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Atene, 10 febbraio 2010. Non mi pareva vero, era con una piccola punta d'invidia che da settimane seguivo le notizie che arrivavano veloci dalla Francia e dall'Italia per un primo marzo senza immigrati. Pensavo che l'ordigno amato e odiato al tempo, Facebook, qui in Grecia non era ancora pronto per trasformarsi in uno strumento di lavoro; imperfetto ma pur sempre un modo rapido per diffondere idee ed esigenze. Poi, una mattina, Niko Ago, giornalista albanese che vive e lavora in Grecia da quasi vent'anni, decide di fondare un gruppo analogo a quello francese ed italiano, anche se non ci crede veramente. Si immagina qualche centinaio di iscritti, qualche scambio di idee, qualche discussione e nulla di tanto più.
In poche ore, però, le centinaia diventano tante e noi ci troviamo a seguire increduli la moltiplicazione dei pani. In poche ore fissiamo i primi incontri, ci organizziamo in comitato organizzativo o che dir si voglia. Telefoni, taccuini, portatili. Appuntamenti, conti, decisioni, idee. Per unire la voce degli immigrati in Grecia a quella degli immigrati in Francia, in Italia, in Spagna, con le nostre forze, sempre piccole in paragone ma vogliamo consolarci, in fondo la Grecia è un paese di pochi milioni di abitanti e i cinquemila iscritti al gruppo non rappresentano un numero indifferente.
Le decisioni importanti sono le prime da prendere: dovrà essere, quello ellenico, un primo marzo senza astensione dal lavoro ma dai consumi. E dire che oggi è in corso lo sciopero generale indetto contro le misure, molto dure, che il governo prende per salvare il paese dal buco nero della sua storia economica. Non sono, però, i sindacati che, qui in Grecia, si occupano del lavoro degli immigrati, per non dire, poi, del lavoro nero degli uomini e donne senza permesso di soggiorno. Stabiliamo, anche, che dovrà essere un primo marzo apartitico (non apolitico, si intende), per non essere fagocitato da vendette ideologiche intralcianti. Soli con loro, gli immigrati, che per una volta saranno i protagonisti e racconteranno di sé.
Già, perché in Grecia sta per essere varata la legge sul riconoscimento della cittadinanza agli immigrati di seconda generazione, quelli che, a diciotto anni, sono ora costretti a tornare nel caos informe della non-identità. Decidiamo che proprio i figli, i ragazzi nati qua, saranno con la loro musica, i loro disegni, le loro recite, la voce e l'immagine del primo marzo. Che si senta la loro voce, più forte delle urla nazionaliste e fasciste che feriscono la storia di un paese di profughi prima, di migranti poi, come questo.
Sabato 13 febbraio, è previsto il primo incontro allargato: membri del gruppo ed immigrati si incontreranno per conoscersi, conoscere il movimento e festeggiare negli spazi del mercato comunale, recentemente ristrutturato, di Kipseli, nel centro di Atene. Il 17 febbraio, invece, è prevista una conferenza stampa, cui parteciperanno anche esponenti francesi ed italiani, a sottolineare che, quello del primo marzo, sta diventando un movimento capace di coinvolgere realtà diverse, unite dalla comune domanda: ‘'cosa faremmo senza gli immigrati?''
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