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Scritto per noi da
Irma Marano
I direttivi delle agenzia alimentari delle Nazioni Unite (Fao, Ifad e Pam) hanno firmato a Roma un accordo per l'istituzione di un gruppo di lavoro che sostenga il governo haitiano nell'elaborazione di una strategia che coordini il programma di sostentamento e sicurezza alimentare a breve e lungo termine.
La task force guidata da Jacques Diouf, direttore generale della Fao, Kanayo Nwanze, presidente dell'Ifad e Josette Sheeran, direttrice esecutiva del Pam hanno unito i propri sforzi non solo in vista della ricostruzione post-terremoto ma soprattutto al fine di garantire la sicurezza alimentare nel paese. «Non si può fallire l'obiettivo» ha dichiarato il portavoce del task force. Non si può aspettare la prossima stagione della semina, bisogna provvedere al più presto. "Abbiamo poco tempo per mobilizzare risorse, logistica e capacità tecniche per assicurarci che Haiti possa produrre un raccolto autonomamente".
Joanas Gué, ministro dell'agricoltura haitiano, presente all'evento, ha precisato - in più di un'occasione - come sia importante coinvolgere nel processo di ricostruzione anche le zone rurali.
In realtà le tre agenzie Onu avevano già cooperato congiuntamente per far fronte alle emergenze umanitarie del 2004 quali la grande alluvione del Rio Soleil e l'uragano Jeanne: anche in quel caso avevano contrastato la crisi alimentare sostenendo la produzione agricola locale.
Le agenzie e i programmi delle nazioni unite che si occupano di agricoltura e alimentazione sono state in passato molto spesso accusate di duplicazione di attività e funzioni, eccessiva burocratizzazione: quasi delle pantagrueliche "macchine dello spreco" non in grado di ottemperare agli impegni presi.
Assodato che molte delle accuse sono vere e che sicuramente il "sistema-nazioni unite" in toto necessiterebbe di revisione, è altrettanto vero che il lavoro di coordinamento delle tre agenzie potrebbe essere importante. Se l'impegno di coordinamento fosse davvero assunto da questa task force - in sinergia con le autorità locali - forse l'immensa mole di denaro che la società civile internazionale e in particolare i singoli cittadini hanno destinato agli haitiani potrebbe davvero aiutare il paese nel lungo periodo evitando di riproporre gli errori già visti con lo tsunami nel sudest asiatico quando 9,7 miliardi di euro furono utilizzati per una ricostruzione che avrebbe potuto davvero cambiare in modo significativo e a lungo termine la situazione socio-economica di quei paesi.
Ad Haiti si contano più di 212.000 morti (secondo le stime ufficiali) e milioni di persone senza cibo e alloggio; era il paese più povero del Sudamerica, uno dei più poveri del mondo (153esimo su 177 paesi classificati in base all'indice di sviluppo umano) e il terremoto lo ha privato anche della sua povertà.
Bisogna impegnarsi non solo per affrontare l'emergenza immediata ma anche per aiutare il governo haitiano ad approntare strategie di sviluppo a medio e lungo termine, a predisporre reti di sicurezza sociale adeguate, ad implementare economie urbane rurali dinamiche e a riorganizzare la produzione agricola nell'immediato e nel futuro.