24/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Usa e Cina: frizioni, collaborazioni, modello strategico, missioni all'estero

Quali sono i teatri di possibile frizione e quali invece di possibile collaborazione tra Cina e Stati Uniti?
La frizione è inevitabile in tutta l'Asia, in Africa e in America latina. La collaborazione è possibile in Europa anche se in questi ultimi tre anni si assiste ad un distacco tra Europa e Cina che lascia intendere una sorta di accordo tacito nel lasciare l'Europa ai russi, agli americani e, un po', agli europei. In queste aree contano molto i punti focali che possono diventare focolai di tensioni e anche possibili luoghi di scontro indiretto. I più importanti e sensibili sono Taiwan, la Corea, l'Indonesia, il Pakistan e Afghanistan, l'Iran, il Sudan e il Venezuela. Ogni posto dell'Africa può dar vita ad un conflitto, specie da quando la Cina ha rafforzato la sua presenza economica e gli Stati Uniti quella militare.

In questo quadro, qual è il ruolo della Shanghai Cooperation Organisation?
Lo vedo essenzialmente come un esercizio e come un monito.
Un esercizio per la diplomazia e per gli scambi di cooperazione militare nei quali la Cina non ha esperienza e neppure vocazione. Il sistema cinese è fatto per comandare e non per favorire la dialettica pubblica. Il potere cinese ammette lo scontro dialettico esclusivamente all'interno delle proprie strutture di vertice e quasi mai traspare all'esterno. Il pugno di ferro che usa all'interno nei riguardi di questioni importanti è bilanciato dalla tolleranza dell'intraprendenza individuale che rende il sogno cinese possibile. Ma mentre l'intraprendenza è un patrimonio del popolo, il pugno di ferro è l'esigenza del regime ed è quest'ultimo che gestisce i rapporti internazionali. Stare al mondo oggi comporta invece una grande pratica dialettica e grande rispetto per i partner. La SCO offre alla dirigenza cinese l'opportunità d'imparare in relativa sicurezza, sia sbagliando senza conseguenze disastrose, sia affiancandosi a vecchi volponi come i russi di Putin.
Il monito per l'esterno viene dalla relativa semplicità con la quale la SCO si è formata riunendo stati molto diversi, superando conflitti d'interessi e mettendo da parte ideologie e retoriche che non siano strumentali agli interessi stessi. Questo modello non è mai stato realizzato da nessuno e meno di tutti dagli Usa e dall'Urss. La Nato e il Patto di Varsavia sono sorti dalle rovine di una guerra mondiale riunendo ciascuna in un solo paniere ideologico vincitori e vinti e imponendo l'egemonia del più forte. La Seato e la Cis sono fallite per l'incapacità di gestire le differenze d'interesse. L'Anzus che pure allinea paesi culturalmente omogenei come Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda sta agonizzando nella differenza di vedute sul nucleare. Gli Stati Uniti e la Russia non sono neppure riusciti a costruire dei partenariati credibili alle porte di casa propria: in America centrale e in America del sud, i primi, e in Europa orientale e in Asia, la seconda. La Sco si presenta perciò come un modello che può funzionare anche altrove. E questo costituisce un monito che gli Stati Uniti, invece di prendere come stimolo d'insegnamento, percepiscono come una minaccia.

Dopo la fallimentare guerra del '79 contro il Vietnam, la dottrina cinese della forza d'urto di una massa di soldati non è chiaramente più attuale. Come è evoluto da allora l'Esercito popolare di liberazione e qual è oggi il suo modello strategico?
Il modello di medio termine è quello che combina una forza strategica nucleare e convenzionale missilistica e navale in grado da dissuadere avventure autonomiste da parte di Taiwan e degli americani per Taiwan, con una forza mobile terrestre permanente in grado di condurre operazioni ai confini e all'interno del paese.
Per il lungo termine si può immaginare la realizzazione di una forza navale d'altura e di forze aeree d'appoggio e terrestri di spedizione capace d'intervenire in tutto il Pacifico, nell'Oceano Indiano e nell'Atlantico meridionale. Non è facile, e non è detto che un tale salto di qualità diventi possibile. La Cina ha una priorità molto più pressante di quella della proiezione di potenza: deve stabilizzare ed equilibrare le forze sociali interne assicurando il graduale ampliamento della fascia di benessere. Ogni altra esigenza, compresa quella militare viene dopo. Non è una dimostrazione di umanità o di saggio governo o di intenzioni pacifiche. E' l'esigenza di autoconservazione di un regime che vuole maturare, vuole affermarsi in un ruolo globale paritetico con le grandi potenze, vuole evolvere anche nella cultura politica, ma senza correre rischi e senza cedere il potere a nessun altro. Non sarebbe un dramma se nel frattempo la corsa ai successi economici non avesse creato disparità e ingiustizie sociali ancora più gravi. D'altra parte il sistema cinese, quello del pugno di ferro all'interno e dell'intraprendenza nazionalistica all'esterno, ha fatto comodo a tutto il mondo del consumo, dell'azzardo e del profitto. Una Cina esclusa dal mondo, come quella di Mao, faceva comodo perché conteneva al proprio interno le pulsioni e le rivoluzioni di un miliardo di cinesi. Quella inserita nel mondo, come quella di Deng, in qualità di fornitrice di mano d'opera a basso costo e potenziale consumatrice, ma con insignificante peso politico globale, faceva comodo agli affari di tutti anche se era evidente che tali affari si basavano sullo sfruttamento di un popolo garantito da un regime iniquo. Oggi cogliamo i frutti di ciò che è stato seminato e non mi sembra una grande idea quella di correre ai ripari erigendo muri anticinesi o scudi stellari.

Il pattugliamento del Golfo di Aden contro la pirateria è la prima missione cinese all'estero (senza la copertura Onu) dalla guerra di Corea. Fonti del Dragone, dopo questo evento, parlano di "4 responsabilità" della Cina: protezione dei cinesi e delle loro proprietà all'estero; garantire un commercio scorrevole; prevenzione di interventi stranieri che minaccino l'unità del Paese; difesa contro l'invasione straniera". E' una nuova dottrina o siamo nel solco della tradizione? Che cosa può significare in termini pratici?
Siamo ancora nel solco della tradizione e l'attività non ha bisogno di avallo da parte delle Nazioni Unite perché si svolge in acque internazionali o in ambiti regolati da rapporti bilaterali con i paesi interessati. Di nuovo c'è che la Cina oggi si può permettere di applicare quello che teoricamente ha sempre affermato proprio perché ha interessi in altre parti del mondo ed è in grado di assumere responsabilità a protezione degli interessi cinesi in quelle parti del mondo. Venti anni fa un'operazione come questa sarebbe stata impossibile, perché non c'erano i mezzi per farla, oppure inutile, perché la Cina non aveva nulla da proteggere. Anzi in quegli anni era la marina cinese ad essere accusata di pirateria nel mare cinese meridionale e orientale. Una quindicina di anni fa la Cina non aveva neppure gli equipaggi idonei a far navigare verso i porti di casa i sommergibili acquistati dalla Russia. Oggi la flotta commerciale cinese è tra le più potenti del mondo e quella militare è pronta a proteggerla almeno dalle bande di disperati e dai pirati fai da te.

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Luogo: Cina