scritto per noi da
Carlo Carlucci

Nelle ultime elezioni
amministrative (novembre 2004) i candidati sandinisti alla carica di
sindaco
hanno spopolato. Un segnale che alle prossime politiche per la
presidenza della
Repubblica Daniel Ortega, candidato designato dai 700 membri del
congresso del
Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, potrebbe riprendere le
redini del
paese. Un segnale così forte che ha indotto l’ Amministrazione USA a
lanciare il suo monito: guai al ritorno al potere dei sandinisti, forza
politica
indesiderata nell’area centroamericana perché di matrice
marxista.
Un potere mai tramontato. In realtà questo potere le alte gerarchie del
Frente ( Ortega. Arce, Borge) non lo hanno proprio perso. Polizia e esercito sono
stati ininterrottamente sotto il
loro controllo, i beni requisiti dal Partito dopo la vittoria del luglio del
’79 se li sono ripartiti, a mo’ di torta, subito dopo la sconfitta elettorale
del 1990. E nei vari governi che si sono succeduti, a cominciare da quello
della Chamorro, gli Ortega e i Borges hanno costituito un più che potente
governo ombra, assai più potente dello shadow cabinet inglese, tanto per intenderci.
Questo potere
usato magari in forma non troppo pulita, spesso pro domo sua da parte dei Comandantes, ha tuttavia impedito un ritorno al
passato, al clima dei Somoza per intenderci, quel clima che aleggia
su altri paesi dell’istmo, dal Guatemala al Salvador (dove
gli
assassini di Romero e i responsabili dei genocidi vivono indisturbati),
fino
alla regione del Chiapas messicano.
Esercito e polizia hanno conservato
un
certo carisma di formazione, che li vede incapaci di
rivolgere le armi contro il popolo. Diamo
dunque al nostro Cesare, cioè ad Ortega, quel che è di Cesare.
I Sandinisti duri e puri. Dopo
anni di critiche, di sdegnosi silenzi, di dimissioni, l’ala cosiddetta pura dei
sandinisti,
quelli che non
hanno partecipato alla
pignatta, come chiamano qui la spartizione della torta, ha trovato un leader
deciso
a dare battaglia: il Comandante Herty Lewites, ex sindaco di Managua, che ha
impugnato la mitica bandiera
rojo y negra
di Sandino e di Fonseca Amador, denunciando gli abusi e le appropriazioni di
beni che erano del popolo, da parte degli Ortega
and company.
Subito espulso dal
partito Lewites ha visto unirsi a lui
altri scontenti: Sergio Ramirez, già vice di Ortega; altri comandanti di rango
come Luis Carrion,
Lenin Cerna, Hugo Tinoco. Dunque tutta una non trascurabile ala scissionista,
che ha ricevuto la benedizione di Ernesto Cardenal, da tempo voltosi a
fustigatore della corruzione della cupola sandinista, e l’approvazione di buona
parte del ceto intellettuale nicaraguense, a cominciare dalla scrittrice
Gioconda Belli, sandinista della primissima ora, che ha raggiunto notorietà internazionale
coi suoi romanzi.
Non
tutti sono d’accordo con la scissione.
Vi è per esempio il caso, assai
esemplare, della ex comandante Olga Aviles, che fu la prima donna a
entrare, giovanissima nel 1965, in
clandestinità. Lottò col mitico Carlos Fonseca
Amador, il fondatore del Fronta Sandinista di Liberazione Nazionale
(Fsln). Nel 1976 fu tra i protagonisti di una clamorosa irruzione
(
la toma de la casa de Chema Castillo)
che impose all’opinione pubblica il valore e la valenza dei
guerriglieri del
Frente. Dopo la vittoria sandinista fu ambasciatrice del Nicaragua in
vari
paesi del sud est asiatico. Poi, con la sconfitta elettorale del
1990, pur avendo una laurea (e non avendo
partecipato alla
pignatta) dovette arrangiarsi come conducente
d’autobus sulla panamericana per approdare infine a un posto di
venditrice
nel
Mercado Oriental, dove le vendite sono crollate. Per lei sia Ortega
che
Aleman (il presidente messo sotto
accusa per corruzione) sarebbero dei tipici
caudillos
centroamericani e tuttavia non è d’accordo con la scissione di Herty Lewites.
Ortega
sarebbe stato sviato dalla moglie e dai tanti leccapiedi (a lei perfettamente
sconosciuti) che sono entrati a far parte dei settecento del Congresso Sandinista
.
Frattura insanabile. Andrebbe fatta chiarezza e pulizia
dall’interno, senza scissioni. Ma la frattura è oramai avvenuta e le reciproche
accuse sono roventi. Assai più convincenti e legittime quelle degli
scissionisti.