12/03/2004
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La storia di Rashid, bambino abbandonato dai genitori perche'autistico
A Rabat, avere figli portatori di handicap è considerato un disonore,
una vera e propria punizione divina. Le famiglie che si trovano ad
avere un figlio disabile si nascondono come se dovessero celare una
vergogna. Nelle bidonville attorno alla capitale le storie di ordinaria
follia, le storie di mala sanità, le storie di emarginazione sono
all’ordine del giorno. Adesso con l’aiuto delle organizzazioni non
governative arrivate dall’Europa qualcosa si sta muovendo.
Nelle bidonville di Rabat, capitale del Marocco, si nascondono realtà
veramente terrificanti. Non è facile portare aiuto a queste persone
perché la vergogna la fa da padrone e soprattutto perché gli stessi
parenti dei malati non vogliono essere aiutati. A raccontarcelo è
Cristin, una ragazza che si occupa di un progetto dell'Associazione
Amici dei Bambini per il recupero dei giovani disabili in Marocco. “Noi
abbiamo iniziato un progetto a giugno dell’anno scorso (2003, ndr), ci
piacerebbe garantire una migliore qualità di vita a queste persone, ma
di fronte a determinate situazioni non sappiamo come comportarci”.
Anche Alessandro, un operatore umanitario che da anni vive e lavora in
Marocco ci racconta le difficoltà della vita delle persone portatrici
di handicap. "La situazione è molto più grave di quanto chiunque di noi
potesse immaginare, abbiamo trovato questo ragazzo, Rashid, - ma
crediamo che nelle sue condizioni ce ne siamo molti altri -
raggomitolato sotto una coperta in un letto assolutamente inadeguato
alle sue esigenze e con piaghe da decubito sul dorso, grandi come
crateri, tanto che hanno mangiato la carne ed hanno intaccato l’osso.
Mentalmente Rashid era presente e molto lucido anche se era decisamente
denutrito e stava lentamente calando in uno stato depressivo".
"E’ stato anche ricoverato in ospedale ma l’hanno rimandato indietro
senza avergli risolto il problema perché, a quanto pare, il personale
medico ed infermieristico si guarda bene dal “sporcarsi le mani” per
curare questo genere di cose. Rashid, è stato abbandonato quando aveva
pochi giorni, ed è stato condotto in un centro che si chiama Lalla
Maryem. Questo centro è l’unico a Rabat e provincia che si occupa dei
bambini abbandonati e con problemi di salute fisico-mentale".
"Il giovane Rashid aveva un problema da risolvere. Aveva dei tratti
autistici e psicotici e per questo creava problemi al centro che non
sapeva come gestire la situazione. La loro soluzione infatti, è stata
quella di rinchiuderlo in una stanza. Dopo il nostro intervento sono
cambiate molte cose. Innanzitutto adesso Rashid va a scuola, in un
istituto specializzato".
"Ha sette anni e ha fatto progressi straordinari. Farlo andare a scuola
ha significato anche coinvolgere le strutture locali, rappresentate dal
segretariato di stato per la famiglia che si è fatto carico delle spese
per questo bambino. C’è stata un’intensa collaborazione fra le
strutture statali e noi. Prima Rashid era un bambino che mostrava molta
aggressività, adesso riesce a convivere con gli altri in modo quasi
normale".
"Il nostro scopo era, oltre che portare un effettivo aiuto medico al
giovane Rashid, riuscire a sconfiggere la mentalità dei marocchini nei
confronti dell’handicap. Se prima era vista come una punizione divina
dalla quale fuggire adesso – con l’aiuto di persone competenti che si
occupano dei bambini – le cose stanno leggermente cambiando. Un
ringraziamento va anche al Re Mohammed VI che con la sua politica ha
apportato un effettivo aiuto alle strutture di recupero, e alle
persone, presenti nel territorio marocchino".
Alessandro Grandi