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Massimo Di Ricco
"Min? Chi? El Baradei? Laa. No. Ah, si, si, si. Ora ricordo. Ah, mercoledì c'è Inter-Chelsea, cosa ne pensi?". Amr ha appena servito il caffè ai clienti del tavolo vicino. Amr ha 25 anni, si sta laureando in economia all'Università pubblica del Cairo, "ma ho ancora qualche esame e tanto poi non c'è lavoro e non ho i soldi per sposarmi, quindi non ho fretta".
Amr lavora in un kahwa, una caffetteria, nel quartiere di Dokki nella capitale egiziana, ed è uno di quei tanti egiziani che ha sentito solo vagamente parlare di Mohamed El Baradei e del suo tanto conclamato ritorno in patria. "Si, devo aver sentito qualcosa qui nel caffè o nel bus, ma io non leggo molto i giornali e poi sono qua a lavorare tutte le sere, e la televisione non la guardo". In effetti nelle caffetterie cairote, di ogni livello e gusto, sui grandi schermi al plasma si guardano soprattutto partite di calcio, clip musicali e sanguinari film d'azione statunitensi.
Nonostante il grande clamore nella stampa internazionale, è decisamente vasta quella parte di popolazione egiziana che non ha mai sentito parlare dell'ex direttore dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea). Complice di questa lacuna informativa è sicuramente il quasi black out mediatico inscenato dagli organi di stampa fedeli al regime, che hanno solo brevemente accennato all'arrivo all'aeroporto di El Baradei e il suo trionfale ricevimento da parte di centinaia di egiziani accorsi ad accoglierlo come il figliol prodigo della nazione. La stampa internazionale ha invece dato grande risalto alla notizia, ribadito costantemente l'attivismo stile twitter/facebook dei giovani egiziani, e riportato le frasi di importanti analisti politici e intellettuali come Alaa Al-Aswany, che per molti egiziani poco propensi alla lettura, altri non può essere che il dentista che ha uno studio nel quartiere di Garden City, e non lo scrittore di fama internazionale del Palazzo Yacoubian o uno dei principali promotori della candidatura di El Baradei a Presidente della Repubblica.
Il quotidiano indipendente vicino all'opposizione Al-Masry Al-Yom ha commentato il ritorno di El Baradei come il coronamento del "ritorno alla politica", ossia il coinvolgimento da parte di normali cittadini in attività politiche, lontano dalle strutture burocratiche e stagnanti dei tradizionali partiti. Senza dubbio. Le varie centinaia di persone che si sono spontaneamente mobilizzate per accoglierlo all'aeroporto, aspettando quasi un'intera giornata, ne sono un perfetto esempio e sono figli di quell'attivismo che negli anni precedenti si è materializzato nel movimento di Kifaya e in quello del 6 Aprile. Sono un esempio tangibile della voglia di cambiamento che esiste nel Paese e delle speranze di quegli egiziani che vedono finalmente uno spiraglio nella possibilità di poter scrivere la parola fine al regime di Mubarak.
"Magari può sembrare che non abbia molta personalità e che non abbia contatti con la grande maggioranza della popolazione, ed è vero che è stato lontano dal Paese per molti anni, ma ora rappresenta l'unica speranza per un cambio nelle elezioni presidenziali del prossimo anno".
Hind ha 27 anni, è disegnatrice grafica e già dal luglio scorso, in tempi ancora lontani dall'attuale frastuono mediatico, nel terno al lotto per azzeccare il nuovo Presidente egiziano del post-Mubarak avanzava la possibilità del già premio Nobel. Il giornale Al-Masryoon ha apocalitticamente paragonato il ritorno di El Baradei con la discesa sulla terra del Mahdi, il redentore che secondo la dottrina islamica sciita scenderà sulla terra prima del giorno del giudizio per combattere gli oppressori e portare la pace. Hind è una delle iscritte della prima ora della pagina di Facebook che promuove la candidatura di El Baradei a presidente. Amr invece, pressoché coetaneo, non ha un account sulla rete sociale e chiaramente non sa che la pagina di supporto all'egiziano più famoso del momento è passata in meno di 48 ore da 60mila a più di 100mila membri. Quelli di Hind e di Amr sono due Egitti che difficilmente si incontrano.
A differenza di quanto accade nella metropoli egiziana, difficilmente si può pensare di trovare lo stesso fervore nel rif egiziano, l'entroterra dove vivono i restanti 65 milioni di cittadini egiziani, una buona parte dei quali rientra in quel 42 percento di popolazione che vive sotto la soglia di povertà, e che difficilmente capisce chi sia e cosa rappresenti questo egiziano che ha vissuto per anni fuori dal Paese. "C'è da chiedersi se la popolazione capisca veramente i suoi discorsi, se le stesse parole libertà e democrazia abbinate alle prossime elezioni abbiano un qualche significato nella testa della maggioranza della gente comune", dice Hisham, sulla trentina. Benché proveniente da una famiglia che ha sempre lavorato nei meandri istituzionali dei ministeri egiziani, è speranzoso nel cambio, ma sa perfettamente di essere parte di una "elite educata e fortunata", e di non poter rappresentare il pensiero di tutti gli egiziani. "Ho principalmente due dubbi", continua Hisham, "il primo è che sembra che lui stesso non abbia un piano concreto o una strategia precisa, e lo stesso vale secondo me per chi lo sta supportando. Il secondo è che chi lo segue rappresenta solo una piccola parte di un settore colto della popolazione". Come accenna un recente editoriale di Al-Masry Al-Yom, la gente comune comincia a mettere in relazione le ristrettezze economiche e i problemi quotidiani con il regime politico che regge il paese ormai da decenni.
Se questa idea si avvicina molto alla realtà dei fatti, rimane intatto il problema fondamentale di unire gli sforzi della popolazione attiva politicamente, che si ingrandisce di giorno in giorno, con le masse ormai atrofizzate dalla decennale "non-politica". La necessità di avanzare un attivismo di base sembra sempre più evidente, sia per far circolare le idee, sia per raggiungere gli angoli più reconditi del grande stato africano. Questi problemi sono ben presenti nella testa di El Baradei, che in una delle sue prime interviste rilasciate al quotidiano indipendente Al-Dostour ha senza mezzi termini dichiarato che il rinascimento egiziano deve assolutamente passare per una riforma della Costituzione, ma soprattutto per una massiva educazione della popolazione. Un'educazione libera e gratuita che a detta di El Baradei è ora solamente fittizia.
Tra El Baradei e la poltrona di presidente si incontrano sul cammino molti cavilli istituzionali, più di dodici mesi di tempo e le speranze di molti attivisti politici e semplici cittadini. El Baradei rimane per il momento solo un simbolo di speranza, ma rappresenta anche una spinta per gli stessi attivisti ad unire tutte le componenti della popolazione egiziana. Nella riuscita di questa unione si giocano le prossime sorti del paese, i fedelissimi di Mubarak lo sanno perfettamente, già da molto tempo.
Parole chiave: mohammed el baradei, aiea, hosni mubarak