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E' scura di carnagione, capelli neri neri e folti.
E' arrivata nel nostro pronto soccorso timidissima, senza pronunciare un solo suono.
Stava aiutando a fare le faccende domestiche, in casa sua a Marja. E' uscita un attimo per prendere una bacinella d'acqua, e in un secondo si è trovata per terra. Un proiettile le ha perforato il ginocchio destro, facendole esplodere l'ultima parte di femore.
I suoi familiari l'hanno riportata in casa, dove è stata senza alcun trattamento per un giorno e mezzo, lamentandosi del dolore.
Poi l'hanno fatta evacuare con l'elicottero, fino a farla arrivare al nostro ospedale.
Ora è in un letto pulito, la gamba operata e in trazione, con altre bambine e bambini, con personale qualificato che si prende cura di lei.
I suoni della guerra li continua a sentire come tutti noi durante la giornata, ma lei almeno è qui, mentre in quei distretti molta gente deve subire la violenza disumana della guerra senza neppure avere l'opportunità di farsi curare.
Chissà se Roqia, questo il suo nome, dodici anni afgani, è contenta di non sapere nemmeno se i suoi familiari sono vivi. Nessuno ancora è venuto a trovarla, è difficilissimo muoversi da quei villaggi.
Ma "la grande operazione militare va avanti molto bene"...
Matteo Dell'Aira*
(*Infermiere capo dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, Helmand)