09/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Ventidue arresti in una "grande" retata anti narcos. E' accaduto in Colombia, proprio quando la Corte Costituzionale sta decidendo le sorti del referendum sulla rielezione bis di Uribe. Che mette le mani avanti: l'uribismo trionferà, con o senza di me

La settimana che inaugura il periodo più delicato del processo verso il referendum, che dovrebbe portare alla rielezione bis di Alvaro Uribe, comincia con il botto. La Polizia, in coppia con la Dea, il corpo speciale antidroga made in Usa, ha messo a segno un colpaccio contro il narcotraffico che il governo ha definito "il più grande" degli ultimi dieci anni. Ventidue presunti narcotrafficanti sono stati catturati e sistemati per essere estradati negli Stati Uniti. E a detta di fonti della Polizia si tratta di uomini che giostravano da nove città differenti tutta l'esportazione e il trasporto di droga per le organizzazioni capeggiate da Maximiliano Bonillas, alias 'Valenciano', Daniel 'Loco Barrerra', i fratelli Javier Antonio e Luis Enrique Calle Serna, più conosciuti come 'Los Comba'. Che continuano a starsene comunque belli, tranquilli e liberi.


Dunque, mentre la Corte Costituzionale inizia a vagliare le 400 pagine sul referendum che dovrebbe arrivare a chiedere la seconda modifica alla Magna Carta per permettere a Uribe di governare per il terzo mandato consecutivo, e a decidere entro gli inizi di aprile se si potrà fare o meno, il governo Uribe incassa una bella vittoria e tanta pubblicità dentro e fuori dalla Colombia. Sì perché il problema del narcotraffico è quanto di più internazionale esista ed è una delle piaghe del bel paese andino. Non solo: sono a tutti note le accuse più o meno velate fatte a più riprese al presidente della Repubblica di collusioni pericolose con i capi narcos più influenti e temuti. Quindi quale miglior manovra per portare a casa consensi se non quella di un arresto eclatante nel giro dei narcotrafficanti, senza però arrivare a toccare la vera cupola, che può così continuare indisturbata a gestire gli affari multimilionari?


Fra gli arrestati della Operación Fronteras, infatti, sembrano esserci 12 piloti di narcoavionetas - come vengono chiamati gli aerei bimotore che, pieni di coca, decollano dalla Colombia solitamente verso il Centroamerica - e una donna, che fungeva da collegamento tra Joaquin "el chapo" Guzmán - il capo del potente cartello di Sinaloa in Messico - e i cartelli colombiani. Uno solo di questi pare possedesse la bellezza di cinque aerei privati dediti all'esportazione di narcotici. E se si pensa che solo a gennaio sono stati intercettati 52 narco-voli con destinazione centroamericana, si può arrivare a dedurre sia l'enormità di questo traffico, sia il fatto che sono ben di più di dodici i piloti coinvolti. Si tratta infatti, come ha scritto il settimanale Semana, di una nuova generazione di piloti della mafia, di cui "ironicamente si parla poco in Colombia", ma che in Centroamerica sono sulla bocca di tutti. E anzi, su come i colombiani atterrino carichi di coca circolano delle storie che sembrano uscite dalla trama di un film hollywoodiano.


Ma la propaganda ufficiale non lesina certo parole di gaudio. Il generale a capo della Polizia, Oscar Naranjo, ha precisato come questo golpe ai narcos sia frutto di due anni di indagini, con 35 squadre di infiltrati sparsi per il paese, che sono arrivate a ricostruire la mappa delle scorte e dei movimenti della droga. "E ora questa operazione continuerà anche all'estero", ha assicurato, sottolineando come il governo colombiano abbia già bella che fatta la sua parte del lavoro, che ora passa in mano altrui. Ma al cuore dei cartelli chi ci pensa? Restano ancora tutti là, intatti. Sono state smantellate alcune reti di collegamento, alcune arterie, ma il cuore continua a pompare, sano e salvo.


E Uribe incassa il suo bel guadagno: dimostrare in tempi cruciali che la sua politica è la chiave per un paese migliore e che parteggiare per lui stesso o - in sua vece - per i suoi prescelti significa assicurare il futuro. Il candidato alla presidenza ideale? Chi altri se non - per usare le sue esatte parole -  colui che "con fermezza difenderà la Seguridad democratica, la fiducia degli investitori e la coesione sociale".

Stella Spinelli

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