente, ma
solo individualmente, sulla base di
accuse specifiche nei confronti di tale persona. Vedi
Audrey Bomse, “
Palestinian Prisoners:
Legal Analysis”, JCHR & Mandela Institute for Human Rights, Ramallah, 2
nd
Edition, July 2004, pag. 29
[11]
Articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra.
[12] In
base all’articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra, è vietato il
trasferimento e la deportazione di parti della popolazione civile appartenenti
alla potenza occupante nei territori che la suddetta occupa.
[13] Sezione 3 della
Israeli Guardianship and Legal Capacity Law,
1962
[14]
Traduzione dall’inglese ad opera degli autori.
[15] Ordine Militare 132. Vedere anche C. Cook, A. Hanieh, A. Kay, “Stolen
Youth, The Politics of Israel’s Detention of Palestinian Children”, 2004, p.
111
[17]
L’Ordine Militare 101 impone 10 anni di prigione ad ogni persona che ha
partecipato a qualsiasi attività contro l’occupazione, incluso il fatto di
partecipare ad un meeting di 10 persone o più, o per aver alzato la bandiera
palestinese. Vedi nota sopra.
[18] Dal
1967 più di 650.000 palestinesi della Cisgiordania e di Gaza sono stati
detenuti da Israele per forme attive e passive di resistenza all’occupazione.
Questo numero costituisce approssimativamente il 20% del totale della
popolazione palestinese dei Territori Occupati, e il 40% del totale della popolazione
maschile palestinese. Vedere Audrey Bomse, “
Palestinian Prisoners: Legal Analysys”,
JCHR & Mandela Institute for Human Rights, Ramallah, 2
nd
Edition, July 2004, pag. 1
[19] "Torture of
Palestinian Minors in the Gush Etzion Police Station", B’Tselem, materiale
informativo luglio 2001
[20] "One day in
Prison – Palestinian children tell their own stories", Save the Children Sweden,
materiale
pubblicato nel 2003
[21]
Ministero palestinese dei Detenuti e degli Ex-Detenuti, montly update nov. 2004
[22]
Articolo 37(b) della Convenzione sui Diritti del Fanciullo
[24]
M. Dinucci, “Ecco i manuali dei torturatori Usa”, Il Manifesto, 12 maggio
2004
[25]
“Fragile Childhood - An Analysis of Human Rights Violations Against Palestinian
Children in 2003”, Defence for Children International, Palestine Section
(DCI/PS), Ramallah, April 2004, p. 44
[26] La
posizione più tristemente famosa è quella dello
Shabah, frequentemente
usata sui prigionieri palestinesi. In tale posizione, il detenuto è costretto
su una sedia bassa, leggermente sporta in avanti, con le braccia legate dietro
la schiena – un braccio dietro la schiena, e l’altro dietro lo schienale della
sedia – e le gambe piegate sotto la sedia. Il detenuto viene tenuto in questa
posizione per molte ore. Inoltre, gli può essere applicato un sacco sulla
testa.
[27]
Informazioni disponibili sui siti di B'Tselem (vedi bibliografia), DCI/PS (vedi
bibliografia). Per ulteriori informazioni sull’utilizzo della tortura da parte
delle forze di sicurezza israeliane, controllare sul sito di Public Committee
Against Torture in Israel (PCATI), consultare “
Flawed Defence
- Torture and Ill-treatment in GSS interrogations following the Supreme Court
Ruling. 6 September 1999 - 6 September 2001” e
“
Back to a Routine of Torture – Torture
and Ill-Treatment of Palestinian Detainees during Arrest, Detention and
Interrogation. September 2001 – April 2003”, entrambi disponibili al sito
dell’organizzazione
http://www.stoptorture.org.il
[28]
M. Dinucci, “Ecco i manuali dei torturatori Usa”, Il Manifesto, 12 maggio
2004
[29]
L'Ordine Militare 1500 stabilisce che possano passare 18 giorni prima della
formulazione delle accuse; periodo durante il quale l'interrogatorio e i
maltrattamenti continuano. Vedi nota 15.
[30] J.
Cook “La Guantanamo di Israele”, Le Monde Diplomatique, novembre 2003