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Scritto per noi da
Alessandro Ingaria
"E' meglio essere mendicante che ignorante" recitava un vecchio adagio. Ora è possibile scoprire che mendicare è un lavoro, una professione, una fonte di reddito come un'altra. Ad Abidjan, capitale della Costa d'Avorio, città dal tempo umido e gradevole, per ogni automobilista che si
avvicina ad un semaforo vi è un mendicante. Frequenti litigi, insulti, sino a quando uno dei poveri protesta la propria condizione di lavoratore. "Credete che il lavoro sia solo negli uffici?" chiosa il questuante, suscitando ancora più l'ira del conducente. Una scena che dura il tempo di un semaforo, con l'uomo molto sicuro di se nell'affermare la dignità di questo lavoro. Quel che viene da chiedersi è quanto questa attività possa essere organizzata e strutturata.
Chi sono quindi gli impiegati in questo lavoro nella città di Abidjan, una metropoli di quasi quattro milioni di abitanti sulla costa meridionale della Costa d'Avorio? Tantie T. è il nome di una società molto particolare che opera nel quartiere Sodeci. Pur non esistendo ufficialmente, almeno sin quando non incontreranno un notaio disponibile a registrarla, l'impresa "finanziaria" impiega più di quaranta persone, uomini e donne, di età variabile tra i sedici e i quarant'anni. Nei principali viali delle zona di Williamsville, Deux-Plateau e Angré, i mendicanti di "Tantie T.", entrano in servizio la mattina presto, scaricati nei rispettivi luoghi di lavoro da un pick up telonato. Alle cinque e mezza i primi questuanti si installano ai semafori, con le loro borse di plastica e gli ombrelli, qualora"Dio decida di lavare", come dicono gli abitanti di Abobo.
Una testimonianza Ghislaine Atta di Fraternité Matin ci racconta di F., vittima di una malformazione dalla nascita, uno dei tanti che si presenta a "Tantie T." in cerca di lavoro. Lo accoglie una signora di quarant'anni circa, viso avvenente e sorriso affascinante, che lascia intravedere gengive annerite. Inizia un intervista, che durerà mezzora. Terminata la stessa, F. descrive che Tantie T. gli ha formulato molte domande sulla sua salute, sulla sua famiglia, sul perché vuole andare in strada, su cosa fa delle sue giornate e se è mai stato in prigione. La signora ha insistito sulla storia carceraria, in quanto, chi ha avuto problemi con la giustizia, non è adatto a questo lavoro. Racconta che è stato scelto perchè, nonostante la mancanza di un braccio, si trova in buona condizione fisica; "un mendicante costantemente malato non è valido per il business" gli hanno precisato. Narra di altri criteri di selezione per poter diventare un professionista. Come l'attitudine al silenzio, in quanto la prima regola è non dire nulla sulla persona o la ragione che ti ha spinto in strada, oppure l'essere convincente e di buona favella, per potersi esprime in un francese corretto e moderno. Gentili innanzitutto, mendicanti dei tempi moderni in grado di vendere il proprio prodotto. Ulteriore criterio è la natura del difetto fisico. Tutte le malformazioni, soprattutto le più visibili e le più verificabili, sono le benvenute. Categoricamente esclusi i disturbi psichici.
Il profilo del questuante si è evoluto con i tempi; anni fa erano vecchi malati accompagnati da bambini, oggi sono giovani e vigorosi le cui malformazioni devono essere il più possibile visibili. Il difetto fisico è oggi l'elemento su cui il business del "chiedere l'elemosina" fonda la sua strategia. Più il mendicante è malformato, più susciterà emozione e compassione, sfruttando l'occasione di un'offerta importante. La questua giornaliera varia in funzione delle zone, potendo variare dagli 8.000 franchi CFA, per i quartieri popolari, ai 15.000 franchi CFA per quelli residenziali. Essendo molti i mendicanti che giungono da paesi stranieri, buona parte del guadagno, soprattutto all'inizio, serve per pagare le spese di viaggio. Lo stipendio per i questuanti professionali è fissato giornalmente, ma nessuno di essi accetta di rivelarlo.