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Simone Bruno

Con una emotiva conferenza stampa, i giornalisti Julieta Duque e Hollman Morris hanno presentato le prove delle minacce subite personalmente e rivolte anche ai loro familiare, accusando il presidente Alvaro Uribe di esserne il colpevole per "azione e omissione".
Secondo le due importanti personalità del mondo dell'informazione colombiana, il servizio di intelligenze del Das (Dipartimento amministrativo di sicurezza) che dipende direttamente dalla Presidenza della Repubblica, è il responsabile dei messaggi minatori e dei pedinamenti illegali.
Morris, direttore del famoso programma televisivo Contravia, è il giornalista colombiano più conosciuto all'estero, premiato con vari riconoscimenti internazionali, incluso il Defender di Human Rights Watch, e il Premio nuevo periodismo, il più prestigioso dell'area ispanoamericana. "Il giornalismo in Colombia - ha commentato Morris - è ferito a morte, e oggi abbiamo molto da denunciare e poco da celebrare", riferendosi al giorno del giornalista celebrato nel paese andino e scelto quale data perfetta per la conferenza stampa. "Le prove e le testimonianze in mano al Fiscal General e alla Corte Suprema di Giustizia - ha aggiunto - portano direttamente a incastrare il capo dello Stato per azione e omissione".
Hollman ha anche mostrato alcuni dei documenti che incastrano il Das. In particolare un powerpoint che spiegava passo passo come agire contro il giornalista. Nella pagina dal titolo "corsi di azione" si legge: "Iniziare la campagna di diffamazione attraverso i seguenti step: comunicati, inserire in un video con le Farc, sabotare, gestire la sospensione del passaporto.
Julieta Duque sono dieci anni che è minacciata e per tre volte ha dovuto lasciare il paese per le indagini sui crimini compiuti dai paramilitari, che lei ha sempre denunciato. Anche lei ha mostrato una guida con le istruzioni per minacciarla. Il documento è stato trovato negli uffici del Das e è stato scritto sulla carta intestata dell'intellegence colombiana.
"Il documento inizia con i miei numeri telefonici e i miei indirizzi di posta elettronica - racconta -. Poi, sotto il titolo Aspetti di sicurezza si raccomanda di fare attenzione perché ho l'identificatore di chiamata e registro ogni conversazione. Per questo si prega di telefonare da schede prepagate in telefoni pubblici dove non ci siano telecamere di sicurezza e di riattaccare entro 49 secondi".
La giornalista ha quindi fatto vedere uno degli esempi scritti su come minacciarla, che gli uomini del Das dovevano imparare:
Saluto: Buon giorno (pomeriggio). Per favore, posso parlare con la dottoressa Claudia Julieta Duque?
Messaggio: Signora, è lei la madre di Maria? (aspettare la risposta). Ecco, le volevo dire che non ci ha lasciato altra scelta, se dico questo e voi non volete badarci, ora nè camionette blindate, nè lettere del cazzo vi serivranno. Non abbiamo avuto scelta, abbiamo dovuto intrometterci, questo succede alle cagne che si mettono in cose che non le interessano, vecchia figlia di puttana".
Il 17 novembre 2004 Julieta Duque ricevette questa chiamata dove aggiunsero che avrebbero violentato e ucciso sua figlia di dieci anni.
L'ex direttore del Das, Jorge Noguera, è sembrato essere d'accordo con Morris e Duque quando ha raccontato alla Corte Suprema che il presidente Uribe riceveva periodicamente relazioni sulle attività dei sindacalisti colombiani. Noguera, adesso in carcere preventivo per affrontare un processo per lavaggio di denaro sporco e per aver permesso infiltrazioni paramilitari nel Das, la settimana scorsa ha anche dichiarato alla Corte Suprema che al presidente premevano molto anche i pedinamenti dei giornalisti e degli oppositori politici. Mentre da parte sua, la Presidenza ha sempre negato di sapere quel che stava facendo il Das.
La Fondazione per la libertà di stampa colombiana (Flip) ha dichiarato che le interecettazioni illegali del Das sono il più grande ostacolo alla libertà di stampa nel paese.
Il governo nazionale, finora, non ha risposto alle accuse mosse dai due giornalisti.
Traduzione a cura di Stella Spinelli
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