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Da quando aveva imparato a camminare, all’ombra stellata di
quella palma, Bilu veniva ad aspettare il nonno, correva inciampando, incurante
delle grida della madre, scendeva di gran corsa dalla collina quando il sole
inondava il mondo. Stava seduta con lo sguardo fisso all’orizzonte, dove il
cielo incontra il mare, in attesa che la sagoma della barca col lungo
bilanciere del nonno prendesse forma nel miraggio ondeggiante della calura.
Spinta dalla risacca l’esile barca si insabbiava sulla spiaggia, il nonno col
viso brunito dal sole e segnato dalle rughe arrivava sorridente tra le reti, lo
sbattere della piccola vela e il canestro dei pesci. Bilu correva a riscuotere l’abbraccio come
paga per la costante attesa. Alla spiaggia la piccola e il nonno ci ritornavano
all’ora tarda, quando il sole, dopo aver navigato solcando il cielo e lottando
con le nuvole, se ne tornava a dormire stanco in fondo al mare. A quell’ora la
calura del giorno dava respiro, la brezza correva sul mare placido e tutto
intorno si infuocava d’un rosso tramonto. Bilu e il nonno se ne stavano lì alla
fine del giorno ad ammirare il miracolo dell’eterna fiaba della vita, ad
ascoltare il sussurrare ansimante della risacca, guardando l’orizzonte purpureo
e la linea delle palme che correva all’infinito sulla spiaggia, respirando ogni
sera, ogni volta come fosse la prima volta il profumo del paradiso di quel loro piccolo mondo.
“Chissà come sarà il Nirvana, non saprei immaginare un
paradiso più bello di questo !”, esclamava ammirato il vecchio. Bilu chiedeva
spesso al nonno di raccontarle la storia della sua nascita e il vecchio
paziente non si faceva pregare. “ Sai, Bilu, quella sera che sei nata il mondo
era rosso
come adesso, mi ero messo un sarong nuovo, una fascia gialla ai fianchi, un
poco di unguento sui capelli e la mia pelle era profumata con l’olio di
sandalo. Le offerte che la nonna aveva preparato sulla foglia di banano erano
magnifiche e abbondanti: petali di rosa, riso, burro e intorno i fiori rossi e
carnosi del bilu-bilu. Prima che il sole tornasse nel mare ero salito al tempio
con le offerte, per ingraziarmi gli Dei per la tua sorte, volevo che tu fossi
bella come il nostro ‘paradiso’. Poi tornai sulla spiaggia e quando vidi la
luna salire dal mare e allinearsi con la prima stella lucente all’orizzonte,
qualcuno venne di corsa a chiamarmi, tu eri nata, piccola mia, piangevi, ma eri
già bellissima. Ho voluto che il tuo nome fosse Bilu come i fiori, i bilu-bilu
rossi dei campi prosperosi delle risaie”.
Da allora tutte le notti i sogni della piccola Bilu furono
illuminati dalla luna e dalla stella. Il vecchio si era tenuto accanto quella
creatura sin dal
primo strillo e ora, nonostante l’età, non aveva mai smesso di uscire a pesca
in mare perchè alla piccola non doveva mancare nulla, non doveva soffrire le
privazioni che avevano segnato la misera vita della sua famiglia e del
villaggio. Nella saggezza, unico regalo della vecchiaia, sapeva distinguere con
chiarezza il bene dal male, anche dove e quando il male si traveste da bene.
Amava quello strappo di paradiso, quell’angolo della grande isola e non aveva
visto di buon occhio la nascita di quelle enormi costruzioni, alte come cento
capanne, nate e cresciute con la velocità dei funghi e, forse, con lo stesso
veleno. In pochi anni i palmeti che coronavano quell’angolo di paradiso erano
stati
rimossi da macchine infernali, gabbie di cemento che chiamavano hotel erano
stati innalzati più in fretta di quanto aveva impiegato lui stesso a costruire
la casa-capanna che ospitava la sua famiglia. Poi una miriade di uomini dalla
pelle colore della carne di pollo aveva invaso la spiaggia, stavano per pochi
giorni e se ne ritornavano con la pelle rossa come la carne dei bufali. Il
primo del villaggio a essere attratto dagli invasori fu il padre di Bilu, non
ascoltò le proteste del vecchio, abbandonò il mare per ronzare come le mosche
intorno al nuovo miele, senza pensare alle api e all’avvertimento del vecchio
che gli rammentava che l’oro affonda mentre i fiori galleggiano. La sfrontata
modernità e il miraggio di facili guadagni strapparono il padre di Bilu dalla
serenità della vita semplice, dal “paradiso” come lo chiamava il vecchio.
Quando Bilu venne al mondo il padre non c’era, forse stava ronzando intorno a
qualche albergo, a qualche agenzia di affari o stava scommettendo il facile
guadagno al combattimento dei galli, imbottito d’alcol.
Bilu scostò la testa, fece scorrere lo sguardo sulle sagome
degli alberghi che rubavano l’orizzonte, poi guardò il mare calmo e placido
cercando invano la sagoma della piccola barca del nonno. L’ultima volta, un anno
addietro, la vide arrivare trainata da altri pescatori, il nonno se n’era
andato, l’avevano trovato accasciato sulla barca; a Bilu era rimasto il ricordo
del viso sorridente e pacifico del nonno fra le reti, aveva pensato che anche
l’altro paradiso, forse, era egualmente bello. Passarono pochi giorni dalla
mattina in cui il fuoco della pira aveva consumato il corpo vuotato dell’animo
del vecchio che il padre di Bilu tornò. In casa ci fu un violento battibecco
con la madre, forse suo padre alzò le mani, ma Bilu non lo seppe, scappò sulla
spiaggia, non era abituata alla violenza, la vita l’aveva accarezzata con
dolcezza come si coglie un fiore di loto, finchè sentì la morsa della mano del
padre trascinarla via.
Bilu era lì seduta, all’improvviso aprì gli occhi, trattenne
il fiato, non capiva… Il mare era come
scomparso, aveva abbandonato la spiaggia, provò un’ angoscia dentro, la stessa
sensazione di vuoto di quella maledetta prima notte, le comparve nella mente il
volto di quell’uomo straniero, emaciato dall’eccitazione, la bocca ansimante,
l’odore dell’alito…Era la stessa sensazione del prima, poi paralizzata vide il
mare ritornare imponente, ciclopico, scuro… Un attimo e sentì il suo corpo
investito dalla stessa violenza terribile di quella prima notte, alle narici
tornò l’odore dell’alito ansimante… La gigantesca onda si prese il suo corpo
all’improvviso, la testa cominciò a roteare col corpo in un turbine terribile,
spaventoso; sentì quella terrificante sensazione di morte che aveva già provato
dentro.