23/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Isoke Aikpitanyi, portavoce della associazione vittime ed ex vittime della tratta aderisce al 1° marzo

Ho già firmato l'adesione, ma poichè ci tengo e temo vada dispersa, la corfermo ulteriormente. Sono Isoke Aikpitanyi, nigeriana, già vittima della tratta e oggi portavoce della associazione vittime ed ex vittime della tratta.

In passato e più volte lanciammo una iniziativa provocatoria: lo sciopero delle ragazze costrette a prostituirsi; fu una iniziativa che espose le ragazze che aderirono, a molti pericoli, fu infatti uno sciopero contro i trafficanti e un atto esplicito di ribellione alle logiche della mafia che sfrutta le persone.

Fu un grido di allarme, una richiesta di aiuto che non raccolse molta attenzione neppure negli ambienti che il primo marzo sciopereranno: vedete, scioperare contro un datore di lavoro, o manifestare contro un governo, sono cose che stanno in una logica che prevede il rispetto di diritti, compreso quello di scioperare.

Ma se a scioperare è chi è pagato in nero, le cose sono diverse...magari perde non solo il lavoro, ma anche la possibilità di restare in Italia e di poter eventualmente trovare un lavoro a condizioni migliori.

Ma le vittime della tratta proprio non possono scioperare o se lo fanno, almeno e anche solo simbolicamente, rischiano la vita: in dieci anni circa 500 donne trafficate sono state uccise in Italia, spesso per dare una lezione che spaventi quelle che non abbediscono e si ribellano.

Per queste ragioni aderisco allo sciopero a nome della associazione vittime ed ex vittime della tratta e poichè non credo che molte ragazze costrette a prostituirsi scenderanno materialmente in piazza, e se lo faranno porteranno il cartello 'io sono costretta a prostituirmi e oggi sciopero', qualunque cosa vorrete fare affinchè l'adesione allo sciopero anche delle vittime della tratta costrette a prostituirsi, sia conosciuta, sarà un gesto in più.

Grazie

Isoke Aikpitanyi

Associazione vittime ed ex vittime della tratta del Progetto la ragazza di Benin City

 

Scrivi a primomarzo2010@peacereporter.net

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità