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L'occupazione Josué de Castro - dal nome dell'intellettuale brasiliano che denunciò la fame quale flagello costruito dagli uomini contro gli uomini - è l'emblema della lotta di chi è ridotto a vivere ai margini del sistema e vuole vedersi riconosciuto almeno il diritto alla casa. Eppure, la repressione dei lavoratori senza casa e senza terra è talmente grande che sono pochi quelli che riescono a ottenere un tetto e a mantenerlo.
Josué de Castro è un'area dismessa della Michelin, abbandonata da tempo. Sorge nella zona sud di Recife e si estende per 7.200 metri quadri. Il 20 settembre 2008 una novantina di famiglie senza tetto la occupò. Da allora la nuova comunità si è organizzata, aggrappata anima e cuore a questa area e parla per mezzo di un coordinamento, che si riunisce periodicamente per decidere strategie e soluzioni comuni.
Ma la Michelin non ci sta. E attraverso la società prestanome, Nossa Senhora do Carmo Ltda intestataria del terreno, ha presentato una denuncia al tribunale contro gli occupanti. Che si sono fatti aiutare dall'avvocato José Maria do Amaral, il quale si è appellato a vari vizi di forma portando avanti la pratica e infine ha trovato la carta vincente. Il terreno è pignorato dal governo federale e, come recita una legge emessa dal presidente Lula nel 2007, tutte le terre pignorate dall'União serviranno per fini di riforma agraria o urbana. Tradotto: per dare terra a chi non ne ha. E così è. Ma la Michelin non si arrende e la diatriba è bel lontana dall'essere sanata. A discapito di tutti gli abitanti che restano appesi a un filo con la paura che da un giorno all'altro arrivi qualcuno a portar via casa, beni, affetti.
"Mi chiamo Ceça. Sono residente e coordinatrice del terreno occupato Josué de Castro e voglio che tutti sappiano della nostra esistenza". A parlare è Maria da Conceição una delle rappresentanti dell'area ex Michelin. "La mattina del 20 agosto 2008, con più di ottanta famiglie, invademmo e occupammo questa zona. Con noi portavamo molto poco e il terreno era fango ed erbacce. Ma questo non ci impedì di costruirci le nostre baracche. La prima settimana la passammo estirpando, pulendo e raccogliendo spazzatura e resti di animali morti. Resistemmo, nonostante la polizia e altra gente insistesse spesso per farci abbandonare la terra. Quindi arrivò la pioggia, il sole battente, il freddo, il caldo torrido. Ma noi siamo rimasti. E oggi, ogni famiglia alla sua decente abitazione, in conformità alle proprie possibilità. E ci siamo organizzati. Ognuno cura il pezzetto di terreno che ha di fronte a casa che pian piano è migliorato. Oggi, anche in inverno, non c'è una zona impraticabile. Tutto è ben battuto e regge all'acqua. E abbiamo l'energia elettrica".
"A darci una mano - prosegue Maria - ci sono vari settori della società di Recife. Furono loro a contattarci dopo la prima protesta che organizzammo in occasione del primo ordine di sgombero che ricevemmo. Alcuni studenti universitari hanno deciso di abbracciare la nostra causa e con loro abbiamo organizzato un altra manifestazione di protesta, che non è riuscita molto bene ma ci è servita per crescere, come collettività e come persone.
Da quel momento abbiamo iniziato incontri e riunioni con le varie comunità, e con questi nostri nuovi amici abbiamo iniziato a organizzare dibattiti, seminari, conferenze per divulgare la nostra storia. E sempre più gente sta unendosi a noi e alla nostra causa. Ci hanno appena notificato il quarto ordine di sfratto, ma non ci arrendiamo e continuiamo a bussare alla porta delle varie istituzioni competenti. Per questo racconto questa storia, per ingrossare le fila di chi ci sostiene in questa lotta per il diritto alla casa, ma non solo: noi lottiamo per una vita più degna. E abbiamo bisogno di tutti, perché questa lotta è anche la vostra".
L'intento di Maria da Conceiçao è uno solo, far pressione sul presidente Lula affinché, prima di togliere il disturbo, inizi a mettere sulla via della risoluzione la questione agraria dei senza terra e quella urbana dei senza tetto, come promesso e sbandierato in ogni occasione. O per lo meno che faccia rispettare le leggi che già ci sono ma che giacciono lettera morta, inapplicate e inutili.
Stella Spinelli
Parole chiave: senza casa, senza tetto, occupazioni, lula, josue castro