24/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Cina e Usa: il caso Google

Il caso Google ha generato accuse reciproche di "cyber-guerra fredda": Washington sostiene che hacker cinesi sostenuti dal governo entrino nelle sue reti militari e governative; Pechino risponde che gli americani fanno la stessa cosa e che potrebbero compiere cyber-attacchi il grado di smantellare le difese di un Paese. Quali sono le sue informazioni in merito?

Le accuse sono fondate da entrambe le parti. La potenzialità dei danni non è però identica. Nella guerra delle reti vince chi non dipende interamente da esse. Chi ha ancora sistemi di comando e controllo tradizionali e non ha digitalizzato anche il raffreddore ha maggiore capacità di resistenza agli attacchi. In questo senso gli Stati Uniti sono molto più vulnerabili della Cina. Avendo sistemi di allarme e individuazione degli attacchi più sofisticati, sono in grado di percepire minacce anche quando in realtà non esistono o sono soltanto potenziali o involontarie. Una brutta conseguenza degli allarmi è la psicosi. Oggi gli Stati Uniti spendono così tanto nella protezione dei sistemi che hanno superato il danno potenziale che subirebbero senza alcuna protezione. Oltre ai soldi si parla di tempo perso nei controlli, di rallentamento dei sistemi da controllare, di perdita di fiducia nelle misure di sicurezza, di risorse umane disperse e di paranoia collettiva. In pratica si verifica lo stesso fenomeno dell'allarme terroristico. Basta poco per tenere il sistema in continua fibrillazione e in soggezione. Che i cinesi abbiano capito questo e ne approfittino mi sembra molto plausibile.
Ci sono tuttavia alcuni aspetti che devono far riflettere. Sia gli Stati Uniti che la Cina intercettano e tengono sotto controllo la rete per motivi di sicurezza interna. Lo scopo dichiarato è quello della lotta al terrorismo o allo spionaggio, ma il risultato è che tutto viene controllato sia in campo nazionale che internazionale. Nessuno saprà mai quanti risultati dei controlli saranno utilizzati per scopi leciti o illeciti. Gli Stati Uniti hanno strutture potenti (pubbliche e private) che controllano anche le reti di paesi amici o potenzialmente avversari. La Cina è sottoposta a sistematica penetrazione e il controllo americano esula molto dai motivi di sicurezza. L'attività offensiva ha scopi di distruzione o di infiltrazione nelle reti per lo spionaggio militare ed industriale, ma anche di sobillazione e sovversione. La vocazione rivoluzionaria americana, dopo il successo in casa propria di tre secoli or sono, si è rivolta all'estero facendo bene attenzione a reprimere qualsiasi tentativo di sovversione istituzionale al proprio interno. Qualsiasi deviazione interna è controllata e repressa, qualsiasi dissidenza viene istituzionalizzata in modo che comunque garantisca la sopravvivenza del sistema. Nei riguardi di altri paesi i concetti di democrazia, libertà ed emancipazione che oggi vengono diffusi anche attraverso la rete sono giusti e allettanti, ma la loro applicazione non sempre ne rispetta lo spirito. Innanzitutto esiste una strumentale selezione dei paesi in cui esportare democrazia e libertà. Questi principi non vengono di certo diffusi in quei paesi in cui la repressione, l'ingiustizia e la corruzione fanno comodo. Poi c'è la scelta altrettanto strumentale dei leader o dei movimenti da sostenere. Spesso sono personaggi totalmente discreditati e organizzazioni fasulle che rappresentano soltanto interessi privati e criminali.
La Cina non vuole cadere nella trappola. Da parte sua, non ha alcuna prospettiva di far penetrare in occidente o negli Stati Uniti la sua rivoluzione (alla quale ha da tempo rinunciato). Si deve perciò "limitare" a usare la rete e i propri hacker per individuare e reprimere i dissidenti interni, gli avversari politici e i concorrenti economici. Nei riguardi degli Stati Uniti l'attività offensiva cinese si rivolge all'individuazione dei tentativi di sovversione condotta tramite i movimenti e i twitters veri e fasulli che si celano dietro le bandiere di democrazia e libertà. Il caso di Google è emblematico non tanto per il propagandistico colpo di reni del Motore nel rifiutare le limitazioni imposte dai cinesi, ma nel mettersi a disposizione del Consiglio di Sicurezza Nazionale statunitense per rivelare i dati a disposizione. Se i cinesi avevano il dubbio che Google fosse un mezzo di penetrazione al soldo del governo statunitense, dopo questa mossa ne sono sicuri. L'attività offensiva cinese è però mirata anche ad un altro obiettivo strategico: il superamento della barriera tecnologica. Gli Stati Uniti hanno i sistemi informatici più avanzati al mondo e questo primato viene garantito dai vari tipi di DOS (Denial of Services) che in pratica impediscono l'accesso a qualsiasi sistema informatico e ai suoi servizi. Il livello del DOS è in grado di rafforzare e ampliare il Digital Divide, vale a dire la barriera di conoscenza che separa chi ha le informazioni e chi non le ha, che ormai è anche la barriera che separa chi ha una speranza di futuro migliore e chi si deve rassegnare alla miseria e alla schiavitù. La Cina non vuole stare dalla parte di chi non ha accesso alle informazioni e vede le protezioni americane applicate anche alle liste delle lavanderie come tentativi di cacciarla nell'angolo dell'arretratezza. Per questo ha mobilitato una massa di studenti, studiosi, scienziati, militari e semigeni per garantirsi il vantaggio competitivo della Conoscenza. Lo fa attraverso i programmi di studio e di ricerca all'estero dei propri studenti e dei propri esperti (la maggioranza proprio negli Stati Uniti) che ricevono regolari permessi e il compiacimento di molte università non più abituate ad avere studenti disciplinati, che non si ubriacano e non si drogano, che studiano anche durante le pause pranzo e che producono sempre idee innovative e stimoli culturali importanti. Lo fa con lo spionaggio industriale, la corruzione degli addetti, l'estorsione e il forzamento dei sistemi informatici affidato ai suoi hacker di stato. A questi ultimi è affidato il forzamento dei sistemi di protezione di qualsiasi livello dal più semplice a quello più elevato. Il livello di forzamento è perciò la misura della capacità informatica e se è vero che gli Stati Uniti considerano le intrusioni cinesi come sensibili per la sicurezza nazionale significa che il livello raggiunto è quello massimo. Questo comporta un'altra considerazione: più i processi di apprendimento sono difficili maggiore è la potenzialità che si accumula. Costringere i cinesi a forzare livelli sempre più sofisticati li porta a sviluppare conoscenze maggiori. Da sempre chi aggira o supera gli ostacoli è più bravo di chi li ha messi. La Cina si può imbestialire con Google e con gli americani ma dovrebbe dire grazie. L'America fa bene a preoccuparsi ma ormai per riaffermare il proprio vantaggio dovrebbe tornare al pallottoliere.

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Luogo: Cina