24/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente sudanese ha siglato a Doha un accordo con i ribelli del Jem, liberando 57 guerriglieri

Il giorno dopo la firma di un pre-accordo con il Jem (Justice and Equality Movement), uno dei due principali gruppi ribelli del Darfur, il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir ha dichiarato "terminata" la guerra nella tormentata regione, teatro dal 2003 di un conflitto che ha provocato oltre 300 mila morti e 2,7 milioni di sfollati, secondo le stime delle Nazioni Unite. Bashir ha liberato oggi 57 prigionieri del Jem nel quadro di una tregua, siglata a Doha, che ha avuto effetto immediato dalla mezzanotte di ieri.

Il leader del Jem, Khalil Ibrahim, ha definito l'accordo "un passo molto importante". Oltre un centinaio di ribelli erano stati catturati in seguito a un blitz dello stesso Jem nella citta' di Omdurman, sulle rive del Nilo, nel 2008. La meta' di questi verra' scarcerata nel corso dei negoziati, che prevedono una trasferimento dei poteri al Jem "a tutti i livelli in Sudan", secondo quanto dichiarato dal ministro della Giustizia Abdel Basit Sadberat. Il Jem e' il piu' importante dei due movimenti di ribelli che da tempo combattono contro il governo sudanese. Nel 2008 si rese protagonista di un inaspettato attacco nel cuore della capitale Karthoum. L'altro movimento, il Sudan Liberation Army, guidato da Abdel Mohamed el-Nur, ha respinto il pacchetto di proposte che dovrebbe portare a un accordo di pace entro il prossimo 15 marzo. Karthoum vuole arrivare con un quadro politico e territoriale stabile alle elezioni di aprile, la cui data non e' stata fissata. "La pace - aveva detto il presidente sudanese, Omar Hassan al-Bashir - arrivera' in Darfur prima delle prossime elezioni". La bozza dell'accordo prevede la cooptazione del Jem "a tutti i livelli del governo, secondo un percorso che sara' deciso da entrambe le parti". La liberazione dei 57 ribelli e la cancellazione di cento condanne a morte comminate ad altrettanti guerriglieri sono i primi passi compiuti dal governo sudanese nell'ambito dell'accordo siglato in Qatar.

Ahmed Bilal, consigliere personale del presidente Bashir, contattato telefonicamente da PeaceReporter all'arrivo a Khartoum, ha salutato l'accordo con il movimento ribelle del Jem come un "decisivo passo avanti verso una pace stabile in Darfur".

"Crediamo che oggi il governo del Sudan abbia intrapreso la strada verso la cessazione del conflitto in Darfur. I negoziati con i ribelli del Jem hanno condotto a un accordo piu' che soddisfacente, e per la prima volta il movimento non ha subito pressioni o ricatti dall'interno, offrendo la propria collaborazione per la tregua".

L'altro movimento ribelle, lo Sla, ha rigettato i termini contenuti nel pacchetto negoziale. Come si puo' arrivare alla cessate il fuoco senza l'accordo complessivo di tutti i guerriglieri?

"Sono gli stessi ribelli che hanno posto condizioni non negoziabili per il nostro governo. Io penso tuttavia che altri seguiranno l'esempio del Jem, perche' noi non abbiamo chiuso le porte a nessuno. Ci saranno altre sessioni negoziali, e in agenda abbiamo la riproposizione di un documento che getti basi negoziali comuni per tutti i darfurini. Ho la convinzione che partendo da queste basi gli altri movimenti seguiranno, perche' non ci sono alternative".

Quali saranno i prossimi passi nella strada verso un cessate il fuoco?

"Ribadisco che siamo aperti all'inclusione di chiunque voglia partecipare all'accordo di pace. Colloqui e contatti proseguiranno per tutto il mese. E' l'inizio della fine della guerra. Tutto il denaro che serviva a finanziarla adesso verra' trasferito alla popolazione del Darfur. Le ostilita' cesseranno, i ribelli deporranno le armi e verranno integrati nell'esercito e nella polizia. Gli altri prigionieri verrano liberati. Poi si comincera' col trasferimento dei poteri, come la giustizia e l'amministrazione. L'obiettivo e' vicino, la pace e' vicina".

Luca Galassi

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