15/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Lettera aperta dell'infermiere capo dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, dove arrivano i civili feriti nell'offensiva alleata contro al vicina cittą di Marjah. Anche bambini di 7 anni

Said RahmanVergogna.
E' quella che proviamo tutti qui all'ospedale di Emergency a Lashkargah, Afghanistan, dopo l'inizio dell'ennesima 'grande operazione militare', che ogni volta è la più grande...
Un profondo senso di vergogna per quello che la guerra, qualsiasi guerra, fa. Distruzione, morti, feriti. Sangue, pezzi di carne umana. Urla feroci e disperate. Non fa altro.
Ma qualcuno ancora pensa che sia un buon modo per esportare 'pace e democrazia'.
In effetti la pace la stavano portando anche a Said Rahman, noto 'insurgent' della zona, ma quella eterna però. Si è beccato un proiettile in pieno petto, di mattina presto, mentre era in giardino.
Non stava pattugliando la zona, non stava combattendo, non stava mirando nessuno.
Non ha nemmeno visto da dove arrivava il proiettile che ha ancora nel corpo e che gli ha sfondato il polmone di destra. Ha solo sentito un gran bruciore e poi è svenuto dal male.
L'hanno trasportato in elicottero fino a Lashkargah, gli stessi elicotteri che prima sparano, poi in ambulanza nel nostro centro chirurgico per vittime civili della guerra, abbastanza instabile ma con il suo orsacchiotto di peluche nuovo di zecca, regalo della democrazia.
Sembrava avesse la gobba da tanto sangue si era raccolto nella schiena.
E' stato operato subito, gli hanno messo due drenaggi toracici, quasi più grandi di lui.
Perché il noto 'insurgent' ha sette anni.
Sette.
Questa è la 'grande operazione militare', la più grande.
Vergogna.

Matteo Dell'Aira*

 

(*Infermiere capo dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, Helmand)

Parole chiave: afghanistan, emergency
Categoria: Bambini, Guerra
Luogo: Afghanistan