24/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il summit di Cancun ha partorito un nuovo ente sovranazionale latinoamericano. L'opinione di Josč Luiz del Roio

I paesi dell'America latina e del Caribe si sono riuniti per due giorni - lunedì 22 e martedì 23 febbraio - a Cancun, in Messico, per discutere su molte questioni da affrontare in maniera unanime e urgente, primo fra tutti il dramma haitiano. Ma il leit motiv della riunione è stato la creazione di un ente sovranazionale che tenesse fuori dai giochi gli Stati Uniti e il Canada. E così è stato. La decisione è stata storica: la creazione di un'organizzazione che coinvolgerà Cuba ed escluderà la Casa Bianca dopo decenni di dominio incondizionato. A commentarcelo è l'italo-brasiliano Josè Luiz Del Rojo, ex senatore italiano, ma da sempre legato a doppio filo al Brasile, dov'è nato, dove ha lottato per sconfiggere la dittatura militare, e dove continua a vivere, avanti e indietro dall'Italia.

 

Il summit di Cancun ha partorito un nuovo ente sovranazionale latinoamericano. Che ne pensa?

Questa nuova unione dei 33 stati latinoamericani che terrà fuori sia gli Stati Uniti che il Canada è veramente un evento storico, principalmente preché è stato accettato da tutti i paesi, indistintamente. E questa è la grande questione. Anche i paesi con governi di destra lo hanno ratificato. Il perché? Perché il mondo cambia. Sta aumentando vertiginosamente il peso del Brasile e in contemporanea gli Stati Uniti sono sempre più deboli. Di contro si erge nel continente americano l'ombra della Cina, sempre più poderosa, e anche i governi da sempre amici di Washington sanno con chi dover fare i conti da ora in poi e non hanno scelta. Una Colombia o un Cile restano sì nella sfera Usa, ma devono anche venire a patti con l'economia brasiliana.

Inizia una nuova era, dunque? E l'Organizzazione degli Stati americani (Osa) ne risentirà?

Il primo passo è stato fatto. Certo il cammino è lungo e tortuoso, perché mettere d'accordo tutti sarà complicato. Ma almeno è iniziato. Mentre è chiaro che l'Osa è definitivamente tramontata, morta. Nonostante i leader di destra si siano precipitati a sottolineare che la nuova entità non andrà a sostiturire l'Organizzazione degli stati americani, la realtà dei fatti parla da sola: il nuovo organismo ha messo alla porta gli Stati Uniti e ha reintegrato la piccola Cuba, che invece dal '62 è bandita dall'Osa. Questo ha una sola lettura: il definitivo tramonto dell'Organizzazione che da sempre pende dalle labbra degli Usa.

Che intanto tacciono...

Dal canto suo la Casa Bianca non può che accettare la cosa, punto e basta. Ogni paese è libero di scegliere con chi schierarsi, è il diritto internazionale che lo sancisce. Agli Usa non resta che prenderne atto e tacere. Qualsiasi commento adesso sarebbe controproducente.
Quanto è nato in America Latina non fa che riflettere i nuovi equilibri regionali e mondiali. È il frutto dei cambiamenti mondiali. E altri ne arriveranno di cambiamenti. Basta vedere che il principale partner economico del gigante sudamericano, ossia il Brasile, adesso è diventato la Cina. E questo è un destino che attende ogni singolo paese del continente. E non dimentichiamo cos'è che ha aperto il summit di Cancun: nientemeno che un accordo strategico impressionante, economico ed energetico, fra il Città del Messico e Brasilia. Un accordo che mette in scacco persino il Nafta, a cui il Messico è rimasto fedele fino a oggi.

E la Vecchia Europa?

Altro elemento che emerge dalla lettura di quanto avvenuto a Cancun è una presa di distanza totale dall'Europa. Eclatante è la decisione unanime presa contro la Gran Bretagna e in favore dell'Argentina sulla questione Malvinas-Falkland. Persino paesi come il Cile che normalmente avrebbero scelto tutt'altro atteggiamento si sono schierati assieme agli altri paesi del continente contro la Corona inglese. Questo è un messaggio di come l'influenza europea stia incamminandosi sulla via del tramonto, lentamente quanto inesorabilmente.

 

Stella Spinelli

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