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Scritto per noi da
Alessandro Ingaria
Gli strateghi del Fondo monetario internazionale influenzano il budget 2010 della Repubblica Democratica del Congo, sostituendosi a pieno titolo agli economisti del paese africano. Potenza di un colpo di spugna pari a una quota del debito di 1,3 miliardi di dollari che il club di Parigi ha concesso al governo congolese, di un budget 2010 di cui il 46,3 percento delle entrate sono costituite da aiuti internazionali e dei 10 miliardi di dollari di crediti ancora in mano al Fmi. 
Il debito. Analizzando meglio quello che sta accadendo nell'economia dello stato africano emerge che gran parte del debito è stato originato, su spinta e iniziativa delle potenze occidentali, nel periodo in cui governava il dittatore Mobutu. Personaggio passato alla storia per la sua corruzione, per le violazioni dei diritti umani e in grado, con l'aiuto degli stati del primo mondo, di lasciare il paese al collasso economico. Elementi che, secondo una dottrina giuridica consolidatisi in diritto internazionale, consentirebbe al governo subentrante il despota di non riconoscere il debito illegittimo. Questo principio fu incorporato nel diritto internazionale, su iniziativa statunitense, con la definizione di "odioso": il debito non è valido se è imposto essenzialmente con la forza. Il debito del Terzo mondo è debito odioso. Questo è stato riconosciuto in passato dalla rappresentante degli Stati Uniti all'Fmi, Karen Lissaker, un'economista di fama internazionale. La Lissaker ha messo in evidenza che, se venissero applicati i principi del debito odioso, la maggior parte del debito del Terzo mondo scomparirebbe. Ebbene, viene da chiedersi perché la Repubblica Democratica del Congo non applichi questo principio. Qui viene in soccorso ricordare che il 46,3 percento delle entrate è costituito da aiuti internazionali. I quali servono, in buona misura, a pagare gli interessi sul debito,che restano una delle voci di spesa più elevate del budget.
A quale prezzo? L'onere di questa accondiscendenza è decisamente elevato, la RDC rinuncerà alla sua sovranità e si impegnerà a sottoscrivere alla lettera le riforme strutturali dettate dal FMI nel "Documento strategico di crescita e di riduzione della povertà". L'obbligo sarà di migliorare lo "stato del business", ovvero il governo dovrà agevolare le multinazionali e accelerare lo sfruttamento delle sue risorse nazionali e privatizzare i suoi settori strategici. Politica di privatizzazione che inciderà immediatamente sul piano umano con il licenziamento di decine di migliaia di addetti in surplus. Al futuro dei lavoratori licenziati fa invece cenno la Banca mondiale, nella sua raccomandazione "Doing Business", sostenendo l'eliminazione delle protezioni sociali per i disoccupati e richiedendo una riforma della legislazione sui licenziamenti in senso più favorevole per le aziende.
Gli effetti. Ad esempio in Ruanda, dal 2009, chi intende effettuare una ristrutturazione aziendale, che includa licenziamenti, non è più tenuto a procedere a consultazioni sindacali o ad avvisare l'ispettorato del lavoro. Sempre in Congo, nel 2004, per il licenziamento di 10.665 lavoratori della Gécamines, l'impresa pubblica mineraria della provincia di Katanga, a fronte di richieste sindacali di 240 milioni di dollari di liquidazioni e indennità di licenziamento, di cui 120 milioni ammessi dalla direzione dell'azienda, la Banca Mondiale ha autorizzato un esborso di 43 milioni. A titolo di forfait omnicomprensivo. Il tutto in palese violazione del diritto del lavoro congolese e delle norme dell'organizzazione internazionale del lavoro. Attualmente i lavoratori dell'azienda hanno in atto un'azione legale nei confronti della Banca mondiale per ingerenza nella sovranità di uno stato.
Il club di Parigi, un organismo ristretto dei membri del Fmi, che ha concesso la riduzione del debito, era composto dai rappresentanti dei governi di Germania,Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Spagna, Stati Uniti, Russia, Francia, Italia, Giappone, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia e Brasile. L'obiettivo del club di Parigi era quello di ridurre il debito ad una misura sostenibile dal budget annuale della Repubblica Democratica del Congo.