24/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato la legge "Sinde" che, se votata in Parlamento, potrebbe portare all'oscuramento indiscriminato di siti web

Sono critiche di ogni genere, clicca per ingrandire l'immaginedalla questione politica alla violazione dei diritti, quelle che nelle ultime ore vengono lanciate dagli internauti iberici sul governo spagnolo. Bersaglio designato è la prima disposizione finale della legge sull'Economia sostenibile che di fatto permetterebbe una censura indiscriminata tutti i siti internet responsabili della violazione del diritto di proprietà intellettuale. Nulla di strano se non fosse per la controversa procedura d'indagine prevista nell'allegato legislativo ideato dal ministro della Cultura Angeles Gonzalez-Sinde. La normativa, attualmentee al vaglio del Consiglio di Stato e del Consiglio Generale del Potere Giudiziario, ha già incontrato circa 220 mila detrattori che, solo dalle pagine del social network facebook, promettono battaglia affinchè la nuova disposizione non entri in vigore.

La disputa. È in corso dallo scorso 7 aprile 2009 giorno della nomina di Sinde, ex regista e sceneggiatrice, a responsabile della Cultura nazionale. Forte dell'appoggio della associazione degli artisti, tra i quali spicca il nome del regista premio Oscar Pedro Almodovar, il ministro ha messo le cose in chiaro ancor prima di entrare a far parte del governo Zapatero. Durante la cerimonia di consegna del premio Goya 2009 Sinde, allora presidentessa dell'accademia del Cinema, sostenne: "dobbiamo continuare a combattere perchè i download illegali non ci facciano sparire, perchè i nostri amministratori comprendano che dal commercio in rete non devono guadagnare solo gli operatori dell'Adsl". Dichiarazioni che, all'atto del suo insediamento, le sono valse critiche molto forti da parte del popolo di internet che ha additato come "un incubo" l'assegnazione della carica ministeriale all'artista. Una rivolta che non ha corretto di una virgola i toni. Lo scorso novembre, dai microfoni di Tve, Sinde ha ribadito la sua politica di lotta alla pirateria informatica e sostenuto "Mozart visse in miseria per non aver avuto diritti d'autore". A pochi giorni da quelle affermazioni l'ex regista rendeva note le linee guida della sua legge per la salvaguardia dei diritti di proprietà intellettuale.

La riforma. Parte da una controversa equiparazione fra diritto d'autore e diritti fondamentali. Seppur non espresso questo concetto è stato estrapolato, e criticato, dal Consejo Fiscal spagnolo che si è detto dubbioso sul fatto che la proprietà intellettuale "debba porsi alla stessa altezza" del resto dei beni giuridicamente protetti. Se applicata alla lettera la legge permetterà, infatti, di oscurare integralmente i siti internet reputati, in soli quattro giorni, lesivi del diritto d'autore. La procedura partirà dalla parte lesa che dovrà denunciare il presunto reato alla seconda camera della Commissione della Proprietà intellettuale, organo creato ad hoc, e composto da 4 a 6 persone: un giudice di prestigio in pensione che abbia presieduto tribunali importanti, un tecnico, rappresentanti degli internauti e dei consumatori e, infine, delegati dei produttori. La seconda camera analizzerà il fascicolo per un periodo di tempo non determintato e che quindi potrebbe prolungarsi anche per diversi mesi. Se l'esito dell'indagine preliminare accerterà una reale infrazione del diritto d'autore il contenzioso amministrativo passerà nelle mani dell'Audiencia Nacional che avrà solo quattro giorni di tempo per ascoltare le parti e stabilire se ci sono state violazioni a diritti e libertà fondamentali. Entro 96 ore, e senza poter studiare le carte processuali, l'Audiencia dovrà stabilire se autorizza o meno il blocco della pagina web.

Reazioni. Arrivano tutte da internet e sono centinaia di migliaia. Da Facebook ai blog universitari internauti e studiosi stanno protestando contro quella che gli stessi giudicano come una violazione del diritto alla libera informazione. Non sono bastate nemmeno le rassicurazioni di Sinde la quale ha chiarito che "il provvedimento comporterà la chiusura di un centinaio di siti web al massimo". Il popolo di internet non ci sta e se da una parte accusa il governo di Madrid di lavorare per assicurare solamente gli interessi delle lobby cinematografiche, dall'altra traccia presunti parallelismi tra la legge Sinde e la vicenda dell'oscuramento di Google in Cina. Per conoscere le sorti dell'intera querelle si dovrà aspettare l'estate e la pronuncia definitiva dei due rami del parlamento. Fino ad allora la mobilitazione in rete avrà tutto il tempo di crescere e contrattaccare. L'attuale tattica è quella della pressione politica sui deputati ai quali gli internauti/elettori stanno inviando una e-mail nella quale minacciano di ritirare il proprio voto ai rappresentanti che non si opporranno alla normativa.

Antonio Marafioti

 


 

Parole chiave: Spagna
Categoria: Diritti, Politica, Economia
Luogo: Spagna