12/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel nord del Perù i contadini hanno scoperto che il cacao rende più della coca

Ottobre 2009, Parigi. Al Salòn du Chocolat, l'importante raduno annuale dei maestri cioccolatieri, i giudici si guardano sussiegosi, poi stupiti annunciano ad un gruppo di contadini peruviani che il loro cioccolato è il più aromatico del mondo.

La cooperativa del miracolo. E' una storia che lascia ben sperare, perché non racconta solo di una piccola cooperativa che sfonda in un mercato selettivo come quello del cioccolato, ma di una regione che trova un'alternativa alla coltivazione delle foglie di coca, declinata radicalmente nel giro di pochi anni, a favore di quella del cacao.
Elena Rios è la segretaria della Cooperativa Agroindustriale di Tocache, quella che ha prodotto il cioccolato celebrato a Parigi. Fino a 10 anni fa anche lei coltivava coca.
"All'inizio la cooperativa contava 12 membri" - ha detto al Time, la prima testata a raccontare la storia del miracolo peruviano - adesso siamo centinaia. Nessuno vuole più coltivare la coca a Tocache, tutti stanno pensando al cacao". Eppure, fino a qualche anno fa, in questo distretto della regione di San Martin, le foglie di coca erano il principale motore dell'economia locale. Qui, dove le Ande degradano e lasciano il posto alla Foresta Amazzonica, avevano i loro santuari formazioni guerrigliere come l'Armata Rivoluzionaria dei Tupac Amaru e Sendero Luminoso. E l'equazione torna subito: guerriglia significa traffico e, in questa regione dell'America Latina, soprattutto narcotraffico, dal momento che dalla coca si ricava la cocaina.
A Tocache, fino a pochi anni fa, addirittura il 99 per cento dei contadini coltivava coca. Ma qualcosa è cambiato.

Una crescita impressionante. Negli ultimi tre anni, le esportazioni delle fave di cacao della cooperativa sono passate da 16 a 250 tonnellate e l'anno prossimo potrebbero arrivare a 600.
A livello nazionale, se nel 2001 il loro valore non ammontava a più di 0,2 milioni di dollari, sei anni dopo era cresciuto fino a sfiorare i 12 milioni. Secondo le cifre fornite dall'associazione peruviana dei coltivatori di cacao, nel solo 2009, l'export di prodotti derivati da questa pianta ha toccato i 67 milioni di dollari. Valeva appena otto milioni soltanto nel 2001. Un boom improvviso e dalle dimensioni sbalorditive, celebrato da Siicex, un sito peruviano di analisi dei flussi commerciali, in un rapporto intitolato "Cacao in Perù: a Rising Star" .
Nel 2009, con le sue 35 mila tonnellate di cacao, il Paese andino è entrato nel club dei 10 principali esportatori mondiali.

Un modello da replicare. Questa "rivoluzione", però, è il risultato di un progetto al quale ha lavorato per anni l'americana Agency for International Development, con i suoi "programmi di sviluppo alternativo".
Quello che lo U.N. Office on Drugs and Crime (Unodc) definisce "modello San Martin" potrebbe essere replicato in altri dipartimenti peruviani, come Piura, a nord, Ucayali al centro e Cusco e Arequipa al sud. La varietà di climi e vegetazioni del Paese gioca a favore.
Per adesso, però, è un ancora un caso isolato. Ci sono zone in cui la presa e il potere dei signori della droga sono ancora molto forti, come la Valle dell'Apurimac, dove lo stesso esperimento è fallito perché i contadini avevano paura di passare dalla coltura della coca a quella del cacao. Il Perù resta ancora il secondo produttore mondiale di coca (dopo la Colombia) e, secondo l'Unodc, l'estensione di questa coltivazione continua a crescere.
Però le premesse sono molto incoraggianti. La chiave economica, infatti, non è l'unica che spiega perché passare dall'una all'altra sia conveniente. Per i coltivatori, il cacao rappresenta l'opportunità di avere accesso al mercato legale e di poter lavorare in condizioni di maggiore sicurezza.
Intanto il Perù continua a crederci. A Tarapoto, il principale centro della regione di San Martin, si studiano e selezionano nuove varietà di cacao per arrivare alla creazione di un cioccolato autenticamente peruviano, che possa essere venduto in tutto il mondo come un marchio protetto.


Alberto Tundo

 

 

Categoria: Risorse, Economia
Luogo: Perù