05/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In vista delle elezioni politiche rischia di spaccarsi il fronte sandinista
scritto per noi da
Carlo Carlucci
 
Manifestazione del Fronte sandinista di liberazione nazionaleNelle ultime elezioni amministrative (novembre 2004) i candidati sandinisti alla carica di sindaco hanno spopolato. Un segnale che alle prossime politiche per la presidenza della Repubblica Daniel Ortega, candidato designato dai 700 membri del congresso del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, potrebbe riprendere le redini del paese. Un segnale così forte che ha indotto l’ Amministrazione USA a lanciare il suo monito: guai al ritorno al potere dei sandinisti, forza politica indesiderata nell’area centroamericana perché di matrice marxista. 
 
Un potere mai tramontato. In realtà questo potere le alte gerarchie del Frente ( Ortega. Arce, Borge) non lo hanno proprio perso. Polizia e esercito sono stati ininterrottamente sotto il loro controllo, i beni requisiti dal Partito dopo la vittoria del luglio del ’79 se li sono ripartiti, a mo’ di torta, subito dopo la sconfitta elettorale del 1990. E nei vari governi che si sono succeduti, a cominciare da quello della Chamorro, gli Ortega e i Borges hanno costituito un più che potente governo ombra, assai  più potente dello shadow cabinet  inglese, tanto per intenderci.
Questo potere usato magari in forma non troppo pulita, spesso pro domo sua da parte dei Comandantes, ha tuttavia impedito un ritorno al passato, al clima dei Somoza per intenderci, quel clima che aleggia su altri paesi dell’istmo, dal Guatemala al Salvador (dove gli assassini di Romero e i responsabili dei genocidi vivono indisturbati), fino alla regione del Chiapas messicano.
Esercito e polizia hanno conservato un certo carisma di formazione, che li vede incapaci di rivolgere le armi contro il popolo. Diamo dunque al nostro Cesare, cioè ad Ortega, quel che è di Cesare.

 
Daniel OrtegaI Sandinisti duri e puri. Dopo anni di critiche, di sdegnosi silenzi, di dimissioni, l’ala cosiddetta pura dei sandinisti, quelli che non hanno partecipato alla pignatta, come chiamano qui la spartizione della torta, ha trovato un leader deciso a dare battaglia: il Comandante Herty Lewites, ex sindaco di Managua, che ha impugnato la mitica bandiera rojo y negra di Sandino e di Fonseca Amador, denunciando gli abusi e le appropriazioni di beni che erano del popolo, da parte degli Ortega and company.
Subito espulso dal partito Lewites ha visto unirsi a lui altri scontenti: Sergio Ramirez, già vice di Ortega; altri comandanti di rango come Luis Carrion, Lenin Cerna, Hugo Tinoco. Dunque tutta una non trascurabile ala scissionista, che ha ricevuto la benedizione di Ernesto Cardenal, da tempo voltosi a fustigatore della corruzione della cupola sandinista, e l’approvazione di buona parte del ceto intellettuale nicaraguense, a cominciare dalla scrittrice Gioconda Belli, sandinista della primissima ora, che ha raggiunto notorietà internazionale coi suoi romanzi.
 
Manifestazione per la vittoria dei sandinisti nel 1979Non tutti sono d’accordo con la scissione. Vi è per esempio il caso, assai esemplare, della ex comandante Olga Aviles, che fu la prima donna a entrare, giovanissima nel 1965, in clandestinità. Lottò col mitico Carlos Fonseca Amador, il fondatore del Fronta Sandinista di Liberazione Nazionale (Fsln). Nel 1976 fu tra i protagonisti  di una clamorosa irruzione (la toma de la casa de Chema Castillo) che impose all’opinione pubblica il valore e la valenza dei guerriglieri del Frente. Dopo la vittoria sandinista fu ambasciatrice del Nicaragua in vari paesi del sud est asiatico. Poi, con la sconfitta elettorale del  1990, pur avendo una laurea (e non avendo partecipato alla pignatta) dovette arrangiarsi come conducente d’autobus sulla panamericana per approdare infine a un posto di venditrice nel Mercado Oriental, dove le vendite sono crollate. Per lei sia Ortega che Aleman (il presidente messo sotto accusa per corruzione) sarebbero dei tipici caudillos centroamericani e tuttavia non è d’accordo con la scissione di Herty Lewites. Ortega sarebbe stato sviato dalla moglie e dai tanti leccapiedi (a lei perfettamente sconosciuti) che sono entrati a far parte dei settecento del Congresso Sandinista.
 
Frattura insanabile. Andrebbe fatta chiarezza e pulizia dall’interno, senza scissioni. Ma la frattura è oramai avvenuta e le reciproche accuse sono roventi. Assai più convincenti e legittime quelle degli scissionisti.
Categoria: Politica
Luogo: Nicaragua
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