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Luc Chatel, il ministro dell'Educazione francese, ha annunciato che ad aprile si terranno gli Stati generali per la sicurezza a scuola. La convocazione sarebbe stata necessaria dopo l'ennesimo episodio di violenza che ha coinvolto professori e alunni. Nel giro di quindici giorni due diversi istituti superiori sono stati teatro di aggressioni. Al liceo Adolphe Cherioux di Vitry-sur-Seine a farne le spese è stato un insegnante, mentre al Guillaume-Apollinaire di Thiais la vittima è stato uno studente. Troppo. Alunni e professori degli istituti coinvolti hanno sospeso le elezioni e si sono recati a Parigi per chiedere un intervento serio da parte delle istituzioni. A loro si sono aggiunti anche docenti e ragazzi di altre scuole, preoccupati per la deriva del sistema scolastico.
PeaceReporter ha intervistato Christel Lavigne, insegnate di Lettere classiche al Lycée Joffre di Montpellier.
Due aggressioni in quindici giorni sono tante. La scuola francese vive un'emergenza?
Per fortuna questi episodi sono ancora l'eccezione, non la norma. Non si può fare un discorso generalizzato, non esiste una sola Francia, ma tante. Tra le medie e i licei del centro delle grandi città e quelli di periferia esistono delle profonde differenze. Sono due mondi separati, ma in entrambi, da parecchi anni, si assiste a un progressiva perdita d'autorità da parte dell'insegnante. Molti genitori denigrano i docenti e questo è molto grave: i ragazzi si sentono autorizzati a trattarci male. E' stato perfino coniato un nuovo aggettivo, che deriva dal verbo temere (craindre), che indica proprio la paura, il timore degli insegnanti ad entrare in alcune scuole.
Sono cambiati così tanto i ragazzi?
I nostri figli non si rendono più conto di quanto siano fortunati a poter studiare. Se potessero, non ci metterebbero piede in classe, se non per incontrare gli amici. La scuola come mezzo di promozione sociale è stata dimenticata, si è trasformata in un dovere poco utile. Secondo lei perché si è creata questa frattura nelle scuole? Penso che bisogna andare indietro nel tempo, negli anni del '68, quando si è deciso di porre fine a un sistema che era effettivamente troppo rigido e andava modificato. Solo che si è buttato via tutto, anche il buono. Con la rivoluzione del '68, il prestigio della funzione degli insegnanti è venuto meno. I professori hanno perso troppa autorevolezza e non è stato un bene.
I docenti italiani, spesso, si trovano a lavorare anche come assistenti sociali. Tutta la funzione educativa viene riversata sulla scuola. E' così anche in Francia?
Certamente. Noi professori non ci limitiamo più a trasmettere delle nozioni. Ma questa non è una novità, perché un bravo insegnante non può solo ripetere delle regole. Il problema è che arrivano in classe dei ragazzi senza un minimo di educazione e i miracoli non si fanno. I genitori non sanno più trattare coi loro figli e ricercano negli insegnanti dei partner educativi, si rivolgono a noi per chiedere aiuto. A volte sono proprio disperati.
Molti dei suoi colleghi hanno scioperato per chiedere al governo di poter insegnare in sicurezza e di poter fare affidamento sull'aiuto di alcune figure, quali psicologi, mediatori culturali. E' d'accordo?
Mediatori culturali e psicologi sono il minimo. Conosco colleghi che vanno a scuola terrorizzati, hanno il panico di entrare in classe e questo non deve succedere. Insegno in uno dei più prestigiosi licei di Montpellier e, per fortuna, non vivo queste situazioni di violenza, ma la maleducazione dei ragazzi cresce. In classe mantengono un atteggiamento rispettoso, ma già nei corridoi si vive un'altra atmosfera. Il lavoro del professore è molto stressante, ho 49 anni e rispetto a quando ho iniziato è sempre più difficile vivere la scuola.
Perché?
Gli studenti non ci danno più retta, non si ritrovano nei nostri valori, nel nostro mondo. Trascorrono la maggior parte del loro tempo in rete, nel mondo virtuale. Internet ha prodotto una rivoluzione nei rapporti generazionali e tra gli stessi ragazzi su cui non si è ancora riflettuto abbastanza. Magari da tutto questo nascerà qualcosa di buono, ma non è un tema da sottovalutare.
Cosa pensa dell'idea dell'Eliseo di mandare la polizia nelle scuole e di convocare gli Stati generali per la sicurezza?
Per ora sono solo parole, siamo in clima elettorale e potrebbero essere solo slogan, ma stiamo a vedere. Certamente provvedimenti come quello di inviare i poliziotti negli istituti sono il chiaro segnale che stiamo andando male.
Benedetta Guerriero
Parole chiave: Francia, scuola, professori, paura, Stati generali, Lavigne